Indignazione

Coronavirus, soccorritori contro i negazionisti: “Lo dicano ai morti che non esiste più…”

Lo sdegno e la rabbia della Croce Verde di Bergamo: "Mai in vita nostra avremmo pensato di doverci giustificare. Andrebbe approvata una legge che punisca questa negazione".

Coronavirus, soccorritori contro i negazionisti: “Lo dicano ai morti che non esiste più…”
Isola, 30 Luglio 2020 ore 08:58

Non si placa il moto di sdegno provocato dal convegno dei negazionisti del Coronavirus organizzato lunedì 27 luglio dal critico d’arte e senatore Vittorio Sgarbi. Dopo il comitato “Noi denunceremo – Verità e Giustizia per le vittime di Covid-19”, che ha definito l’incontro «uno sfregio ai morti e ai parenti», anche la Croce Verde di Bergamo si è scagliata sui social contro chi dice che il Coronavirus in Italia non esiste più.

Lo sdegno della Croce verde di Bergamo

«Che lo vadano a dire ai soccorritori colpiti da questo virus – sottolinea la Croce Verde -, ai soccorritori che erano in turno mentre la loro mamma o il loro papà, nonno, o zio erano in terapia intensiva. Che lo dicano a chi soccorrendo è morto. Vergognatevi». Tra gli ospiti del convegno vi erano il leader della Lega Matteo Salvini, che facendo il suo ingresso nella sala della biblioteca del Senato si è rifiutato di indossare la mascherina nonostante gli obblighi, e Andrea Bocelli, sostenitore della teoria per cui siccome non ha conosciuto nessuno finito in terapia intensiva allora il virus, forse, non è così grave.

Contro i negazionisti

«Notiamo un crescente negazionismo della pandemia che ha attraversato in particolar modo la nostra regione – continua la Croce Verde – In molti commenti sparsi sul web la frase più ricorrente è più o meno questa: “…siccome non ho conoscenti che siano morti di Covid, il Covid non esiste”. Sarebbe come dire che non è esistito l’Olocausto perché non conosciamo nessun deportato personalmente. Non possiamo dire di sentirci come gli Ebrei perché sarebbe una bestemmia, ma il brivido di ribellione nei confronti dei negazionisti è un misto di rabbia e impotenza di fronte a tanta ignoranza». Rabbia e impotenza che si trasformano anche in frustrazione da parte di chi ha speso mesi interi della propria vita nel tentativo di salvare quante più vite possibile, a costo anche della propria. «Mai in vita nostra avremmo pensato di doverci giustificare nel dire di aver vissuto una cosa del genere, non essendo creduti. A nemmeno quattro mesi di distanza dalla piena emergenza. Andrebbe approvata una legge in fretta che punisca severamente questa negazione, perché è una cosa talmente avvilente che non può passare in silenzio».

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