Eccellenze lecchesi

Cama Group, il leader mondiale nei sistemi e linee di imballaggio

L’azienda di Garbagnate fattura 90 milioni (95% export) e occupa 200 dipendenti

Cama Group, il leader mondiale nei sistemi e linee di imballaggio
Oggionese, 25 Agosto 2020 ore 14:58

E’ un’azienda molto innovativa, fortemente internazionalizzata e in grande crescita. Uno straordinario caso di successo che neppure il Covid-19 ha messo in discussione. Anzi, la pandemia ha aiutato l’azienda a fare un nuovo salto di qualità sul fronte dell’innovazione digitale. Daniele e Annalisa Bellante, rispettivamente di 45 e 50 anni, entrambi di Milano, ma lecchesi d’adozione, sono al timone di Cama Group di Garbagnate Monastero, una straordinaria realtà manifatturiera leader mondiale nella progettazione e produzione di sistemi e linee di imballaggio secondario e robotica ad alta tecnologia.

Cama Group, il leader mondiale nei sistemi e linee di imballaggio

La notevole conoscenza del settore, unita all’ampia gamma di macchine di imballaggio (packaging division) e isole robotizzate (robotic division), permettono all’azienda lecchese di imporsi a livello internazionale nella realizzazione di linee complete integrate di confezionamento, partendo dal ricevimento di prodotti primari (biscotti, gelati, caffè, yogurt, confectionery, pet food, personal, health and home-care), sino al loro imballo prima della pallettizzazione.

Cama è stata fondata nel 1981 da un’intuizione di vostro padre, Paolo Bellante

“L’azienda è nata dalla genialità di papà, purtroppo scomparso nel 2003 per un male incurabile, che ha subito dato un’impronta molto manageriale e tecnica, maturata nella sua esperienza di manager all’interno di una multinazionale cartotecnica americana – esordiscono all’unisono Daniele e Annalisa Bellante – . Già allora facevamo macchine molto complesse e innovative, pezzi unici, difficilmente replicabili, ma che facevamo fatica a far capire al mercato”.

Quando siete entrati in azienda ?

“Alla fine degli anni Duemila – interviene Annalisa – Daniele era entrato qualche anno prima di me, aveva già avuto modo di fare la gavetta e acquisito una serie di competenze molto tecniche. La svolta, però, è avvenuta nel 2001, quando Daniele ha preso in mano la parte produttiva e deciso di ingegnerizzare le macchine, mentre io mi occupo di risorse umane e marketing. Con un buon mix di macchine customizzate e standard, e investendo nella manifestazioni fieristiche, Cama ha iniziato a crescere.E pian piano abbiamo sviluppato un forte indotto affidando all’esterno parte della produzione meccanica, costruzione di sistemi e ingegneria elettrica; una rete di aziende partner che lavorano quasi tutte in esclusiva per noi e che complessivamente occupano 200 addetti”.

Nel frattempo avete avviato un ambizioso progetto di internazionalizzazione…

“Nel 2010 abbiamo aperto la sede in Usa, a Chicago, dove in un capannone di 2.000 mq lavorano 20 persone che garantiscono i collaudi delle macchine con la presenza dei clienti, eventuali lavori di finitura e l’assistenza post vendita per tutto il Nord America e il Sud America. Oggi la filiale fattura 15 milioni all’anno. Nel 2013, invece, abbiamo aperto un ufficio di rappresentanza dedicato alla vendita e all’assistenza a Shanghai per rafforzare la nostra presenza in Asia. A dirigere questa unità c’è un italo cinese, laureato alla Bocconi, che ha svolto un periodo di formazione di tre anni in Cama prima di tornare in Cina. Da un mese abbiamo inserito anche la produzione di modelli tecnologicamente meno sofisticati rispetto ai prodotti Cama equindi più idonei per il mass market. Attualmente il fatturato si è attestato a 6 milioni, che contiamo di raddoppiare nei prossimi tre anni. La nostra presenza negli States e in Cina è fondamentale e indispensabile per essere vicini ai clienti di questi continenti,ma il cervello dell’azienda continua a restare in Brianza”.

L’azienda continua a crescere anno dopo anno: nel 2019 ha raggiunto un fatturato di quasi 90 milioni – con una quota export del 95% – e occupa 200 dipendenti. Ma oggi la sede di Garbagnate Monastero non basta più

“Stiamo ultimando la costruzione del nuovo headquarter a Molteno su un’area di 35.000 mq. Attualmente sono operativi 4.000 mq. che a breve diventeranno 8.000 mq e che potranno salire ulteriormente. Pensiamo di trasferirci alla fine del prossimo anno.

Che impatto ha avuto il Covid-19?

“La produzione non si è mai fermata perchè eravamo inseriti nell’elenco delle aziende essenziali. Quando è esplosa la pandemia ci siamo subito dotati di tutte le precauzioni e i presidi necessari per lavorare nelle migliori condizioni di sicurezza. Grazie alla disponibilità dei nostri collaboratori abbiamo affrontato bene questa difficilissima fase e il fatto di non aver mai fermato la produzione è stato molto apprezzato dai nostri clienti, soprattutto dalle multinazionali straniere. Abbiamo fatto un modesto ricorso alla Cassa integrazione a rotazione nello stabilimento di Garbagnate. Mentre a Chicago e Shanghai abbiamo lavorato a pieno regime. Negli Usa, in particolare, dopo una settimana il Governo ci ha versato sul conto corrente 120 mila dollari a patto di mantenere inalterata l’occupazione per un periodo di almeno due mesi, facendoci firmare un semplice documento di due paginette… Ma il Covid-19 ci ha fatto fare anche un ulteriore salto di qualità”.

In che senso?

“Le nostre sono macchine sofisticate, fatte su misura e il distanziamento del Covid-19 ci ha spinto a remotare la nostra esperienza con i clienti stranieri, a utilizzare piattaforme digitali mettere attorno allo stesso tavolo direttori generali e responsabili degli acquisti, direttori della produzione e softwaristi, tecnici e commerciali… Un’operazione più complessa, ma tutto questa esperienza win win ha alzato il livello, veicolando più informazioni, maggiore confronto e contraddittorio, dove ognuno può dare il suo contributo. E una volta pronta la macchina riusciamo a fare anche una simulazione digitale della stessa”.

Qual è il segreto di Cama Group?

“Continuare a innovare: siamo un’azienda che produce sistemi non macchine standard. E questi sistemi sono un insieme di macchine, tecnologia e linee robotizzate. Operiamo in un comparto fortemente tecnologico e dobbiamo vendere linee di imballaggio super customizzate e abbiamo fortemente digitalizzato le nostre macchine di cui abbiamo virtualizzato l’aspetto motorio dotandole anche di un cervello. Da noi l’Industry 4.0 è realtà da diversi anni”.

Per un modello di business di così alto valore aggiunto le competenze delle risorse umane giocano un ruolo fondamentale…

“Certamente. Abbiamo un personale molto specializzato, la metà sono ingegneri meccanici o elettronici, softwaristi o addetti alla divisione ricerca e sviluppo. Figure non facili da trovare sul mercato. Poi in azienda facciamo molta formazione. Ci sono molte imprese virtuose e altamente tecnologiche nel territorio lecchese e forse la ricerca di figure specializzate potrebbe essere aiutata attraverso un maggior dialogo con il mondo della scuola, facendo conoscere i casi imprenditoriali di eccellenza,l’opportunità per un ragazzo giovane di viaggiare e conoscere il mondo, apprendere le lingue e entrare in contatto con culture diverse, lavorare in un ambiente stimolante e pure di guadagnare stipendi interessanti”.

Collaborate con qualche scuola?

“Abbiamo avviato una proficua collaborazione con il Politecnico, che coinvolge sia l’ateneo milanese sia il polo di Lecco. Ma la preparazione scolastica e la formazione non bastano. Oggi servono grinta, passione e tante soft skills come capacità di parlare in pubblico, gestire le relazioni con i colleghi e i clienti, fare una bella presentazione del proprio lavoro”

Uno dei modi di dire più diffusi è “amor di fratello, amor di coltello”. Anche nelle aziende a conduzione famigliare. Tra di voi, invece, sembra esserci un feeling molto forte…

“Ed è così – risponde Annalisa – Lavoriamo spalla spalla da più di vent’anni e la convivenza è molto buona. Mio padre ci disse che le regole tra noi dovevano essere chiare sin dall’inizio, che doveva esserci un capo che, per esperienzae competenze tecniche, venne individuato in Daniele”. “Ognuno ha il suo ruolo ben definito, non ci sono sovrapposizioni – interviene Daniele – Ma c’è molto dialogo, molto confronto, poi la sensibilità di una donna arricchisce. La buona gestione delle risorse umane, che per noi sono strategiche, è indispensabile”.

Cama fa parte della rete Packpact, il patto del packaging che raggruppa le aziende italiane della stessa filiera, che ha nominato presidente proprio Annalisa Bellante. Che obiettivi avete?

“E’ un’alleanza di aziende italiane del settore tutte delle dimensioni simili alla nostra e che non sono concorrenti tra loro. Facciamo squadra, condividiamo problematiche comuni, ci diamo una mano concretamente, partecipiamo alle fiere insieme, condividiamo alcuni sviluppi tecnici, organizziamo seminari su tematiche rilevanti per il futuro delle nostre realtà”

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Foto più viste
Video più visti
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia