«Fate un applauso ai nostri volontari, venite qua a farvi vedere!». Sotto la pioggia che ha rinfrescato la serata di Cisano Bergamasco, Matteo Salvini richiama i militanti sotto il palco.
Applausi a Pontida per l’intervento di Salvini
Sono passate da un pezzo le 21 di sabato e la Lega Püntida Fest entra nel vivo del dibattito politico. L’evento rappresenta lo snodo estivo del Carroccio per compattare la base bergamasca, un’occasione per rivendicare i risultati di Governo, ma anche il palcoscenico ideale per sfoderare dichiarazioni controverse e toni a tratti marcatamente divisivi.
Ad aprire la serie di interventi è la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, che offre la parentesi più istituzionale della serata. «Stiamo sostenendo un cambio di prospettiva importante per passare dall’assistenzialismo alla valorizzazione delle persone – spiega ai militanti, molti meno rispetto ai tempi d’oro delle feste della Lega nel “feudo” della Val San Marino – In questo Paese cambiare significa fatica e determinazione, ma il mondo delle disabilità e del volontariato è forte e non molla». Locatelli lancia poi una stoccata alle opposizioni, esaltando la tenuta dell’esecutivo: «Ci sarà un motivo se la sinistra si ritrova a Napoli in solo 400 persone e noi invece andiamo avanti da quattro anni lavorando tra la gente».
L’intervento di Sardone
I toni si accendono e si spostano su posizioni spiccatamente anti-islamiche quando il microfono passa all’europarlamentare Silvia Sardone. Dal palco racconta la denuncia ricevuta dopo un video girato a Torino per lamentare la presunta «islamizzazione» di un quartiere: «In dieci metri quadrati ci sono quattro macellerie halal, lì un salame non lo puoi più comprare». Poi l’aneddoto dello scontro verbale con una donna coperta dal velo integrale che le chiedeva di non essere ripresa: «Le ho detto: “ma se non si capisce neanche se c’è un uomo o una donna lì sotto”». Una visione sull’integrazione che culmina con uno slogan già sentito: «Se tu sei nel nostro Paese, giri a volto scoperto. Se non ti va bene e vuoi andare in giro con quella roba, torni nel tuo Paese. In Italia per te non c’è posto».
Quando prende la parola Salvini, dopo un rapido cenno al taglio degli autovelox, definiti «macchinette nascoste dietro le curve per spennare la gente», il cuore dell’intervento si concentra sulla vicenda di Mario Roggero. Il leader leghista racconta la sua visita nel carcere di Bollate al gioielliere 72enne, condannato in via definitiva a 14 anni per l’omicidio di due rapinatori in fuga. Salvini ne fa una bandiera politica, attaccando duramente detrattori e opposizioni, a partire da Ilaria Salis, invitata ad «avere la dignità di stare zitta». Il vicepremier spinge la platea a giustificare il dramma: «Prima di dare dell’assassino a un nonno 72enne, provate a mettervi nei panni di uno che è arrivato alla settima rapina, con delinquenti che puntano la pistola al collo della moglie e della figlia. Può reagire eccessivamente? Sì. Ma 14 anni non li danno neanche a uno stupratore o a un pedofilo». A queste parole fa seguito la conferma ufficiale: la Lega appoggerà in ogni modo la richiesta di grazia al presidente della Repubblica per tirare fuori il gioielliere dal carcere.
L’intervento dedicato alla Russia
A chiudere l’intervento è però un’analisi geopolitica singolare. Rispondendo indirettamente alle polemiche sulle storiche simpatie russe del partito, Salvini minimizza le attuali minacce di Mosca per poi reindirizzare il mirino sul suo consueto bersaglio politico: «Il pericolo per i miei figli non è l’invasione dei carri armati sovietici, ma un’immigrazione clandestina e un fanatismo islamico, che è il cancro del mondo».
Un manifesto ideologico duro e polarizzante, che ha trovato terreno fertile sotto il tendone dell’Area Feste. Ad ascoltare i leader della Lega c’era infatti un pubblico che non ha mai fatto mancare il proprio supporto. Ogni affondo dal palco, e in particolare le dichiarazioni più estreme e controverse, è stato costantemente accompagnato da applausi e dall’approvazione generale dei presenti.
Il preludio ideale alla chiamata alle armi di Salvini, lanciata per il prossimo autunno: «Domenica 20 settembre tutti a Pontida, per scrivere un’altra pagina di storia».