L'intervento

Infrastrutture meratesi, ponti, turismo, politici e le due P dei dirigenti: prepotenti e paraculi

Lunga e articolata riflessione di Alberto Battaglia di Imbersago

Infrastrutture meratesi, ponti, turismo, politici e le due P dei dirigenti: prepotenti e paraculi
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Riceviamo e pubblichiamo integralmente una lunga e interessante riflessione di Alberto Battaglia, volontario, uomo di cultura e anima dell'associazione "Guarda c'è un libro nell'albero" di Imbersago.

Un pensiero sulle infrastrutture del territorio meratese, delle serie preoccupazioni relative al futuro del ponte San Michele tra Paderno e Calusco d'Adda ma anche alla futura chiusura del ponte di Brivio, passando per lo Stallazzo, il traghetto di Leonardo e una vocazione turistica che questa terra non ha ancora ben compreso. Senza risparmiare qualche stoccata ai politici locali che si perdono in "balletti", ai dirigenti pubblici e al Parco Adda Nord.

Infrastrutture, ponti, politici e dirigenti

Ecco l'intervento integrale di Alberto Battaglia.

La destra (ma anche sinistra) riva dell’Adda

Ci sono problemi che per una loro risoluzione veloce necessitano di un “accantonamento della democrazia” senza che questo debba per forza rappresentare un atto autoritario o un desiderio di prevaricazione.

Avete ancora memoria di quanti anni ci siano voluti per il raddoppio della linea ferroviaria Milano-Lecco, per le inevitabili questioni di difesa del proprio orticello? Sapete che, da circa 30 anni, si discute di allungare la linea rossa della metro da Milano a Monza, ma ancora si procede a rilento anche per la incomprensione delle diverse categorie che temono gli venga sottratto lavoro.

Sapete gli anni che ci sono voluti nella modernissima città di Milano per chiudere al traffico Vittorio Emanuele, ridurlo in corso Garibaldi, e ancora oggi sul rifacimento di Corso Buenos Aires? Ho memoria di tutto ciò perché fino a 30 anni fa vivevo e lavoravo a Milano e poi dal 1994 ho fatto il pendolare Merate-Milano e viceversa (non che oggi la situazione sia tanto migliorata, ma almeno c’è per i treni la doppia corsia (per BG vedremo nella seconda metà del millennio, alla faccia del servizio pubblico).

Oggi i problemi si raddoppiano: 18 mesi di chiusura del ponte di Brivio, abbattimento/rifacimento del ponte di Paderno, e sicuramente meno importanti possono essere le lungaggini per il traghetto leonardesco di Imbersago e le difficoltà, causa frana, per lo Stallazzo: nel giro di pochi km vengono meno non solo una importante attrazione turistica, ma anche un rinomato luogo di ristoro per di più frequentatissimo che opera con volontari, oltre naturalmente ai due principali snodi per il passaggio dal lecchese alla bergamasca.

Ponte di Paderno

Vedete in questa società liquida non si è solo cittadini, ma anche viaggiatori, si può essere sedentari, ma anche mobili, commercianti, ma anche trasportatori, ma ciò che conta è che i problemi vengano affrontati con rapidità e determinazione con la dovuta attenzione all’obbiettivo.

Vi ricordate quel ponte crollato in prossimità di Oggiono sulla superstrada Lecco-Milano? Mi sembra ci siano voluti 4 anni per riaprirlo dopo infinite discussioni tra vari livelli pubblici e relative presunte responsabilità, ma nessuno ha mai parlato dei costi lievitati in quegli anni per i trasportatori e quindi delle merci, dall’allungamento dei tempi di percorrenza, dagli sprechi di carburante, delle difficoltà dei residenti in quei luoghi.

Non sono un ingegnere e quindi non ho dimestichezza con ponti e strade, incroci e viabilità, per il ponte sullo stretto penso ci siano oggi ben altre priorità che la sua costruzione. In Cina, Hong Kong–Zhuhai–Macao, hanno costruito sull’oceano un ponte di 50 km circa, a più arcate con inabissamento finale, resistenza a tsunami e terremoti del 7,2° Righter che vuol dire che le tecnologie e le capacità ingegneristiche ci sono; costo 10 miliardi di dollari americani, costruito in 9 anni. Con questo non voglio giustificare un eventuale ponte sullo stretto, penso solo che in quella remota parte d’Italia siano altre le priorità: strade, ferrovie, acquedotto ecc.

Qui spesso è assente la capacità di assumersi la responsabilità del fare, ma in compenso abbiamo la limitatezza del nostro sguardo e della nostra visione, incapaci di una visione strategica, ma sempre con attenzione all’interesse immediato e alla logica della priorità del consenso che da solo è limitativo per ogni possibile risoluzione; del resto i progetti che le forze politiche fanno non vanno oltre il periodo della legislatura e quindi i limiti sono impliciti e dopo…beh dopo si vedrà!

È la mentalità dell’uovo oggi, dello non scontentare nessuno prima ancora del vediamo di provare.
In sociologia c’è un assioma: la legge dei “DUE P”; i dirigenti vengono divisi in Prepotenti e Paraculi: i primi pongono risoluzioni e su queste impongono la discussione, i secondi ascoltano tutti e non avendo idee cercano mediazioni (il mitico consenso, il vogliamoci bene).

Non che la mediazione non sia importante, ma non può e non deve andare a discapito dell’interesse più generale; noi viviamo di tempi che già prevedono tempi di attesa tecnici; nelle scuole di management si insegna a risolvere un problema in un tempo dato, ma la politica non annovera questa opportunità, perché tanto i costi saranno a carico di altri, della collettività, infatti vediamo ogni volta quanto un progetto nato a determinati costi spesso li raddoppia solo per tempi e attese maturate oltre che ovviamente per il lievitare dei costi di materiale.
Non è autoritarismo, ma solo determinazione e se non si esce da questo pastrocchio emozionale si resta paralizzati senza poter contare i costi sociali che si dovranno pagare nell’immediato futuro (come sempre a carico della collettività).

Personalmente penso che una sola debba essere l’Entità decisionale purché abbia la taratura, l’autorevolezza (non l’autorità) e i fondi necessari per affrontare i problemi e non altri che getterebbero sul tavolo i loro desiderata (tutti vogliamo i depuratori, ma NON nel nostro territorio); un sano e doveroso centralismo in società complesse e articolate è quasi un obbligo per rispondere alle esigenze socio-economiche che sorgono, evitando riunioni che rimandano a riunioni che a loro volta rimandano al altre riunioni spesso con scatole vuote (Parco Adda(?) qualcuno sa dirmi a cosa serve? sono ignorante in materia.)

Vi ricordate la poesia di Vladimir Majakovskij sulla fine delle riunioni? Anche lui l’aspettava e alla fine si suicidò.

Si dice che la democrazia sia la somma di due “D”: Dibattito e Decisione e questa seconda parte è quella che crea progresso, la prima per quanto importante è un elemento di staticità.

I due ponti sono preoccupazioni serie per le centinaia, forse migliaia di pendolari che quotidianamente li attraversano e riattraversano in auto o in treno, Traghetto di Leonardo e Stallazzo sono attrazioni turistiche che fanno della riva destra dell’Adda una forte realtà turistica, perché anche di turismo possono vivere queste zone; ma siamo incatenati da procedure, esami, commissioni, valutazioni, patentini, controlli del territorio, Enti e qualsiasi entità territoriale si sente oppressa dalla quantità di normative da rispettare che spesso vincola “il fare” a procedure e documentazioni che definirei assurde, lente, magari anche incomprensibili; cosa mai ci vorrà per trovare un “macchinista” per un traghetto che non ha motore, dov’è una scuola che possa formare il suddetto?

E chi fosse disponibile a quali costi dovrebbe andare incontro volendo esercitare un lavoro utile alla comunità; e la frana allo Stallazzo? Certo bisognerà mettere in sicurezza l’alzaia e il camminamento, magari prima ripulendo la strada dalla frana stessa e intanto operare con ciò che serve per arginare altri possibili cedimenti del terreno, ma non si può aspettare mesi (se va bene) perché dopo quella frana ci sono persone che lavorano e vivono del loro lavoro garantendo ai pellegrini e turisti che transitano un corretto approvvigionamento e uno spazio di ristoro ben gestito.

Basterebbe infatti che la politica agitasse le proprie chiappe alzandosi dagli scanni, scendesse collettivamente a vedere per capire l’entità dei problemi; perché come dice un proverbio cinese:” ogni problema ha una soluzione”, l’importante e non sovrapporre allo stesso altre problematicità e non fare il conto di quanto possa o non possa giovare intervenire.

Il compito di un politico di fronte a problemi concreti è affidarsi a professionisti, ma anche eliminare pastoie, rallentamenti burocratici figli di uno stato semi borbonico con una pubblica amministrazione straripante e spesso non all’altezza.

La costruzione di un ponte è un fatto tecnico/matematico/ scientifico, come in parte lo è la frana per lo Stallazzo; cosa può dire in merito chi non ha fatto studi specifici? Può solo fare un passo indietro e sentirsi in obbligo di costruire il consenso sulla soluzione definita.

Non mi aspetto grande compattezza tra l’opinione pubblica, lasciamo a chi ha le necessarie ed auspicabili capacità di fare il proprio lavoro e che sia lasciato libero di proporre.

Che i giornali facciano il loro costante lavoro di informazione e, se mi consentite il verbo, di “sputtanamento” di chi latita e sonnecchia. Oggi dobbiamo incalzare la politica a ricercare soluzioni lo chiedono chi questi problemi li vive sulla propria pelle: cittadini, lavoratori, pendolari, ma anche chi ha scelto di valorizzare queste zone col turismo, con attività di servizio che tutelando il patrimonio lo arricchiscono.

J.F. Kennedy nel discorso di insediamento disse:” "Non chiedete cosa può fare lo stato per voi, chiedetevi cosa voi potete fare per lo stato”: a noi tutti oggi compete di spronare a trovare soluzioni che siano concrete e relative ai problemi, senza giri di parole, ma con la determinazione di chi ha la consapevolezza che i problemi esulano dal ricatto morale del consenso, perché reali e proprio per questo determinano come sarà la nostra vita futura.

Alberto Battaglia

 

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