EMERGENZA

Tragedia di Crans-Montana: anche Filippo Galbiati, sindaco di Casatenovo, in prima linea all’Ospedale Niguarda

Regione Lombardia, in coordinamento con le autorità sanitarie svizzere e la Farnesina, ha attivato un articolato dispositivo sanitario e logistico con Areu che ha già consentito e consentirà nelle prossime ore il ricovero dei giovani feriti a Niguarda

Tragedia di Crans-Montana: anche Filippo Galbiati, sindaco di Casatenovo, in prima linea all’Ospedale Niguarda

In prima linea nella gestione dell’emergenza sanitaria legata alla tragedia di Crans-Montana c’è anche Filippo Galbiati, direttore della Medicina d’urgenza e Pronto soccorso dell’Ospedale Niguarda e sindaco di Casatenovo, impegnato direttamente nel coordinamento dell’accoglienza e delle cure dei giovani italiani gravemente feriti. Un doppio ruolo che in queste ore, drammatiche, lo vede protagonista sul fronte più delicato.

Tragedia di Crans-Montana: anche Filippo Galbiati, sindaco di Casatenovo, in prima linea all’Ospedale Niguarda

Nella mattinata di oggi, venerdì 2 gennaio 2026, l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, ha tenuto un punto stampa all’Ospedale Niguarda per aggiornare sulle condizioni cliniche dei ragazzi coinvolti e sulle operazioni di trasferimento dagli ospedali svizzeri. All’incontro erano presenti anche Alberto Zoli, direttore generale dell’ASST Ospedale Niguarda, Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, direttore del Centro Ustioni del Niguarda, e lo stesso Galbiati.

Regione Lombardia, in coordinamento con le autorità sanitarie svizzere e la Farnesina, ha attivato un articolato dispositivo sanitario e logistico con Areu che ha già consentito il ricovero a Niguarda di tre pazienti nella serata di ieri e che prevede ulteriori trasferimenti nella giornata odierna, compatibilmente con le condizioni cliniche e meteorologiche. Fondamentale il contributo del team specialistico del Centro Ustioni del Niguarda, inviato in Svizzera per valutare direttamente i pazienti ricoverati nei diversi ospedali e definire, caso per caso, la loro trasportabilità in sicurezza.

«Come sapete – ha spiegato Bertolaso – nella serata di ieri abbiamo già ricoverato qui a Niguarda tre ragazzi: una giovane di circa trent’anni e due quindicenni. Oggi stiamo organizzando il trasferimento degli altri giovani italiani attualmente ricoverati in Svizzera. L’invio del nostro team di specialisti ha consentito di raccogliere tutte le cartelle cliniche e stabilire chi può essere trasferito e chi, per le gravissime condizioni, deve rimanere dov’è. Oggi contiamo di riuscire a trasferire quattro giovani feriti, condizioni meteo permettendo. In questo modo, entro la serata, potremmo avere sette ragazzi ricoverati qui a Niguarda».

Gli altri sei feriti italiani si trovano tra gli ospedali di Berna e soprattutto di Zurigo, dove è presente il Centro ustioni. «Si tratta dei casi più complessi – ha aggiunto Bertolaso – non ancora trasportabili. Li stiamo seguendo costantemente e, quando i medici svizzeri daranno l’autorizzazione, li riporteremo tutti a casa».

I dettagli operativi

Nel dettaglio operativo è entrato Galbiati, illustrando cosa accade nel momento più critico, quello dell’arrivo dei pazienti: «I ragazzi arrivano con l’elicottero e vengono trasferiti direttamente nella shock room del pronto soccorso – ha spiegato – Si tratta di pazienti critici che necessitano di una valutazione immediata dell’estensione delle ustioni. Le prime medicazioni avvengono già in pronto soccorso, ma è fondamentale escludere la presenza di traumi interni».

Un passaggio reso possibile dalla dotazione tecnologica del Niguarda: «La presenza delle Tac all’interno del Pronto soccorso, vicine alla shock room, ci consente di eseguire rapidamente tutti gli esami diagnostici necessari e di stabilire il corretto livello di intensità delle cure. Oggi abbiamo disponibilità per tutti, con équipe dedicate che si alterneranno nell’emergenza, composte da medici altamente qualificati, tra cui chirurghi e rianimatori».

«Il criterio che seguiamo – ha concluso Bertolaso – è molto chiaro: trasportabilità clinica e autorizzazione dei genitori, trattandosi in larga parte di minorenni. Non corriamo alcun rischio inutile: la priorità assoluta resta la sicurezza dei ragazzi».

La tragedia

Secondo una prima ricostruzione delle autorità svizzere, l’incendio che ha devastato il bar «Le Constellation» di Crans-Montana nella notte di Capodanno si sarebbe propagato con estrema rapidità all’interno del locale seminterrato, provocando esplosioni e focolai multipli che hanno trasformato la sala in una trappola mortale. La tragedia, avvenuta intorno all’1.30 del 1° gennaio 2026, ha causato 47 vittime e circa 100 feriti, in gran parte giovani che stavano festeggiando l’arrivo del nuovo anno.

Restano aperte le indagini sulle cause dell’incendio e sulla rapidissima propagazione delle fiamme dal seminterrato al piano terra, che avrebbe impedito la fuga a molte persone. Tra le prime ipotesi emerse figurano l’accensione di fuochi d’artificio o petardi all’interno del locale, oppure l’uso di candeline scintillanti sulle bottiglie di Champagne, ma su questi aspetti gli inquirenti mantengono al momento la massima cautela.