Le nuove linee guida

In Lombardia la quarantena raddoppia e passa da 14 a 28 giorni di isolamento

L’obiettivo è di gestire in maggiori condizioni di sicurezza e in modo più controllato la futura ripartenza.

In Lombardia la quarantena raddoppia e passa da 14 a 28 giorni di isolamento
Cronaca Meratese, 14 Aprile 2020 ore 12:10

La situazione era potenzialmente esplosiva. Ormai era chiaro anche ai sassi che si può essere infetti fino a oltre un mese dalla scomparsa dei sintomi, altro che i 14 giorni…

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In Lombardia la quarantena raddoppia e passa da 14 a 28 giorni di isolamento

E così, in base ai protocolli, chi ha fatto il Covid-19 a casa (sempre presumibilmente, perché comunque non tamponato), fino ad ora si sentiva dire che dopo 14 giorni dalla scomparsa dei sintomi, doveva tornare al lavoro.

Una follia potenzialmente devastante, dato che sono decine e decine i casi accertati (quelli sì dai tamponi) di guariti che ancora dopo oltre un mese risultano ancora positivi!

E visto che coloro ai quali ora è già consentito tornare al lavoro per lo più svolgono servizi essenziali, immaginate quante “bombe da contagio” potevamo rischiare di disseminare su tutto il territorio regionale.

I medici devono prolungare la malattia

Finalmente qualcosa è cambiato. Grazie Lombardia. Non più 14 giorni di isolamento, bensì 28: queste le nuove linee guida adottate da Regione Lombardia a tutela della salute pubblica, come spiegato dall’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera.

“I medici dovranno prorogare la quarantena attraverso un certificato a tutti coloro che dopo essere entrati in contatto con il virus, concluse le due settimane, teoricamente dovrebbero rientrare al lavoro”.

Poi però serve comunque un doppio tampone negativo

A oggi, le linee guida dell’Istituto superiore di sanità indicano che una persona positiva al Covid-19, asintomatico o guarito dai sintomi deve sottoporsi all’analisi del tampone non prima di 7 giorni per verificare se risulta essere negativo all’infezione.

Se il paziente è negativo il test deve essere ripetuto dopo 24 ore (solo con due tamponi negativi il paziente risulta ufficialmente guarito), mentre se risulta essere ancora positivo è necessario un secondo tampone dopo ulteriori 7 giorni.

Le tre condizioni per tornare a uscire dal 3 maggio

L’obiettivo è di gestire in maggiori condizioni di sicurezza e in modo più controllato la futura ripartenza.

Saranno però essenziali tre condizioni per poter “riaprire” e tornare a una “quasi normalità” dopo il 3 maggio 2020:

– che ci siano le mascherine, perché se dobbiamo tornare a lavorare ce ne servono almeno (e dico almeno) due a testa, quindi circa 100 milioni al giorno in tutto il Paese
– che vengano fatti i tamponi per accertare che chi è guarito sia guarito davvero e non più contagioso (appunto, ormai è chiaro che si può essere infetti fino a oltre un mese dalla scomparsa dei sintomi, altro che 14 giorni)
– che siano fatti i test sierologici per stabilire chi “l’ha fatto” e chi no, questo maledetto Covid-19 , andando a verificare la presenza degli anticorpi.

Senza queste tre condizioni, “riaprire” sarebbe una presa in giro, tanto più grave perché il rischio di un ritorno dei contagi sarebbe altissimo.

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