Lettere al giornale

Viale Verdi: un nome, un destino per una città in cui il verde ancora sopravvive

Di Marcella Danon.

Viale Verdi: un nome, un destino per una città in cui il verde ancora sopravvive
Meratese, 27 Aprile 2020 ore 10:56

Viale Verdi. Un nome, un destino, per una città nel cuore della Brianza, in cui il verde ancora sopravvive al continuum urbano-rurale che, da Milano, arriva fino alle porte della nostra Provincia, senza più quasi segno alcuno di natura.

Viale Verdi. Un messaggio di speranza in un mondo che sta soccombendo sotto gli effetti collaterali di una relazione disarmonica e predatoria con la natura.

Per centinaia di migliaia di anni il nostro ambiente di lavoro, incontro, svago… vita, è stato prevalentemente all’aperto, a stretto contatto con gli elementi naturali. Il ritmo delle nostre attività era scandito dalla posizione del sole, nell’arco della giornata, e dell’alternarsi delle stagioni, nell’arco dell’anno. Con l’avvento dell’era industriale il cambiamento di stile di vita e di relazione con l’ambiente circostante ha iniziato a cambiare drasticamente. Oggi è normale per noi camminare su grigie strade asfaltate, trovare le indicazioni per raggiungere la nostra meta su un navigatore; entrare in un supermercato per procurarci il cibo, accendere l’aria condizionata se abbiamo caldo o il riscaldamento se abbiamo freddo. Sono cambiamenti recenti, che ci hanno fatto guadagnare molto dal punto di vista delle comodità, ma che ci hanno anche fatto perdere qualcosa di importante, come sta cominciando a rivelare l’aumento dei disagi, individuali e sociali, che caratterizza le società moderne e urbanizzate. Oggi si parla di sindrome da deficit di natura, per descrivere le conseguenze pesanti, sul piano fisico e psicologico, dello stile di vita prevalentemente cittadino e sedentario, che includono obesità, depressione e difficoltà a socializzare. La medicina e la psicologia contemporanea si stanno attrezzando in vista della crescente urbanizzazione. Le grandi città già stanno creando piani architettonici con nuove aree verdi urbane: Milano vuole piantare 3 milioni di nuovi alberi entro il 2030. Ma l’ingannevole senso di progresso dato dalla cementificazione è ancora molto diffuso, sostenuto dall’illusione di poter sostituire con congegni meccanici funzioni che la natura svolge da centinaia di milioni di anni.

Gli studi della psicologia ambientale hanno ampiamente dimostrato negli ultimi trent’anni il ruolo indispensabile della presenza del verde anche nelle nostre aree abitate. Non solo per la salute fisica, ma anche per il benessere psicologico dei residenti. La medicina forestale giapponese ha ulteriormente approfondito il ruolo benefico degli alberi adulti d’alto fusto per l’organismo umano: chi ha modo di passeggiare in un giardino alberato durante la convalescenza guarisce prima; chi può anche solo affacciarsi sul verde, dalla finestra dell’ospedale, ha un tempo di recupero più rapido; bambini che fanno ricreazione in giardino hanno migliori risultati sul piano della socializzazione e nella resa scolastica. E sto parlando di studi scientifici, non di romanticismi; per la fonte esatta di ogni affermazione citata, rimando al mio ultimo libro Clorofillati, edito con Feltrinelli, presente in 4 biblioteche del Sistema Bibliotecario della Provincia di Lecco. Gli alberi in città assorbono anidride carbonica, depurano l’aria dalle sostanze inquinanti, consolidano il terreno, creano ombra e refrigerio d’estate, offrono riparo a innumerevoli specie di uccelli e piccoli mammiferi, allietano il cuore a chi li guarda, e questi sì è un romanticismo… ma la vita è anche poesia. E i “CityTrees” – pannelli biotecnologici che assorbono lo smog in città – non sostituiscono gli alberi!

L’anno scorso, in quanto rappresentante italiana della International Ecopsychology Society, ho avuto il piacere e l’onore di partecipare al primo convegno internazionale di Forests for Public Health, ad Atene, che ha radunato medici, psicologi, architetti, paesaggisti, urbanisti ed ecologi di tutto il mondo per condividere dati ed esperienze sull’evolversi delle realtà urbane e per individuare direzioni per il futuro delle città. Spazi verdi urbani verranno incorporati sempre di più nei sistemi e nelle politiche pubbliche per promuovere la salute mentale e fisica e per ridurre l’incidenza di malattie e la mortalità, sostenendo rilassamento e riduzione dello stress, stimolando coesione sociale, incoraggiando l’attività fisica e riducendo l’esposizione agli inquinanti atmosferici, al rumore e al calore eccessivo. Il verde è elemento indispensabile per la salubrità e la funzionalità, oltre che, elemento non trascurabile, la bellezza delle nostre città, grandi e piccole. In uno studio condotto all’Università degli Studi di Firenze e presentato dal Dr. Sandro Sacchelli a questo convegno in Grecia, gli esperti italiani hanno registrato con elettroencefalogramma (EEG) quello che succede al cervello quando siamo in contatto con la natura, aggiungendo prove scientifiche a quel senso di benessere che chi vive in prima persona non ha certo bisogno di ulteriore conferme per riconoscere.

L’Italia si sta posizionando all’avanguardia nell’architettura biofilica, nella progettazione di scuole e spazi dedicati all’educazione in cui il verde, e gli alberi in particolare, sono protagonisti per il loro contributo silenzioso al nostro sistema immunitario e generale senso di benessere, sempre più riconosciuto: monoterpeni e fitoncidi, sono componenti volatili degli olii essenziali emessi dalle piante, che vanno a impattare positivamente sul nostro organismo. Vicino a Biella, all’Oasi Zegna è stato disegnato un percorso nel bosco con panchine strategicamente collocate nelle vicinanze di alberi di particolari specie, che agiscono, ognuna, su un nostro diverso sistema, respiratorio, piuttosto che circolatorio.

E qui torniamo alla nostra Viale Verdi. Mi permetto di dirvi qualche cosa di più di me. Sono nata e cresciuta a Milano, che ho lasciato vent’anni fa scegliendo la Brianza proprio per la sua preziosa e armonica integrazione tra ambiente urbano, agricolo e naturale. Sono psicologica, anzi ecopsicologa. I miei studi e ricerche mi forniscono migliaia di esempi sull’importanza del recupero di un dialogo armonico tra esseri umani e ambiente naturale, se vogliamo disegnarci direzioni percorribili. Non c’è futuro senza la natura, noi “siamo natura”! Per vivere bene dobbiamo prendere in considerazione ‘la cura della casa comune’, come ci ricorda Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato si’: “non si addice ad abitanti di questo pianeta vivere sempre più sommersi da cemento, asfalto, vetro e metalli, privati del contatto fisico con la natura”.

Perché sto scrivendo questa lunga lettera aperta? Frequento assiduamente Viale Verdi da due anni, in quanto formatrice delle operatrici dell’Asilo Nido Comunale Girotondo. Un’oasi splendida per i bimbi, circondata da prato e da grandi alberi, che sono scenario perfetto per le attività educative all’avanguardia che prevedono un intenso contatto con la dimensione all’aperto. All’entrata di questo Nido, un gruppo di vitali e splendidi pini marittimi stanno reclamando il loro spazio in un piccolo e poco funzionale parcheggio, che di fatto, intralcia le attività sociali dei genitori e nonni che vorrebbero scambiare qualche parola una volta usciti dal nido, ma non hanno dove fermarsi, perché le macchine sono parcheggiate fino al cancello stesso del nido. La vocazione di questa piccola area è quella di essere un piccolo parco urbano, prezioso per la cittadinanza. Ancora più prezioso i nostri bambini. Nell’area adiacente un’altra struttura che rende onore alla città di Merate che molto benefici potrebbe trarre dalla valorizzazione dell’area verde adiacente, il Centro Diurno Disabili, che immenso giovamento potrebbe trarre dalla creazione di un giardino terapeutico e dall’organizzazione di attività di ortoterapia, che coinvolgano in prima persona utenti e ospiti di questa struttura. Progetti e sogni di cui esser giustamente orgogliosi, come città da sempre all’avanguardia, che vuole rivendicare il suo ruolo di avamposto nativo, nei confronti di questa civiltà del consumo devastante. Sì, Nativo, come lo sono i nativi americani, nativi aborigeni, nativi maori, nativi lapponi e inuit (prima impropriamente denominati eschimesi), culture che difendono uno stile di vita più antico, ancestrale, capace di dialogare e vivere in armonia con le forze della natura. In Brianza è ancora viva la profondità culturale della civiltà contadina, solo momentaneamente soppiantata da un mondo moderno meccanizzato. Qui c’è ancora, insita nella tradizione, la capacità di creare un sano dialogo con le forze della natura, nel rispetto di entrambi, esseri umani, piante e animali. E’ questo l’atteggiamento che invoco, per salvare 7 pini e 13 abeti adulti, svettanti e imponenti, che possono diventare il cuore di un Merate attenta al verde, capace di mediare tra passato e futuro. Un beneficio molto più importante della creazione di un un’ulteriore anonimo parcheggio, che può essere realizzato altrove. Merate, risveglia la tua vocazione di sentinella dei laghi, delle montagne e dei boschi e non farti complice di uno scempio inutile e retrogrado. Sostieni il verde di Viale Verdi. Grazie!

Marcella Danon (Psicologa, rappresentante in Italia della International Ecopsychology Society)

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