Il cammino come metafora di vita, con passi percorsi fianco a fianco con la persona amata, poi con gli amici più cari e con i parenti stretti, fino a raggiungere il simbolo dei camminatori di tutto il mondo: Santiago de Compostela. E’ proprio lì che lo scorso 20 agosto Davide Valenziano, 39 anni, a lungo dietro il bancone del Bar Platz di Rogoredo di Casatenovo, e la compagna Gaia Venturi, 33 anni, hanno deciso di celebrare le loro nozze.
Il matrimonio lungo il Cammino di Santiago
Un matrimonio fuori dagli schemi, perfettamente adatto a due ragazzi che si sono conosciuti nel paese in cui vivono – Locate Triulzi, alle porte di Milano – ma che hanno coltivato tre anni di fidanzamento tra viaggi e vacanze all’insegna dell’avventura e dello stare in mezzo alla natura.
«La proposta di matrimonio l’ho fatta l’anno scorso sul Pulpit Rock in Norvegia, dopo ore di kayak in mezzo ai fiordi – racconta Davide – Diciamo che un matrimonio tradizionale non era proprio nelle nostre corde… Ci abbiamo pensato un po’ e visto che io in passato qualche cammino lo avevo già fatto, abbiamo individuato proprio in Santiago de Compostela il luogo più adatto per le nozze. E da lì è partita l’organizzazione, non semplice, perché al nostro fianco ovviamente volevamo parenti e amici».

Due sportivi come Davide e Gaia non potevano però scegliere una soluzione «comoda». «Abbiamo optato per quello che è chiamato il Cammino Primitivo, che parte da Oviedo, nelle Asturie, ed è un po’ più selvaggio e faticoso – spiega l’ex barista di Rogoredo – Con noi sono venuti alcuni amici, in tutto eravamo una decina, e siamo diventati un po’ l’attrazione del Cammino, anche perché diciamo che non passavamo inosservati, essendo così in tanti… Si è sparsa subito la voce che lungo il percorso c’erano “gli sposini” e quando incrociavamo gli altri pellegrini molti di loro ci salutavano e ci facevano le congratulazioni, è stato davvero bello».
A pochi chilometri da Santiago alla comitiva si sono aggiunti Giulia e Luca, testimoni rispettivamente di Gaia e Davide, poi a Santiago il gruppo ha accolto anche i parenti.

«La cerimonia si è svolta nella chiesa di Santa Maria del Cammino, che è chiamata “chiesa degli italiani” perché è gestita dai Guanelliani – racconta Davide – Un momento semplice ma molto intenso, in un luogo magico e soprattutto insieme alle persone che ci sono vicine da sempre».

Un viaggio che non si è concluso a Santiago, «ma a Finisterre, perché non si può dire di aver finito il cammino senza aver raggiunto la “fine del mondo”».
E che per Davide, in particolare, ha avuto un significato ulteriore. «La mia Compostela (ovvero il documento ufficiale rilasciato dalla Chiesa di Santiago che certifica il completamento del Cammino, ndr) l’ho lasciata a Paolo del Bar Platz perché la consegnasse ai genitori di Nicola Poirè. Era un amico, quando lavoravo a Rogoredo avevamo legato moltissimo e gli avevo raccontato del progetto di sposarmi proprio a Santiago: ne era rimasto affascinato, aveva anche valutato l’ipotesi di raggiungerci in bicicletta, poi di lì a poco è successa la tragedia. Con questo gesto ho voluto rendergli omaggio, in qualche modo Nicola era con noi, lo abbiamo sentito».