A distanza di quasi un mese

Sciopero al comprensivo della Valletta, la Uil Scuola replica al preside

Le precisazioni del sindacato in un lungo comunicato stampa

Sciopero al comprensivo della Valletta, la Uil Scuola replica al preside

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la nota della Uil Scuola in replica a quanto riferito dal dirigente scolastico dell’istituto comprensivo della Valletta Paolo D’Alvano relativamente allo sciopero indetto dalla sigla sindacale nella giornata di lunedì 2 marzo 2026.

Lo riportiamo qui sotto:

 

Come Organizzazione Sindacale riteniamo doveroso intervenire per ristabilire alcuni punti fondamentali emersi nell’articolo relativo all’Istituto Comprensivo di La Valletta Brianza.

Respingiamo con fermezza il tentativo di ridimensionare lo sciopero, definendolo come una questione circoscritta ai soli collaboratori scolastici o, peggio, come un’iniziativa priva di fondamento. Il dato di adesione del personale ATA – in particolare dei collaboratori scolastici – non è un elemento marginale, ma rappresenta un segnale chiaro e significativo di un disagio reale, che merita ascolto e rispetto, non delegittimazione.

È importante chiarire che uno sciopero non nasce mai “per caso” né per accuse leggere. Quando i lavoratori arrivano a una forma di protesta così evidente, significa che i canali ordinari di confronto non hanno prodotto risposte adeguate. Parlare di accuse “gravissime” senza aprire un confronto nel merito rischia di spostare l’attenzione dal problema alla sua negazione.

Prendiamo atto che la dirigenza esclude comportamenti intimidatori e violazioni contrattuali, ma allo stesso tempo ammette un clima di tensione e malcontento. Questo è il punto centrale: il disagio esiste ed è stato confermato. Non può quindi essere ridotto a un problema di percezione o a dinamiche interne tra lavoratori.

In particolare, la gestione degli spostamenti del personale, pur rientrando formalmente nelle prerogative del dirigente scolastico, solleva criticità evidenti sul piano delle relazioni sindacali. Decisioni che incidono in modo così diretto sull’organizzazione del lavoro e sulla vita dei dipendenti dovrebbero essere condivise e discusse preventivamente con le rappresentanze sindacali. L’assenza di questo confronto rappresenta una delle cause principali della tensione che si è generata.

Non è accettabile che si suggerisca come unica alternativa allo sciopero il ricorso a vie legali. Lo sciopero è uno strumento legittimo, costituzionalmente garantito, e rappresenta una forma collettiva di tutela dei diritti dei lavoratori, non un’anomalia da stigmatizzare.

Allo stesso modo, riteniamo inopportuno contrapporre le diverse componenti della scuola (docenti, assistenti amministrativi, collaboratori scolastici). Ogni lavoratore contribuisce al funzionamento dell’istituto e ogni forma di disagio deve essere affrontata con pari dignità.

Come organizzazione sindacale respingiamo con decisione la narrazione proposta dal dirigente scolastico. Ridurre lo sciopero a una “questione tra bidelli” è offensivo e fuorviante: l’alta adesione dei collaboratori scolastici dimostra un disagio profondo e diffuso, che non può essere liquidato né minimizzato. Quando oltre il 70% di una categoria partecipa ad uno sciopero, il problema è serio, reale e va affrontato.

Il dirigente nega vessazioni ma ammette tensioni e malcontento: è una contraddizione evidente. Il punto non è solo stabilire se vi siano state violazioni formali, ma riconoscere un clima lavorativo deteriorato, che è sotto gli occhi di tutti.

Grave è anche l’ammissione di aver disposto spostamenti del personale senza confronto sindacale. Che tali decisioni siano nelle prerogative dirigenziali non significa che possano essere esercitate in modo unilaterale, ignorando le rappresentanze dei lavoratori. Questo è esattamente ciò che ha alimentato il conflitto.

Inaccettabile, infine, delegittimare lo sciopero sostenendo che si sarebbe dovuto ricorrere agli avvocati: lo sciopero è un diritto costituzionale, non una scorciatoia né tantomeno un abuso. Il messaggio è semplice: il disagio c’è, è stato espresso chiaramente e non può essere negato. Serve un confronto vero, immediato e trasparente. Continuare a minimizzare significa solo aggravare la situazione.

Si rileva, altresì, che la prima collaboratrice del dirigente scolastico si è resa promotrice di iniziative finalizzate a ostacolare la proclamazione dello sciopero tra i docenti, avvalendosi impropriamente dei canali istituzionali per veicolare alla stampa una rappresentazione della situazione non rispondente alla realtà dei fatti.

In tale contesto, si ritiene doveroso richiamare integralmente anche la posizione espressa dai collaboratori scolastici, formalizzata in una comunicazione indirizzata al Dirigente Scolastico e agli organi di stampa:

I collaboratori scolastici chiariscono che lo sciopero è stato indetto esclusivamente per portare all’attenzione una situazione di forte tensione lavorativa, già da tempo presente, e non per sminuire il lavoro e la professionalità dei docenti. Al contrario, viene ribadita la consapevolezza dell’importanza del lavoro sinergico tra tutte le componenti scolastiche, grazie al quale spesso le difficoltà quotidiane restano invisibili all’esterno.

I collaboratori evidenziano inoltre che il volantino di proclamazione dello sciopero individuava chiaramente il nodo centrale nelle modalità gestionali ritenute inaccettabili da parte della DSGA facente funzione, senza alcun riferimento critico nei confronti dei docenti.

Viene ribadito un forte senso di appartenenza all’istituto, vissuto come comunità e luogo di lavoro scelto consapevolmente nel tempo, e si respinge l’utilizzo di espressioni denigratorie nei confronti della stampa locale e delle organizzazioni sindacali, il cui ruolo viene riconosciuto come fondamentale nella tutela dei lavoratori.

I collaboratori sottolineano inoltre che il diritto di sciopero e la partecipazione alle attività sindacali sono diritti garantiti e che non possono essere messi in discussione richiamando impropriamente il tema del diritto allo studio.

Viene ricordato come, nel tempo, siano stati più volte richiesti momenti di confronto anche attraverso le organizzazioni sindacali, nei quali sono state esposte criticità concrete, in alcuni casi documentate anche da atti formali, tra cui referti medici e verbali di infortunio.

Particolare attenzione viene posta anche ad aspetti organizzativi legati alla sicurezza, come la gestione della sorveglianza degli studenti durante lo sciopero, evidenziando situazioni ritenute critiche.

Infine, i collaboratori scolastici rivendicano con orgoglio il proprio ruolo all’interno della scuola, ribadiscono la qualità dei rapporti con i docenti, fondati su stima reciproca, e auspicano che le problematiche possano essere affrontate attraverso un confronto costruttivo, nel rispetto di tutte le componenti della comunità scolastica.

Viene inoltre espresso ringraziamento al personale della scuola dell’infanzia per il sostegno ricevuto e alle RSU per il lavoro svolto.

Alla luce di quanto sopra, risulta ancora più evidente come il disagio segnalato non sia né isolato né strumentale, ma radicato e condiviso. La voce dei collaboratori scolastici, unita a quella dell’organizzazione sindacale, rappresenta una richiesta chiara: aprire un confronto serio, rispettoso e trasparente.

Solo attraverso il dialogo e il riconoscimento reciproco sarà possibile ricostruire un clima lavorativo sereno e garantire il buon funzionamento dell’istituzione scolastica.