situazione critica

Chiusura Ponte di Brivio, l’appello degli imprenditori: «Saremo isolati, è inaccettabile»

La struttura che collega Brivio a Cisano Bergamasco sarà inutilizzabile per consentire l’esecuzione di lavori di manutenzione: ad esprimere pubblicamente preoccupazione per la difficile situazione che si andrà a creare sono le imprese che operano nell’area

Chiusura Ponte di Brivio, l’appello degli imprenditori: «Saremo isolati, è inaccettabile»

La preoccupazione regna sovrana. Nei primi giorni di maggio il Ponte di Brivio chiuderà per almeno 15 mesi, con inevitabili ricadute sulla viabilità di tutto il territorio limitrofo. A fare i conti con le conseguenze di questa situazione saranno cittadini e lavoratori che transitano, per un motivo o per l’altro, nell’area interessata. Ma non solo, perché per gli imprenditori locali i timori sono ancora più profondi.

L’intervento di Technoprobe

A illustrarli è Roberto Crippa, ingegnere e vice presidente di Technoprobe di Cernusco Lombardone, realtà che attualmente occupa quasi 1.800 dipendenti distribuiti tra l’headquarter di Cernusco (1.300 collaboratori) e le sedi di Osnago (150), Vimercate (150) e Agrate Brianza (200). La chiusura del Ponte di Brivio avrà ripercussioni negative anche sulla crescita del colosso brianzolo, leader nel settore dei semiconduttori e della microelettronica che quest’anno ha in programma di assumere 300 nuovi dipendenti.
«La viabilità è sempre più caotica e sta diventando un tema delicatissimo per la vita delle imprese – ha esordito Crippa – Venire a Cernusco da Milano o da Lecco sta diventando un incubo. E con la chiusura del ponte di Brivio la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente. So bene che si tratta di un tema complesso, delicato e che non può essere messo sulle spalle solo di Comuni, Province e Regione. Ne ho parlato anche con Confindustria Lecco e Sondrio. Per potenziare la viabilità servono investimenti ingenti, ma tutti insieme dobbiamo trovare una soluzione per migliorare la vita delle persone».

Roberto Crippa

Il lungo tragitto casa-lavoro

E ha aggiunto: «La Pedemontana, avviata dopo decenni di discussioni, rappresenterà un toccasana soprattutto per i collegamenti est/ovest, ma non basta. Resta il fatto che la chiusura di Brivio peggiorerà la vita di tanti pendolari e nei prossimi mesi mi aspetto qualche dimissione…».
I motivi della preoccupazione sono chiari: «Noi assumiamo ingegneri, tecnici specializzati e collaboratori che paghiamo bene, ma quando si accorgono che per raggiungere il posto di lavoro e tornare alla propria abitazione devono impiegare dalle due alle tre ore se ne vanno alla prima occasione. Cerchiamo di mitigare questo problema con l’introduzione dello smart working, ma il lavoro agile non si può fare sempre e per tutte le funzioni… Già facciamo fatica a reperire personale specializzato, anche per la viabilità. E questo ci impone di valutare altre aree per concretizzare i nostri progetti di sviluppo futuri».

«Il cuore dell’aziende resterà qui»

Crippa ha poi ricordato che in ogni caso «il cuore dell’azienda qui è e qui resterà. A Cernusco il prossimo anno realizzeremo un nuovo plant nell’area attualmente adibita a parcheggio anche perché, finalmente, dopo dieci anni, abbiamo avviato l’iter per la realizzazione di un parcheggio capace di ospitare 700 posti auto tra l’headquarter e l’Esselunga. L’acquisto dei terreni è stato lungo e complesso ma finalmente ci siamo riusciti a completare tutte le trattative e contiamo di chiudere l’iter autorizzativo entro la fine del 2026. Però lo sviluppo futuro avverrà ad Agrate Brianza: è una zona meglio servita dal punto di vista della viabilità e qui nei prossimi anni realizzeremo una crescita molto importante».

Preoccupazione anche per Autocogliati

Preoccupazione che è espressa anche da Lorenzo Cogliati, amministratore delegato di Autocogliati e presidente del Consorzio Doc Ricambi: «La nostra realtà opera sul territorio con una flotta di oltre 50 furgoni, perciò credo di poter intervenire con cognizione di causa; sappiamo che la chiusura del Ponte di Brivio è un intervento necessario per la sicurezza. Ed è doveroso, non c’è alcun dubbio. Il problema nasce quando lo si fa senza aver prima costruito un’alternativa adeguata. In questo modo il costo organizzativo ed economico viene di fatto trasferito direttamente sulle imprese e sui lavoratori che quotidianamente utilizzano quel collegamento per recarsi al lavoro».

Lorenzo Cogliati

Agire in emergenza

C’è poi un aspetto più politico: «Questa vicenda è la dimostrazione che sul nostro territorio si continua ad agire in emergenza, senza una reale strategia e senza una vera pianificazione infrastrutturale. Non trovo accettabile che un’area produttiva come quella meratese e brianzola venga messa per 15 mesi in una condizione di isolamento di fatto, senza alternative viabilistiche adeguate. Le infrastrutture non si improvvisano quando diventano un problema, ma si programmano anni prima. Per le aziende che lo utilizzano questa chiusura significa allungamento dei tempi, per i lavoratori che abitano oltre l’Adda, aumento dei costi logistici, maggiore complessità organizzativa e possibili ripercussioni sulla qualità del servizio. Parliamo di migliaia di accessi, è impossibile che non se ne sia tenuto minimamente conto?».

«Serve una visione strutturata»

In sostanza, secondo Cogliati, il punto non è il ponte: «La questione è la politica del territorio, perché un sistema economico che crea lavoro, occupazione e gettito fiscale, meriterebbe una visione strutturata e non una gestione perenne dell’emergenza. Una società come la nostra investe con continuità nel territorio, credendo nello sviluppo locale e creando occupazione: oggi però ho la sensazione che la politica non stia dimostrando la stessa fiducia strategica verso quel sistema produttivo che di fatto la sostiene».

«Destinati a restare chiusi in casa»

«Siamo preoccupati e abbiamo già esternato questo nostro sentimento in occasione dell’incontro in Prefettura avvenuto qualche settimana fa». Fernando Battazza, presidente Fai Como Lecco (Federazione Autotrasportatori Italiani) e vice presidente della storica e omonima azienda non si nasconde: «La chiusura del Ponte per almeno 15 mesi creerà danni non solo alle aziende di trasporto ma a tutto il tessuto economico del territorio lecchese. Per la nostra categoria in particolare ciò si tradurrà in un allungamento dei tempi di consegna delle merci, con inevitabili ricadute in termini di consumi di carburante. E di conseguenza andrà ad influire sui tempi di guida e di riposo dei conducenti, obbligati a rispettare le regole europee per non rischiare pesanti sanzioni».

Fernando Battazza

Un quadro sempre più complesso

E non è tutto, perché Battazza allarga poi lo sguardo alla viabilità del circondario lecchese: «La situazione che interesserà il ponte andrà ad aggiungersi ad un quadro caratterizzato da pesanti limitazioni già esistenti da anni. Penso al divieto al passaggio di carichi sopra le 40 tonnellate a Erba, le 33 in località Olgiate Molgora e le 26 ad Inverigo. Si rende conto che per andare con un autotreno o un autoarticolato da Lecco o Cisano Bergamasco a Como, serve prendere l’autostrada A8 da Milano? Siamo “chiusi in casa” ed è assurdo». Infine un ultimo appello: «Il nostro grido di dolore chiede che Anas o chi ne ha competenza, non si limiti ad installare la segnaletica di divieto, ma che metta mano alle infrastrutture in modo tale da rendere libera la circolazione delle merci».