Cultura
13 APRILE

“Alle origini dell’astrazione”, il talk di LevelHUB con Angelo Dozio

Massimo Gianquitto, ideatore del format di eventi, dialogherà con l’artista Angelo Dozio, mentre la storica di arte e architettura Francesca Filippi introdurrà l’intervento.

“Alle origini dell’astrazione”, il talk di LevelHUB con Angelo Dozio
Cultura Meratese, 09 Aprile 2023 ore 16:47

Il terzo appuntamento di Level Office Landscape con la cultura si terrà nella serata di giovedì 13 aprile 2023, a partire dalle ore 20:00, presso lo showroom di Level Office Landscape in viale Lombardia87 a La Valletta Brianza. Massimo Gianquitto, ideatore del format di eventi, dialogherà con l’artista Angelo Dozio, mentre la storica di arte e architettura Francesca Filippi introdurrà l’intervento.

I temi del talk con Angelo Dozio

In occasione dell’incontro “All’origine dell’astrazione”, talk del ciclo di LevelHUB dedicato alla promozione dell’arte e dell’architettura aperto al pubblico, Massimo Gianquitto dialogherà con l’artista Angelo Dozio ripercorrendo i momenti più salienti della sua carriera. Dall’esordio giovanile attraverso i dipinti dedicati al paesaggio agricolo della Brianza e agli scorci della sua Merate, cittadina in cui vive e lavora, per proseguire con il delicato e doloroso passaggio che vive l’artista con il definitivo superamento della figurazione.

Una transizione che lo conduce all’informale, un punto di svolta nel percorso artistico di Dozio. È un vero travaglio quello che vive l’artista con la sua prima opera informale: “Il giardino” del 1961, per il cui completamento impiega un anno attraverso continui ripensamenti, riflessioni, incertezze e sofferenze. Come se fosse così facile distaccarsi dalla realtà! Dozio è certo di non essere da solo in questo viaggio. Le sue sperimentazioni nascono dalla frequentazione dell’Accademia di Brera a Milano, città in cui conosce alcuni artisti del momento come Piero Manzoni e Lucio Fontana. E tanti altri che frequentano il Bar Giamaica e diverranno i grandi maestri del Novecento. Da loro riceve stimoli e il confronto teorico che gli consente di crescere, prendendo definitivamente il volo.  È infatti con la serie delle Rondini che dà avvio all’astrazione, proprio come nota il curatore Gianluca Marziani nell’introduzione del catalogo di una splendida mostra antologica del 2019 a Palazzo Collicola a Spoleto: “Sintesi estrema che evoca il volare attraverso un segno netto ma sinuoso, pura essenza lineare con cui Dozio immagina la sua aderenza al vero, per mezzo di una geometria sensuale”.

Eppure la realtà è ancora presente, Dozio con un tratto controllato, accurato ma elegantissimo traccia onde sinusoidali che evocano la forma naturale delle rondini. E non si fa certamente fatica a riconoscere l’occhio vigile che scruta dall’alto l’artista rimasto a terra, che le osserva mentre si librano nel cielo. Questa è la sua capacità, il suo tratto più peculiare. Angelo Dozio coniuga il rigore della geometria alla dimensione emotiva e metaforica dell’opera, creando un valore poetico. Una pittura, quella di Dozio, che guarda oltre e con benevolenza verso il futuro, ma che non dimentica le sue radici, non rinunciando a raccontare il reale - che nella sua poetica è diventato mentale – in un’estetica rarefatta dall’elevato peso specifico. Seguono gli Orizzonti, campi monocromi in cui si distendono le linee che creano paesaggi sinteticamente realistici ma divenuti già mentali.

E poi il ciclo dei Labirinti, in cui l’artista trasforma le griglie geometriche in planimetrie di città contemporanee, in cui non è la visione statica di Mondrian a prevalere, bensì un moto apparentemente palpitante, l’artista descrive ciò che vede: forme astratte come nella serie New York. “Tutta l’arte di Dozio filtra il mondo in uno sguardo di sintesi, scansionandolo attraverso l’intuito e riportandolo a noi in formato geometrico”, nota ancora il critico d’arte Marziani. Questo succede in ogni sua opera o ciclo: Infiniti, le Curve e diagonali, fino a compiere un passo oltre la terra sulla quale cammina. Nello spazio con i Neutrini e con un approccio ancora più estremo con la serie alla quale sta lavorando in questo momento, dedicata alle Galassie. Qui l’abbandono al mondo è compiuto e l’intuizione si è fatta certezza: “Siamo figli dell’Universo” dichiara l’artista.       

L’intervento di Francesca Filippi

La storica dell’arte e dell’architettura Francesca Filippi, autrice di numerosi testi, introduce la serata con un intervento su Bauhaus e avanguardie. Un talk che riprende le origini del 1919, quando la Bauhaus inaugura a Weimar, dove lo stesso anno è approvata la Costituzione della neonata repubblica tedesca. Il direttore Walter Gropius avvia un progetto didattico rivoluzionario e per farlo si avvale della collaborazione di molti artisti d’avanguardia, tra i quali Itten, Feininger, Kandinsky, Klee e Moholy-Nagy. Gropius stesso è vicino ai gruppi di orientamento espressionista e la Germania dell’epoca è uno degli epicentri delle ricerche artistiche più avanzate: a Dresda con il gruppo Die Brücke, a Monaco di Baviera con il gruppo Blaue Reiter, e a Berlino con la rivista e la galleria Der Sturm di Herwarth Walden, i dadaisti e alcuni esponenti del Costruttivismo russo e del Neoplasticismo. Per la sua scuola Gropius predilige gli artisti che stanno sperimentano un linguaggio astratto, e questa sua scelta è fondamentale per comprendere gli sviluppi del design e dell’architettura moderna.

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