Il calo complessivo della Cassa integrazione in Lombardia non trova riscontro nel Lecchese, dove il ricorso agli ammortizzatori sociali continua invece a crescere. Nei primi nove mesi del 2026, nella nostra provincia le ore autorizzate sono aumentate del 6,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, in controtendenza rispetto alla diminuzione registrata a livello regionale e nazionale. Un dato che riaccende l’attenzione sulle difficoltà del comparto manifatturiero e metalmeccanico, da sempre uno dei pilastri dell’economia lecchese.
Cassa integrazione, Lecco in controtendenza: aumentano le ore autorizzate
Il quadro emerge dall’analisi diffusa dalla Uil Lombardia il 30 ottobre 2026. Tra gennaio e settembre in regione sono state autorizzate 63,6 milioni di ore di Cassa integrazione, contro i 72,2 milioni dello stesso periodo del 2025, con una flessione dell’11,9%. Un andamento meno positivo rispetto alla media nazionale, che registra una diminuzione del 21,9%.
Ma dietro il dato complessivo si nasconde un cambiamento significativo: mentre la Cassa integrazione ordinaria scende del 23,3%, quella straordinaria aumenta del 16,8%, raggiungendo quota 24,1 milioni di ore. La sua incidenza sul totale regionale passa così dal 28,6% al 37,9%. Un segnale che, secondo il sindacato, indica la presenza di crisi aziendali più profonde, processi di riorganizzazione e ristrutturazioni che rischiano di avere conseguenze durature sull’occupazione.
È proprio questa trasformazione a preoccupare la Uil, soprattutto nei territori a maggiore vocazione industriale. «La situazione a Lecco fotografa una fase di transizione industriale delicata e complessa, confermata dall’aumento del ricorso alla Cassa Integrazione Straordinaria che non possiamo sottovalutare. Non possiamo permettere che le difficoltà del comparto manifatturiero e metalmeccanico pesino unicamente sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie. È urgente un presidio costante del territorio, con politiche attive e piani industriali mirati che diano stabilità e futuro all’occupazione locale. Dobbiamo difendere il tessuto produttivo lecchese rafforzando le tutele reali e investendo sulla qualità e sulla sicurezza del lavoro», sottolinea Dario Esposito, coordinatore territoriale della Uil.
La preoccupazione riguarda una crisi industriale che non interessa soltanto il Lecchese. Tra le province lombarde spicca Varese, dove le ore autorizzate crescono del 52,1%, con un’impennata del 351,6% per la Cassa straordinaria. In aumento anche Milano, che a settembre registra un incremento complessivo del 10,5%.
A livello regionale, il settore industriale concentra il 93% delle autorizzazioni. Particolarmente esposta la meccanica, con 16,1 milioni di ore di Cassa straordinaria, pari al 66,9% del totale regionale.
«La diminuzione delle ore autorizzate è un segnale positivo, ma non possiamo limitarci a guardare la media regionale. L’aumento della Cassa Integrazione straordinaria e la sua forte concentrazione in alcuni territori e comparti impongono un monitoraggio costante delle crisi e dei loro esiti. Chiediamo piani industriali verificabili, tutela assoluta dei posti di lavoro e percorsi strutturati di formazione e riqualificazione già durante la sospensione. La CIG deve tornare ad essere uno strumento per superare le difficoltà, e non soltanto un modo per rinviare i problemi», dichiara Salvatore Monteduro, segretario confederale Uil Lombardia.
Sulla stessa linea il segretario generale regionale Antonio Albrizio: «I dati di questo rapporto confermano che siamo di fronte a una transizione industriale complessa e carica di rischi sociali. L’esplosione della cassa straordinaria, in particolare nella filiera metalmeccanica e in province chiave come Varese e Milano, dimostra che le crisi strutturali non sono superate. Non possiamo permettere che a pagare il prezzo di questa trasformazione siano le lavoratrici e i lavoratori. È urgente un patto territoriale per il lavoro che metta al centro la politica industriale attiva garantendo che nessuno venga lasciato solo».