Ricorrenze

Il 25 aprile alla Rsa Olgiate: “Aspettiamo la nostra liberazione” FOTO e VIDEO

L'Amministrazione si è ritrovata nella struttura di via Aldo Moro, per esprimere la propria vicinanza a ospiti e operatori.

Meratese, 25 Aprile 2020 ore 11:42

 

Un 25 aprile anomalo, in cui la parola “liberazione” assume un significato tutto nuovo. Alle 10 di questa mattina, l’Amministrazione guidata da Giovanni Battista Bernocco si è riunita presso la Rsa Olgiate per esprimere la propria vicinanza a ospiti e operatori.

Il 25 aprile alla Rsa Olgiate, le parole di don Giancarlo

Un momento molto intenso ed emozionante quello di questa mattina, con operatori e volontari riuniti nel cortile interno e i pazienti affacciati sui balconi delle proprie stanze per assistere alle celebrazioni. Sul posto il sindaco Giovanni Battista Bernocco con il suo vice Maurizio Maggioni, gli assessori Matteo Fratangeli, Paola Colombo e Cristina Viola e il consigliere Piera Quinto, con gli Alpini e il prete residente di San Zeno don Giancarlo Cereda. E’ stato proprio il sacerdote ad aprire le celebrazioni, dopo l’alzabandiera accompagnato dall’inno d’Italia, con una toccante predica. “Anche in questi momenti difficili ecco apparire tra di noi Cristo Gesù, senza grandi manifestazioni, come quando è entrato a Gerusalemme su di un asino. Il Coronavirus teme la sconfitta e già si sprigiona la solidarietà nei confronti dei più fragili, anziani, emarginati , poveri e soprattutto i defunti, come coloro che non ci sono più in questa Casa famiglia. Per loro attendiamo una pace grande e duratura. Oggi preghiamo la Madonna della Vittoria e della Pace, costruita nella Prima guerra mondiale e rifugio durante la Seconda guerra mondiale, che si trova nella chiesetta del Foppone.

La commozione del sindaco

Particolarmente intenso il discorso del sindaco Bernocco, che ha voluto ringraziare i volontari della ProCiviCos e gli operatori della struttura. “Quest’anno è un 25 aprile diverso, ma anche un momento di riflessione sui valori della libertà e della democrazia. Anche oggi viviamo un momento di lutto e privazioni, ma nella nostra storia ci è stata già indicata la via per rialzarci e resistere: è il senso di appartenenza a una comunità, per la quale ognuno di noi si prende cura di chi è più debole, di chi è diverso, di chi è ammalato. Oggi, più che mai, cerchiamo di vivere questa ricorrenza come un simbolo di rinascita. Una nuova liberazione ci attende”. La commemoriazione si è chiusa con l’esibizione di un volontario, che ha coinvolto anziani e operatori in “Nel blu dipinto di blu” e “Il mio canto libero”.

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