Storie che aprono il cuore

Un pilota di elisoccorso e un ingegnere restaurano e fanno rivivere un antico mulino che scala la classifica del Fai

Questo gioiello storico, che sorge nel borgo di Villatico, a Colico, sul ramo lecchese dell’alto Lario, è tornato a vivere grazie alla passione ed a lungo e minuzioso lavoro compiuto da Lorenzo Bettiga e Claudia Cervatti insieme alla loro famiglia

Un pilota di elisoccorso e un ingegnere restaurano e fanno rivivere un antico mulino che scala la classifica del Fai
Cultura Lago, 30 Novembre 2020 ore 10:23

Un pilota di elisoccorso e un ingegnere restaurano e fanno rivivere un antico mulino che scala la classifica del Fai. E’ una storia di amore per il territorio, coraggio e lungimiranza quella di Lorenzo Bettiga e Claudia Cervatti. Una storia che arriva da Colico e che dimostra che il nostro territorio offre gioielli da scoprire e persone in grado di capirne il valore ed esaltarli.  Proprio per questo i protagonisti di questa splendida storia lanciano un appello perché una preziosa testimonianza giunta fino a noi attraverso i secoli possa essere tutelata e valorizzata.  L’eco proviene da un luogo che é un vero e proprio intreccio di territori, elementi naturali e vite; qui, dove lago e montagne si incontrano, al crocevia fra Valtellina e Lario, fra le provincie di Sondrio, Lecco e Como, a fare notizia é il recupero di un mulino che narra di acque, pietre e legno, a metà strada fra torrenti, lago e vette innevate. Molino Maufet, antico edificio oggetto di un sapiente ed appassionato restauro, ambisce oggi a diventare “Luogo del Cuore” del FAI raffrontandosi con migliaia di indiscusse bellezze del patrimonio artistico e culturale italiano. Ma per centrare l’obiettivo servono voti, preferenze da esprimere sul web collegandosi con il sito o i social del Fondo per l’Ambiente Italiano o del mulino stesso.

 

Un pilota di elisoccorso e un ingegnere restaurano e fanno rivivere un antico mulino che scala la classifica del Fai

La sua posizione, nella parte alta della classifica nazionale assoluta, ha quasi del miracoloso se si considera che si trova a un passo da monumenti celebri e famosi. Ma non basta, servono altri voti e i promotori della candidatura confidano nel supporto da parte dei territori interessati. Questo gioiello storico, che sorge nel borgo di Villatico, a Colico, sul ramo lecchese dell’alto Lario, è tornato a vivere grazie alla passione ed a lungo e minuzioso lavoro compiuto da Lorenzo Bettiga e Claudia Cervatti insieme alla loro famiglia. Lui pilota di elisoccorso con radici ben piantate in questa terra, lei ingegnere valtellinese: li accomuna la passione per la storia, la meccanica e le nuove sfide.

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La storia del Molino Maufet

Il Molino Maufet, originario almeno del 1700 ed oggi di proprietà proprio della famiglia Bettiga, è rimasto fermo e abbandonato per 57 lunghissimi anni dopo la morte degli ultimi mugnai, detti “i Maufet” appunto. Al lento declino, apparentemente irreversibile, hanno messo un freno dal 2017 proprio la determinazione e la volontà di questa coppia che da allora ha dato concretezza ad un articolato progetto di salvataggio e nuova collocazione funzionale dell’intera struttura.

 

La storia dei mulini di Villatico è molto antica: a partire dal 1200 infatti erano ben 12 gli opifici posti a un passo dal Sentiero del Viandante, lungo il percorso dell’Antica Roggia Molinaria di Fontanedo (dove si trova la magnifica Torre restaurata e riaperta circa un anno fa), arguta opera d’ingegno degli uomini e tramandata nei secoli come un dono. Ad oggi ne sono rimasti 5 (Molino Maufet, Latteria di Villatico, Molino Secrista, Molino Seregni, Molino Murgana) uniti dal Sentiero dei Molini recuperato anch’esso di recente.

Come funziona oggi il mulino

All’interno del Molino, che fu inizialmente condotto dai frati agostiniani, è possibile osservare i due palmenti con macine francesi di La Ferté, messi in movimento da altrettante grandi ruote verticali (pesatore); l’alimentazione era garantita dalla prospiciente roggia molinaria, al momento inspiegabilmente chiusa, mentre un piccolo molino abbaziale, meccanicamente simile al primo, fa da corredo per la macinazione di grano e castagne “Non siamo nostalgici di queste vite di immensi sacrifici, ma ne abbiamo profondo rispetto e vogliamo assicurarci che questi vissuti di farina non siano dimenticati” spiegano Claudia e Lorenzo “perché le generazioni a venire possano immergersi nei ricordi, nelle tradizioni e nei valori di questa comunitá”.

Grande coraggio

La situazione iniziale era talmente compromessa che serviva un grande coraggio per intraprendere un recupero. Non per nulla il mulino è rimasto nell’oblio per oltre mezzo secolo; ed ecco perchè queste strutture, ormai considerate industrialmente ed economicamente fuori corso, rivendicano ora a gran voce il loro valore intrinseco puntando ad una ricollocazione funzionale che equivale alla loro salvezza. In questa prospettiva, il Molino Maufet è un vero incubatore d’esperienze con un ruolo dinamico esportabile in altre realtà: da una parte ricordi, tradizioni e valori; dall’altra nuove strade, compresa quella del microidroelettrico. Chiunque volesse votare questo progetto contribuendo al sogno di farlo diventare un luogo del cuore FAI, potrá esprimere la propria preferenza con un semplice click entro il 15 dicembre.

L’appello

“Ogni singolo voto – aggiunge la famiglia Bettiga – potrá aiutarci a realizzare il sogno di far vivere questo luogo meraviglioso per sempre.” Nel frattempo, per approfondire, il sito é visitabile è fruibile su prenotazione ai contatti indicati sul sito – Covid permettendo – per visite laboratori, degustazioni e pernottamenti”.

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