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Sistema occupazionale lecchese: in difficoltà, ma non crolla

Provincia, Camera di Commercio e Network Occupazione Lecco hanno presentato l'11° il Rapporto annuale del mercato del lavoro relativo al 2020

Sistema occupazionale lecchese: in difficoltà, ma non crolla
Economia Meratese, 08 Giugno 2021 ore 17:56

"Il sistema occupazionale del Lecchese è in difficoltà, ma non crolla". Nella mattinata di oggi, martedì 8 giugno 2021, in sala don Ticozzi a Lecco, si è svolta la presentazione dell’11° Rapporto annuale sul mercato del lavoro lecchese, con i dati consolidati per il 2020.

Sistema occupazionale lecchese: in difficoltà, ma non crolla

Il tradizionale appuntamento ha rappresentato l’occasione per analizzare come la pandemia abbia influito sull’andamento del sistema occupazionale lecchese e per discutere delle prospettive di uscita dalla crisi provocata dalla diffusione del Covid-19.  Per la Provincia di Lecco sono intervenuti il Presidente Claudio Usuelli e il Consigliere provinciale delegato al Lavoro e Centri impiego Giuseppe Scaccabarozzi. Il Rapporto è stato realizzato da Provincia di Lecco, Camera di Commercio di Como-Lecco e Network Occupazione Lecco nell’ambito del progetto "Polo di eccellenza per la gestione del mercato del lavoro e delle risorse umane in provincia di Lecco", operativo dal 2009. All’appuntamento hanno partecipato in qualità di relatori i rappresentanti di alcuni importanti operatori privati del mercato del lavoro con cui la Provincia di Lecco ha costruito un efficace sistema di collaborazione in tema di servizi per l’impiego e politiche attive del lavoro nel territorio lecchese.

Usuelli: "Capacità di resilienza in rete"

«Il rapporto evidenzia bene la reazione che il nostro sistema economico-produttivo e il mercato del lavoro hanno avuto l’anno scorso, confermando ancora una volta quella capacità di resilienza che caratterizza Lecco e la sua provincia anche nei momenti più difficili ha chiosato Usuelli.   Punto di forza del Lecchese «la capacità di fare rete tra gli attori pubblici e privati che operano nell’ambito del mercato del lavoro locale". Presenti, infatti, alla mattinata la Cooperativa sociale Il Seme (con la presidente Marina Bernasconi) che gestisce il Centro Risorse donne al Lavello di Calolzio, la Fondazione Clerici (con Monica Riva) che fa parte della "Unità di gestione crisi" e Umana Spa  (con l'amministratore delegato Giuseppe Venier) che collabora ai progetti delle politiche attive del lavoro.

Ad introdurre la mattinata anche Rita Pavan, presidente Network Occupazione Lecco, e Carlo Guidotti, responsabile dell’Ufficio studi statistici della Camera di Commercio (che ha fatto le veci del presidente Marco Galimberti). Comune auspicio è che nei prossimi mesi la progressiva riduzione delle ampie norme di  protezione  del fattore lavoro non indebolisca il sistema occupazionale lecchese. "Per quanto di sua competenza la Provincia di Lecco, grazie anche a nuove risorse legate all’attuazione del Piano regionale di potenziamento dei Centri per l’Impiego, rilancerà e potenzierà i suoi consolidati strumenti e servizi: i Centri per l’Impiego, il Collocamento Disabili, l’Unità di gestione crisi aziendali, il servizio d’Incontro Domanda Offerta di lavoro (IDO) e il Centro Risorse Donne. Un insieme di interventi che andrà ad integrare le numerose azioni di rilancio del sistema delle imprese messe in atto dalla Camera di Commercio di Como-Lecco. Le previsioni basate sui dati disponibili nei primi mesi del 2021, tenuto conto del miglioramento del clima di fiducia sia delle imprese che dei  consumatori, sono orientate verso una rapida e significativa ripresa economica che siamo certi avrà effetti positivi anche per il sistema occupazionale".

I dati

L’illustrazione dei dati statistici è stata affidata ai coordinatori tecnico scientifici Gianni Menicatti e Andrea Gianni, di Ptsclas,

Nel corso della prima fase pandemica (aprile-maggio 2020)– nell’ambito di una specifica indagine curata da Unioncamere Lombardia - le imprese lecchesi avevano già dimostrato una posizione resiliente che ha ha trovato continuità nella seconda parte dell’anno, nonostante la seconda ondata pandemica. I dati relativi alle imprese attive sul territorio lecchese a fine anno registrano un numero limitato di «imprese cessate» e una marginale flessione delle imprese operative.

 

Bilancio 2020: "solo" mille occupati in meno

Maggiori preoccupazioni erano state espresse un anno fa riguardo al personale impiegato: una parte non irrilevante di imprese lecchesi prevedeva una «riduzione immediata e futura del personale», nel dettaglio il 9,2% delle imprese industriali (16,4% in Lombardia), il 13,0% di quelle artigiane (stello livello in Lombardia), il 20,0% di quelle dei servizi (20,6%) e il 16,2% delle imprese nel settore del commercio (25,3%). Ma la parziale ripresa delle attività nel corso del 2° semestre dell’anno, l’ampio ricorso alla cassa Integrazione e agli ammortizzatori sociali, l’impossibilità (più volte prorogata) di licenziare hanno però salvaguardato i livelli occupazionali.   Le dinamiche occupazionali registrano tuttavia una flessione dei lavoratori a tempo determinato e di quelli con un lavoro occasionale.

In generale il bilancio occupazionale, così come rilevato dall’ISTAT, pur se negativo è risultato migliore rispetto alle attese: gli occupati sono diminuiti, in valore assoluto, di 1.000 unità, il tasso di occupazione è rimasto stabile al 68,9%, quello di disoccupazione è diminuito
in misura contenuta (dal 5,3 al 5,2%) grazie anche ad un effetto «scoraggiamento» di alcuni segmenti dell’offerta di lavoro (quello femminile in primo luogo) che si sono autoesclusi dal mercato del lavoro.

Nel recente «Rapporto sulla competitività dei settori produttivi 2021», curato dall’ISTAT, l’area viene classificata fra quelle a «bassa fragilità»: in Lombardia Lecco è superata solo da Milano-Monza, ma precede nell’ordine Brescia, Lodi, Varese e Bergamo.

Il dato relativo allo scostamento fra avviamenti e cessazioni dei rapporti di lavoro  ricavato invece dei dati dei Centri per l'Impiego  rimane anche nel 2020 di segno positivo, con un valore però in flessione (+670 unità); nel 2019 il saldo positivo era risultato di maggiore entità (+870 unità) e ancor più lo era stata nel 2018, quando si registrò uno scarto positivo fra avviamenti e cessazioni pari a 1.920 unità.

All’interno dei macrosettori di attività economica, quello industriale registra un saldo negativo (-180 unità), mentre è positivo il saldo del settore dei servizi (quasi 800 unità); più modesto, ma di segno positivo, il risultato nel settore delle costruzioni (+110 ca.), mentre l’agricoltura fa registrare uno scostamento negativo (-60).

Vengono forniti per la prima volta nell’ambito del presente rapporto anche i dati relativi ai flussi registrati nell’ambito delle 3 principali aree sub-provinciali: mentre la composizione percentuale per area non manifesta particolari segnali di discontinuità tra 2019 e 2020 (con il
distretto di Lecco che «copre» circa la metà dei flussi, quello di Merate circa un terzo e la parte residuale è appannaggio del distretto di Bellano), ben diverse sono le dinamiche fatte registrare nelle tre aree in questione nel confronto intertemporale. Il distretto di Merate è quello che fa registrare le variazioni dei flussi di minore entità (-5,2% gli avviamenti, -4,9% le assunzioni), l’ambito di Lecco vede addirittura migliorare il saldo positivo rispetto al 2019, mentre quello di Bellano è l’unico con un saldo negativo fra entrate e uscite (esito della consistente diminuzione delle attivazioni rispetto al 2019, -18,5%).

Uomini e donne

Modesta la flessione dell’occupazione maschile (-1,0%) cui si accompagna una stabilità delle persone in cerca di lavoro e del relativo tasso
di disoccupazione (dal 3,9 al 3,8%). La componente femminile  registra una marginale riduzione dei livelli occupazionali (-0,2%), ma anche una contrazione del tasso di disoccupazione (dal 7,2 al 7,0%) in parte spiegabile con un leggero aumento delle donne che si collocano al di fuori del mercato del lavoro in attesa di occasioni di impiego che nell’ultimo anno si sono ridotte.

 

I livelli occupazionali femminili sembrano del resto tenere, anche se si registrano alcune criticità nelle attività stagionali ed in quelle occasionali). L’insieme delle donne occupate è rimasto stabile (al 60,7%), mentre è diminuito leggermente quello delle donne attive (-0,2 punti, il tasso di attività, al 65,3%) e delle donne in cerca di occupazione con il relativo tasso di disoccupazione che scende dal 7,2 al 7,0%. La presenza di posti di lavoro (femminili) nelle imprese del territorio è, seppur di poco diminuita e solo in parte compensata dalla crescita del pubblico impiego; nel 2020, i posti di lavoro sono rimasti di conseguenza ancora al di sotto dell'offerta di lavoro, con una quota non marginale di donne occupate (circa 8-9.000) che lavorano in imprese o istituzioni al di fuori del territorio provinciale, con disagi in termini di conciliazione dei tempi famiglia-lavoro e non solo.

Più significativa nel 2020, la flessione degli avviamenti al lavoro (-14% quelli maschili e -8% quelli femminili), in linea con il fabbisogno di personale previsto dalle imprese durante l’anno, che è risultato in flessione di circa il 29% rispetto al 2019. Nel corso dell’anno  gli avviamenti sono però stati superiori alle interruzioni dei rapporti di lavoro e il relativo saldo ha mantenuto un valore positivo (pur se inferiore a quello registrato lo scorso anno).

Giovani: disoccupazione calata di 4 punti

Nella fascia giovanile si conferma numerosa la presenza di studenti che frequentano scuole secondarie di 2° grado e i percorsi di istruzione e formazione professionale, mentre rimane elevato il tasso di passaggio all’università dopo il conseguimento del diploma. Per i giovani che si sono già affacciati al mondo del lavoro, invece, i livelli di  occupazione sono stabili, con una riduzione del tasso di disoccupazione calcolato dall’ISTAT nel 15,6%, circa 4 punti in meno rispetto al 2019; non presenta significative variazioni anche l’insieme dei giovani 15-24 NEET (nel 2020 pari all’8%), in linea con i valori dell’ultimo triennio.

 

Neolaureati superiori alle necessità del Lecchese

La domanda dei giovani laureati espressa dalle imprese lecchesi è aumentata pur continuando ad essere inferiore all'offerta di giovani alla ricerca di lavoro dopo aver raggiunto un livello di istruzione universitario. Il flusso annuale di neolaureati rimane  superiore alle necessità delle imprese (e negli ultimi anni anche della Pubblica Amministrazione); si tratta di un dato non positivo compensato tuttavia dall’inserimento dei neo laureati lecchesi in imprese/enti di altri territori regionali - in primo luogo quello milanese – nazionali ed europei, così riducendo l’insieme dei giovani laureati alla ricerca di un impiego.

Oltre il 73% dei diciannovenni diplomato

Il sistema formativo lecchese appare sufficientemente funzionale alle imprese e al sistema economico locale. Le statistiche relative all’anno scolastico 2019-20 confermano l’elevata propensione verso l'istruzione secondaria di 2° grado, con il passaggio della quasi totalità degli studenti che hanno terminato il ciclo di 1° grado (scuola media inferiore): il 43% negli indirizzi liceali, il 39% in quelli tecnici, il 18% in quelli professionali e nell'IeFP. Nel 2020 il conseguimento del diploma o della qualifica professionale ha riguardato oltre il 73% dei 19enni residenti. L'abbandono scolastico nell’ultimo biennio si è attestato all’8-9%, mentre più elevata è risultata l'irregolarità nel percorso di studio (perdita di un anno, cambio di indirizzo, ecc.) intorno al 22-23%.
Il tasso di passaggio dalla scuola superiore all'università ha superato (nell’anno scolastico 2018-2019) il 64%, registrando però una flessione rispetto l’anno precedente (70%). È leggermente aumentato nel 2019 il numero dei laureati triennali (poco più di 1.100), così come quello dei laureati specialistici e magistrali (circa 750).

Ricerca difficile di personale

Ma ci sono stati anche lecchesi che sono usciti dai confini lecchesi per trovare lavoro. Questo riguarda soprattutto le figure «high skill». Nel 2020 (così come nell’anno precedente) la quota di assunzioni fuori provincia è stata del 45% (era però il 50% nel 2019). Sono invece maggiori le opportunità lavorative in provincia per le figure «medium skill»: il 55% degli avviamenti è avvenuto in imprese locali a fronte però del 65% registrato nel corso del 2019.

Le imprese lecchesi continuano a segnalare difficoltà di reperimento di figure adeguate, in particolare di operai specializzati e di addetti con competenze legate alle nuove tecnologie. In complesso le assunzioni di difficile reperimento salgono al 35,4% rispetto al 33,5% dello scorso anno.

Contrazione posti di lavoro per settore

La contrazione dei posti di lavoro in provincia di Lecco si è distribuita più o meno in egual misura sia nel settore dei servizi (anche se non mancano differenze fra comparto e comparto), che in quello industriale, settore trainante per l’economia lecchese concentrando oltre il 38% dei posti di lavoro privati, livello che colloca Lecco al vertice fra le province lombarde; stabile nel 2020 il trend nell’edilizia (ma con buone prospettive nel 2021), mentre alcune criticità sono andate emergendo nel settore non profit che comunque conferma i posti di lavoro degli anni più recenti.

Elevato numero contratti flessibili

Si è mantenuto elevato il processo di flessibilizzazione dei contratti di lavoro, seppur si sia registrato un suo contenimento: la quota di lavoratori con un contratto a tempo determinato o a termine che nel 2019 rappresentava il 53% degli avviamenti è scesa al 51% nel 2020; meno diffusi sono risultati gli avviamenti con contratto di somministrazione (16% invece del 17%); quelli a tempo indeterminato si sono attestati.

In cassa integrazione il 13% della popolazione occupata

Al  bilancio negativo ma in termini contenuti ha contribuito in misura significativa il ricorso alla Cassa Integrazione, estesa ad un’ampia fascia di imprese e di lavoratori. Le ore autorizzate nel corso del 2020 hanno superato la soglia di 26,5 milioni, 13 volte superiori a quelle autorizzate nell’anno precedente e ben più elevate rispetto a quelle autorizzate negli anni della grande crisi economico-finanziaria di dieci anni fa (19,6 milioni di ore nel 2009, 18,4 nel 2010, 14,1 nel 2011 e 15,0 nel 2012). La «traduzione» delle ore autorizzate in termini di lavoratori a tempo pieno equivale ad un insieme pari a circa 15 mila unità, che rappresenta oltre il 13% della popolazione occupata alle
dipendenze.

300 posti in più nella Pubblica Amministrazione

Nel 2020 il numero di posti di lavoro nella Pubblica Amministrazione (negli enti locali, nel sistema scolastico e universitario, nel sistema sanitario e nelle unità locali dei Ministeri e delle altre istituzioni pubbliche nazionali) è aumentato di circa 300 unità, per un totale pari a
13.100 a fine anno (+2,3%).
Stabile il numero dei posti di lavoro nel comparto della scuola che si attesta intorno alle 6.000 unità, dopo un triennio in espansione a seguito del completamento della riforma del sistema scolastico con l'inserimento di insegnanti a tempo indeterminato e con un ampliamento degli organici. Sull’intero settore della Pubblica Amministrazione, l’incidenza dei posti di lavoro nel comparto istruzione è pari al 45,5%.
È marginale la flessione occupazionale nel comparto degli enti nazionali con sedi sul territorio lecchese; in quello degli enti locali il numero dei posti di lavoro è invece leggermente salito (1.720 unità). Il “peso” dell’occupazione nella “Pubblica
Amministrazione” in senso stretto sul totale sfiora il 27,5%.
In forte crescita, di contro, l’espansione dei posti di lavoro nel settore sanitario: dalle 3.330 unità del 2019 alle 3.550 dell’ultimo anno; in termini percentuali un incremento del 6,6% determinato in gran parte da una maggiore fabbisogno di personale per fronteggiare l’emergenza sanitaria connessa alla pandemia. Complessivamente nel pubblico impiego lecchese i posti di lavoro a tempo indeterminato superano di poco le 12.000 unità e rappresentano il 91,5% del totale: nell’ultimo anno sono aumentati dell’1,6%. Più elevata la crescita dei soggetti con un contratto a tempo determinato (+10,2%), per un totale di quasi 1.100 unità.

 

Pendolari da  e verso il Lecchese

Ma quanti lecchesi escono dal nostro territorio per lavorare e quanti lavoratori arrivano nel Lecchese da altre province?  La mobilità è quotidiana. I dati più aggiornati, relativi al 2019, quantificano un flusso di uscita dal territorio lecchese pari a circa 35.000 unità e un flusso di entrata di poco superiore alle 25.000 unità: il bilancio registra un segno negativo pari a quasi 10.000 unità, ma è probabile - sulla base di dati empirici riferiti ad altre categorie di lavoratori - che il saldo negativo sia superiore e si avvicini alle 11.000 unità, in linea con quelli dell’ultimo triennio.
Monza e la sua provincia continua ad attrarre la quota più consistente (pari al 31%) ma altrettanto elevato è il flusso di lavoratori lecchesi verso le imprese dell’area milanese (anche in questo caso intorno al 31%). L’interscambio risulta elevato, soprattutto con la provincia di Monza e Brianza, considerando anche la mobilità in entrata di lavoratori monzesi attratti da imprese lecchesi (pari al 30% del flusso complessivo in entrata). La provincia di Como attrae un flusso abbastanza consistente pari al 14% dei lavoratori in uscita da Lecco. Di contro quelli in entrata da Como rappresentano il 21% del totale. Flussi di minor rilevanza riguardano le province di Bergamo e Sondrio e in misura ancor più contenuta le altre province lombarde e i territori fuori regione.

Imprenditorialità giovanile in difficoltà a Lecco più che in Lombardia e in Italia

In provincia di Lecco nel 2020 sono diminuite le opportunità e le possibilità di lavoro per i giovani, sia nel segmento imprenditoriale che e in quello del lavoro autonomo e professionale: il quadro economico conseguente al diffondersi della pandemia ha reso ancora più complicato l’avvio di nuove imprese promosse dai giovani.

Le informazioni più recenti rilevate dalla Camera di Commercio di Lecco registrano la presenza di circa 2.040 “imprese giovani” attive (-2% rispetto al 2019). Allargando il perimetro alle imprese giovanili registrate (circa 2.170 nel 2020) emerge che si tratta in gran parte di aziende individuali (in quasi 4 casi su 5), ma non mancano le realtà più strutturate: società di persone (poco meno del 7%) e società di capitale (oltre il 15%).

La provincia di Lecco, con una quota di imprese giovanili sul totale imprese pari all’8,5%, si posiziona solamente al 6° posto nel ranking delle province lombarde: un valore superiore alla media regionale (7,9%), ma al di sotto della media nazionale (8,9%).

Le iscrizioni di imprese giovani sono state nel 2020 circa 330, pari al 28% del totale: il comparto in cui si è riscontrato il maggior numero di aperture da parte di giovani è quello commerciale (circa 70 nuove iscrizioni).

Imprese giovanili: soprattutto femminili

Se nel 2020 le imprese «giovani» rappresentano complessivamente l’8,5% delle imprese registrate sul territorio lecchese, tale valore raggiunge il 12% per quelle femminili e scende al 7,6% per quelle maschili: tali dati risulta in linea con i valori registrati negli ultimi anni.

Circa sette «imprese giovani» su dieci operano nel settore dei servizi, mentre poco meno di un quarto del totale opera nell’industria, di cui circa 180 unità nel manifatturiero e poco più di 330 unità nell’edilizia; non è, comunque, trascurabile la quota di quelle che svolgono un’attività nel settore agricolo-zootecnico (circa il 6%).

La distribuzione per settore di attività economica evidenzia però significative differenze con riferimento al genere: le imprese giovanili femminili operano in gran parte nel settore dei servizi (in complesso l’86%, di cui il 21% nel commercio, il 14% nel turismo e ristorazione e il 53% negli altri servizi alle persone e alle imprese). Nei restanti settori economici le imprese femminili giovani sono invece particolarmente contenute, con quote intorno al 7% nel manifatturiero, al 5% nel settore agricolo e al 2% nell’edilizia.

La quota di imprese «giovani» a conduzione maschile nei servizi si attesta, invece, al 63% (di cui il 22% nel commercio, il 9% nel turismo e ristorazione e il 32% negli altri settori del terziario).
Sempre con riferimento alle imprese giovanili maschili, queste risultano concentrate soprattutto nel comparto delle costruzioni (21%, in gran parte imprese individuali), mentre rappresentano una parte marginale nelle attività manifatturiere (9%) ed in quelle agricolezootecniche (7%).

Aumentate le imprese degli stranieri

Nel 2020 sono aumentate in provincia di Lecco le opportunità imprenditoriali per le donne e gli stranieri: un fenomeno in controtendenza, soprattutto se analizzato nell’ambito del quadro economico scaturito dal diffondersi della pandemia, che ha reso certamente più
complesso l’avvio di nuove imprese.

Le ultime informazioni diffuse dalla Camera di Commercio di Lecco registrano la presenza di circa 5.100 “imprese femminili” e di oltre 2.000 «imprese straniere» registrate a fine 2020: le imprenditrici coprono il 20% del totale delle imprese registrate, ma anche la quota di
imprenditori stranieri raggiunge una quota ragguardevole (quasi l’8%). Il fenomeno più interessante da rilevare rispetto a questi due segmenti di imprese è comunque la dinamica rispetto al 2019: +1,4% la variazione delle imprese femminili registrate, addirittura +3,7% quella delle imprese straniere.

Performance ragguardevoli in termini assoluti, ma che lo diventano ancor più in un anno come quello appena trascorso (in cui il totale delle imprese registrate è diminuito, a Lecco, dello 0,7% e in cui molti sono risultati i segmenti in difficoltà: artigianato, giovani e società di persone solo per ricordarne alcuni).

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