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Retesalute: il CdA si rivolge alla Corte dei conti

Chi sono i responsabili del crack finanziario?

Retesalute: il CdA si rivolge alla Corte dei conti
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I nodi sono venuti al pettine. Non solo dai bilanci è emersa chiaramente una gestione contabile a dir poco allegra, che ha provocato un buco da 3,7 milioni di euro nei conti di Retesalute. Non solo negli ultimi anni è stata fatta qualche assunzione (clientelare) di troppo e per nulla giustificata con l’incremento del lavoro. Il lungo e complesso controllo del nuovo CdA sta evidenziato le prime responsabilità, tanto da suggerire ai nuovi amministratori di segnalare il pasticciaccio alla Corte dei Conti. Un atto dovuto, per la verità, quando si scopre una confusione contabile di questo genere con una voragine nei conti di 3,7 milioni di euro. Un atto dovuto che avrebbe potuto fare pure uno dei Comuni soci o un fornitore che magari sta subendo ritardi nei pagamenti delle proprie spettanze.

Retesalute: il CdA si rivolge alla Corte dei conti

Nonostante questa patata bollente, l’intenzione del nuovo Consiglio d’amministrazione guidato dall’avvocato Alessandra Colombo resta quella di salvare la società, mettendo a punto un piano per ripianare il debito.  Ma nulla sarà come prima. E le prime decisioni sono già state prese. In queste ore si sta formalizzando un accordo per il cambio di direzione: Simona Milani, infatti, dovrebbe lasciare l’incarico per fare spazio a una nuova figura proveniente dal settore della sanità, anche se ancora non circolano indiscrezioni sul nome. La conclusione del rapporto con la Milani sarà consensuale e il direttore resterà in azienda ancora per qualche settimana per garantire un adeguato passaggio di consegne. Pur non avendo colpe specifiche ha comunque la responsabilità di non aver vigilato sui bilanci senza fare tutti i controlli del caso e così, dopo quello che è successo, gli amministratori vogliono dare un netto segnale di discontinuità con il passato.

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Chi sono i responsabili del crack finanziario?

Contemporaneamente al direttore di Retesalute ha fatto un passo indietro anche Valerio Colleoni, sindacalista di lungo corso, ex presidente della potentissima rete Auser provinciale di Lecco, l’unico componente dell’attuale CdA che era presente nel precedente “parlamentino” di Retesalute. Tra Colleoni e i nuovi amministratori pesa il mancato feeling, la difesa a spada tratta della Milani e l’aver avallato pure lui un bilancio che alla prova dei fatti faceva acqua da tutte le parti. Ma dopo Milani e Colleoni altri potrebbero essere sacrificati sull’altare della discontinuità. Senza dimenticare che l’anno scorso aveva già fatto le valige Anna Ronchi, moglie dell’ex sindaco di Rovagnate, Marco Panzeri, responsabile amministrativa di Retesalute, che aveva preparato bilanci palesemente falsi, poi sostituita nel corso del 2019 da Laura Mattiello.

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Gli scontri interni

Il lungo e complesso lavoro del CdA non è stato agevole e non sono mancati scontri all’interno. Detto di qualche contrasto di troppo con Colleoni, qualche distinguo è stato sollevato pure con il revisore dei conti, Stefano Maffi, che ha firmato il bilancio 2018 (il documento contabile del 2019 ovviamente non è ancora pronto). Il suo ruolo potrebbe essere messo in discussione nel corso dell’assemblea dei soci che verrà convocata il 1° giugno, nonostante qualche sindaco di area Pd si ostini a difendere le tesi del noto professionista.

Piano di risanamento o liquidazione coatta della società?

E forse per evitare sorprese in assemblea, Maffi, come nelle migliori tradizioni, si difende accusando. Il revisore dei conti ha fatto sapere di essere disposto ad assumersi le sue responsabilità ma ha subito gettato fango sul lavoro di Colombo & C. accusando i nuovi amministratori di impiegare troppo tempo per fare le verifiche (la collaborazione della struttura interna sembra pari a zero) e di non aver ancora predisposto il bilancio di previsione 2020 (ma come è possibile non disponendo ancora dei conti precisi del 2019 ed essendo lontani dal chiudere il bilancio dell’anno scorso?). I consiglieri Enrico Bianchini, Patrizia Monti e Marco Stocola - con il totale supporto della presidente Colombo - stanno spulciando contratti, fatture, conti e mastrini dell’azienda che fattura circa 10 milioni di euro. A breve dovrebbero chiudere la partita e avere un quadro più preciso delle malefatte compiute a ReteSalute. E solo allora si saprà la verità. Tutta la verità. Contemporaneamente il CdA dovrà poi decidere quale strada imboccare: Piano di risanamento o liquidazione coatta della società? I due soci di riferimento - il sindaco di Casatenovo Filippo Galbiati (Pd) e il collega di Merate Massimo Panzeri (Lega) - sono per salvare la società e concordano con la linea della presidente Colombo.

La partita è ancora lunga e complessa ma ci sono tutte le condizioni perché questo bubbone verrà risolto nel migliore dei modi. Insomma meglio pagare qualche soldo in più che finire nelle fauci dei lecchesi. Ma senza fare sconti a chi ha precise responsabilità di questa mala gestio.

 

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