Coronavirus

Un Covid hotel non basta per Lecco: Ats cerca altre soluzioni

Sono in corso sopralluoghi per valutare strutture idonee per nuove convenzioni

Un Covid hotel non basta per Lecco: Ats cerca altre soluzioni
Cronaca Meratese, 09 Dicembre 2020 ore 09:11

Un Covid hotel non basta per Lecco: Ats cerca altre soluzioni. L’agenzia di tutela della salute ha infatti pubblicato nuovamente la manifestazione di interesse, ovvero l’avviso, per ricercare strutture alberghiere che possano ospitare pazienti colpiti da Coronavirus che non possono stare in isolamento nella propria abitazione. Stiamo parlando di persone Covid positive dimesse dai reparti ospedalieri o dai Pronto Soccorsi, che devono trascorrere un periodo di quarantena con Sorveglianza Sanitaria attiva e che vivono in alloggi non idonei alla quarantena ( ad esempio presenza di familiari immunodepressi o con patologie precedenti, anziani, soggetti fragili; assenza di spazio in casa). Ad oggi l’unica struttura individuata ufficialmente è stata  l’Ostello Parco Monte Barro.

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Un Covid hotel non basta per Lecco: Ats cerca altre soluzioni

Nelle ultime settimane però altre realtà del territorio si sono fatte avanti (una delle ipotesi ventilate  riguardava ad esempio i Centro residenziale per disabili “Oltre noi” di Valmadrera) tanto che una delibera di Ats si legge che sono in corso sopralluoghi per valutare strutture idonee per nuove convenzioni. Accordi ufficiali come quello siglato con Legambiente, che gestisce l’Ostello del Barro e che prevedono il pagamento di un importo massimo omnicomprensivo, a totale copertura dei servizi sopra dettagliati di 80 euro al girono esclusa IVA e tassa di soggiorno e  70 euro nel caso in cui non vengano garantiti tutti i requisiti specifici (ad esempio consentire l’ automonitoraggio della temperatura e/o della saturimetria anche attraverso la messa a disposizione degli ausili o coordinare attività di esecuzione dei tamponi).

Spazi idonei anche per i sanitari

In realtà nell’ultimo avviso di Ats sono state previste anche eventuali “deroghe” sul costo giornaliero. In questo caso non stiamo parlando di pazienti ma di sanitari impiegati nell’emergenza. Sì perchè nella delibera che precede la ripubblicazione della manifestazione di interesse, si valuta la possibilità di riconoscere  a strutture che possano ospitare i sanitari, per assicurare la loro permanenza sul territorio “quote diverse, in quanto ritenute congrue rispetto alla copertura di servizi offerti, anche laddove risultanti maggiorate rispetto a quanto previsto con la manifestazione di interesse”

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