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Confartigianato Lecco: «Crescere non deve significare perdere la propria qualifica»

Un cambiamento che interessa da vicino anche il Lecchese, dove artigianato e industria convivono all’interno delle stesse filiere, condividendo competenze, tecnologie e capacità produttive

Confartigianato Lecco: «Crescere non deve significare perdere la propria qualifica»

Più spazio alle imprese artigiane che crescono, senza costringerle a scegliere tra nuove assunzioni e mantenimento della propria qualifica. È questo il punto centrale della proposta di riforma della legge quadro sull’artigianato sostenuta da Confartigianato Imprese Lecco, che punta ad aggiornare una normativa ferma al 1985 e quindi a una realtà produttiva profondamente diversa da quella attuale.

Confartigianato Lecco: «Crescere non deve significare perdere la propria qualifica»

Un cambiamento che interessa da vicino anche il Lecchese, dove artigianato e industria convivono all’interno delle stesse filiere, condividendo competenze, tecnologie e capacità produttive. Oggi le imprese artigiane utilizzano macchinari sempre più sofisticati, investono nella digitalizzazione e nell’intelligenza artificiale, affrontano la transizione energetica e operano sui mercati internazionali. Una crescita che, secondo Confartigianato, non dovrebbe tradursi nella perdita della propria identità.

«Chiediamo alle imprese di essere più competitive, di investire e di creare occupazione. Dobbiamo quindi consentire loro di farlo senza penalizzarle quando crescono – dichiara Davide Riva, presidente di Confartigianato Imprese Lecco – La natura artigiana di un’attività non si misura soltanto dal numero dei dipendenti. Si riconosce nel ruolo dell’imprenditore, nelle competenze delle persone, nella qualità delle lavorazioni e nella capacità di rispondere a esigenze anche molto complesse in modo “sartoriale”. Assumere nuovi collaboratori e strutturarsi meglio può rafforzare queste caratteristiche».

La revisione della legge quadro mira dunque ad adeguare le regole a un sistema produttivo che negli ultimi quarant’anni è cambiato radicalmente. La crescita organizzativa e tecnologica delle imprese può infatti convivere con quel patrimonio di conoscenze, responsabilità e rapporti diretti che continua a caratterizzare il mondo artigiano.

Il rapporto tra piccole imprese e industria

Nel territorio lecchese il tema si lega in particolare al rapporto tra piccole imprese e industria. Un modello particolarmente evidente nei comparti della meccanica, della lavorazione dei metalli, della fornitura e dell’impiantistica, dove la specializzazione delle imprese artigiane rappresenta un elemento importante per la competitività dell’intera filiera.

«Nel Lecchese il legame tra piccole imprese e industria è parte della nostra cultura produttiva – prosegue Riva –. Dietro un componente, una lavorazione o un impianto ci sono spesso competenze artigiane che contribuiscono alla qualità del risultato finale. Sono imprese abituate a sperimentare, adattare e risolvere problemi. Se acquisiscono nuove commesse e hanno bisogno di assumere, la legge deve accompagnarle. Il loro sviluppo può dare più forza all’intera filiera».

Uno degli aspetti al centro della proposta riguarda proprio l’aggiornamento dei limiti dimensionali per le imprese già artigiane che decidono di crescere. Le soglie resterebbero differenziate in base al tipo di attività. Secondo la scheda di analisi della riforma, soltanto il settore artistico e tradizionale arriverebbe al limite di 49 dipendenti, compresi gli apprendisti.

Non si tratterebbe quindi di un innalzamento indiscriminato delle soglie per tutte le attività, né di una riclassificazione generalizzata delle imprese industriali. La proposta prevede inoltre l’obbligo di iscrizione all’Albo esclusivamente per le imprese in possesso dei requisiti richiesti.

Particolare attenzione viene riservata anche al tema previdenziale. Una clausola di neutralità stabilisce infatti che, una volta superati gli attuali limiti dimensionali, ai dipendenti venga applicata la stessa contribuzione prevista per le imprese industriali di dimensione corrispondente, mantenendo le tutele previste per i lavoratori. La qualifica artigiana rimarrebbe inoltre distinta dal piano contrattuale e non determinerebbe automaticamente il contratto collettivo applicato.

«La parità delle condizioni di concorrenza è un principio che condividiamo – sottolinea ancora il presidente di Confartigianato Lecco –. La proposta va valutata per ciò che prevede, senza attribuirle vantaggi contributivi o automatismi contrattuali che non contiene. Il suo obiettivo è permettere a un’impresa artigiana di svilupparsi mantenendo la propria qualifica, nel rispetto delle regole e delle tutele dei lavoratori».

Per Confartigianato, la riforma potrebbe contribuire anche a superare una contraddizione che riguarda molte piccole imprese: da una parte l’invito a crescere, investire e creare occupazione, dall’altra il rischio che proprio l’aumento delle dimensioni comporti la perdita della qualifica artigiana.

Eliminare questo ostacolo significherebbe permettere agli imprenditori di programmare assunzioni e investimenti sulla base delle esigenze produttive e delle opportunità offerte dal mercato, senza dover considerare la crescita dimensionale come un possibile svantaggio.

«Un imprenditore deve poter decidere di assumere perché ha lavoro, di investire perché vede una prospettiva e di ampliare la propria organizzazione perché vuole affrontare nuove sfide – conclude Riva –. Il punto è creare condizioni favorevoli allo sviluppo delle imprese. Nel Lecchese tutelare il saper fare e accompagnarne la crescita sono due obiettivi che procedono insieme: significano valorizzare le persone, trasmettere competenze alle nuove generazioni e rafforzare il futuro produttivo del territorio».