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Uccisa a 18 mesi dal compagno della mamma: l'addio alla piccola Sharon, La lettera della mamma al suo angelo

"Sharon, ora che sei in cielo, assieme alla tua bisonna e al tuo bisnonno, cerca di proteggere me, la mia famiglia e chi ti ha voluto bene veramente. Il nostro non sarà mai un addio"

Uccisa a 18 mesi dal compagno della mamma: l'addio  alla piccola Sharon, La lettera della mamma al suo angelo
Cronaca Brianza, 11 Maggio 2021 ore 13:42

Sono passati quattro mesi da quel terribile 11 gennaio 2021, giorno in cui la piccola Sharon Barni, 18 mesi, è stata uccisa dal compagno della madre, Gabriel Robert Marincat, 25 anni, di Lentate, aveva raccontato che la bambina stava giocando in casa quando una stufetta di piccole dimensioni le era caduta in testa. Ma la realtà dei fatti era ben diversa tanto che l'uomo è stato accusato e arrestato per omicidio volontario.  Come riportano i colleghi di primacomo.it negli scorsi giorni è finalmente arrivato il via libera per il funerale che è stato celebrato oggi, 11 maggio, nella chiesa Santa Maria Nascente di Cabiate, in provincia di Como, a pochi passi dalla casa dove si è consumata la tragedia.

Uccisa a 18 mesi dal compagno della mamma: l'addio alla piccola Sharon

Sotto la pioggia battente di questa mattina sono arrivati per partecipare alle esequie della piccola cabiatese sia il sindaco Maria Pia Tagliabue che il comandante della Polizia locale Giuseppe Culicchia. Fin dai primi momenti successivi alla tragedia, infatti, tutta la comunità di Cabiate si è stretta attorno a questa mamma che aveva e ha ancora oggi la necessità di non essere lasciata sola. Malgrado la restrizioni antiCovid, in tanti (sempre osservando le regole sul distanziamento) hanno voluto partecipare al rito e la chiesa era piena. Al centro, davanti all’altare la piccola bara bianca di Sharon, ricoperta di rose bianche.

L’omelia

Toccanti le parole utilizzate da don Giovanni Piazza per l’omelia pensata per Sharon.

“Lasciate che i bimbi vengano a me” dice il signore. Cercando parole che possano avere un senso in questo momento, mi sono fermato a questa frase del Vangelo che spesso commento ai battesimi. La nostra vita è un andare, la piccola Sharon stava imparando cosa vuol dire muovere primi passi. A volte vai spedito, altre ti trovi a cadere. Quando si cade c’è l’attesa della mano attenta che diventa l’appoggio su cui far leva per alzarsi e riprendere cammino. Chiediamo al Signore aiuto per alzarci da una caduta rovinosa e inaspettata.

I bimbi sono creature uniche e irripetibili. C’è un’immagine che mi viene in mente: un fiore se lo lasci vivere diventa qualcosa di unico, ma continua a vivere anche dopo la sfioritura. Quando i fiori vengono recisi, da qualcuno che pensa di esserne padrone, non possono continuare la fioritura. I bambini sono capaci di accogliere il regno di Dio. Un bimbo si fida di tutti, perché ancora deve imparare cosa vuol dire lottare contro il Male di questo modo. Il regno di Dio è di chi si fida. Il maligno ci spinge a chiuderci, convincendoci che tutto deve essere per noi. Solo perdendo di vista l’amore di Dio, si possono calpestare i fiori. Solo chi non vive nel regno di Dio può fare di una tragedia una fiction.

Ho visto un segno concreto di attenzione all’altro nella raccolta fondi fatta per i bambini all’ospedale. È uno dei segni nel recuperare rispetto e amore per l’altro. Sostituiamo le chiacchiere curiose, i pruriti che non portano da nessuna parte, con segni rispetto di amore verso gli altri”.

La lettera della mamma

Dopo la cerimonia funebre nella chiesa Santa Maria Nascente di Cabiate, il corteo si è spostato al cimitero dove la ammma, Silvia Barni, ha consegnato a don Giovanni Piazza un lettera in cui ha parlato a cuore aperto alla sua piccola.

Amore mio, il destino ha scelto un’altra strada. Ha voluto che noi due non potessimo percorrere lo stesso cammino. Il mio pensiero quando nascesti fu una domanda: chiedermi se meritassi tanta gioia. Ricordo il giorno che ti ho visto per la prima volta. Avevi già sconvolto positivamente la nostra esistenza e con il passare dei mesi mi aiutavi a vincere le mie paure di non essere mai abbastanza, di non riuscire a raggiungere gli obiettivi e soprattutto di non riuscire a crescerti da sola. Invece tu hai scombussolato tutto. Sei riuscita a farmi coraggio e a lottare. Ci stavo riuscendo bene. Ma ora? Cosa ne sarà di me, della tua nonna che ti accudiva con tanto amore, del tuo nonno giocherellone, dei tuoi zii Jessica e Ivan a cui andavi incontro correndo al loro arrivo, del tuo “fratellino” Riccardo? Te lo ricordi? Quanti guai che avete combinato insieme… e della sua mamma, la zietta pazzerella, la Valentina? Ti faceva sempre le treccine. Che buffo! Ricorderò sempre quei momenti e soprattutto il tuo profumo, indescrivibile!

Ti ho vissuta poco, ma anche solo quel poco mi ha cambiata e non smetterò mai di ringraziarti, Sharon. Così come non smetterò mai di pensare a quel brutto giorno. Ancora oggi non riesco a crederci. Una persona che sembrava volerti bene, si è rivelato tutt’altro. La realtà mi ha crudelmente fatta precipitare in una tragedia che dovrò affrontare con tutte le forze che ho. Ma so che non sarò mai sola perché ci sarai tu e mi guiderai in ogni mio passo. E so che un giorno tu tornerai e potremo continuare a crescere insieme. A volte penso che “un figlio è un dono” e mi chiedo come viene deciso chi lo merita e chi no. La risposta non la so.

Sharon, ora che sei in cielo, assieme alla tua bisonna e al tuo bisnonno, cerca di proteggere me, la mia famiglia e chi ti ha voluto bene veramente. Il nostro non sarà mai un addio. Ti voglio bene”.

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