La polemica

Il virologo Massimo Galli contro i negazionisti del Covid VIDEOINTERVISTA ESCLUSIVA

"Abbiamo nuovi focolai anche in Italia e una situazione mondiale che è quella che è, con forte preoccupazione in Francia, Spagna, Germania... dire che il virus si è spento non ha fondamenti scientifici".

Isola, 30 Luglio 2020 ore 17:14

All’ora di pranzo di oggi, mercoledì 30 luglio 2020, il virologo Massimo Galli, docente ordinario del Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche Sacco dell’Università degli studi di Milano, ha svolto un sopralluogo alle elementari di Suisio dove è partito lo screening di massa promosso proprio da lui per tracciare il contagio da Coronavirus in Lombardia. Lo abbiamo incontrato e intervistato in esclusiva: oltre a raccontare l’importanza della sua ricerca nell’Isola Bergamasca, non si è sottratto a un giudizio sulle tendenze negazioniste del Covid che propri in questi giorni hanno suscitato un’ondata di indignazione trasversale.

La polemica che fa tanto discutere

“Sono stato un po’ preso in un’imboscata – ha rivelato – Mi ha chiamato un’agenzia di stampa dicendomi che un politico, un cantante e un critico d’arte avevano espresso una posizione su un virus rabbonito e io ho detto che a mio avviso non avevano titolo per parlarne. Ignoravo che in quella sede ci fossero svariati colleghi…”. Tra questi colleghi medici c’era anche il missagliese Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele e membro del comitato scientifico di Regione Lombardia,  schierato ormai da settimane nel “club” di chi parla di un’ondata del contagio ormai passata per quanto riguarda l’Italia (proprio in una serata a Missaglia ha definito il ritorno del virus un’ipotesi “assurda”). “Si è rinfocolata una polemica che avevo accuratamente tentato di non rinfocolare nei giorni precedenti” ha aggiunto il primario dell’ospedale Sacco.

Dai negazionisti un messaggio che disorienta

“Resta il fatto che non sono assolutamente d’accordo – e credo la quasi totalità, meno 10, della comunità scientifica – sulle posizioni espresse. Ritengo che in un momento in cui ogni giorno, praticamente, abbiamo nuovi focolai che vengono segnalati anche in Italia e una situazione mondiale che è quella che è, con forte preoccupazione in Francia, Spagna, Germania… raccontare che il virus si è rabbonito e che la malattia si è spenta, mi sembra un messaggio che oltre a non basarsi su dati di fatto robusti crea disorientamento”.

 

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