Lavoratori sospesi

Sanitari lecchesi non vaccinati, Sindacati: "Non sono tutti no vax"

"Emerse criticità per le quali chiediamo verifiche e correttivi". Tra i sospesi ci sarebbero anche dipendenti che hanno trasmesso il certificato di esonero o differimento vaccinale o che sono a casa per maternità o congedo parentale.

Sanitari lecchesi non vaccinati, Sindacati: "Non sono tutti no vax"
Cronaca Meratese, 06 Agosto 2021 ore 13:01

Non sono certo tutti "no vax" gli operatori della sanità lecchese che finora hanno ricevuto l'atto di sospensione dal posto di lavoro e dal loro Ordine professionale di appartenenza. Non solo: "Ci risulta che il provvedimento sia pervenuto anche a lavoratori che non erano affatto obbligati alla vaccinazione". Lo sostengono i Sindacati Cgil, Cisl e Uil nella lettera congiunta inviata  a Ats Brianza, Asst Lecco. e agli ordini  degli Infermieri e dei Tecnici radiologi e della riabilitazione.

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Tutt'altro che "no vax"

Nella lettera le organizzazioni Sindacali chiedono anzitutto "il dato informativo del numero di lavoratori obbligati alla vaccinazione ex art. 4 del DL 44/2021 che non hanno voluto vaccinarsi e di quelli che, per motivazioni sanitarie, non hanno potuto e sono in possesso di idonea certificazione del proprio medico di base". Il dato reso dalla stessa Ats Brianza all'inizio della scorsa settimana (202 operatori sanitari residenti nelle province di Lecco e Monza e Brianza raggiunti dal provvedimento ) non distingueva infatti tra chi è "no vax" dichiarato e chi ha addotto altre ragioni riguardo al proprio status di sanitario non vaccinato.  Semplicemente Ats ha proceduto nei confronti dei 202 che non avevano risposto al secondo appello a vaccinarsi.

Np vax? Criticità emerse: sospese anche lavoratrici in maternità

Ma i Sindacati portano ora alla attenzione di Ats, Asst e Ordini professionali "alcune criticità che stanno emergendo in queste ore, evidenziate dagli stessi lavoratori, sui quali vi chiediamo di entrare nel merito e se necessario introdurre i correttivi del caso".

Nello specifico i Sindacati affermano che "sono pervenuti atti di sospensione a lavoratori che, a nostro giudizio, non erano obbligati alla vaccinazione o per i quali la sospensione sarebbe dovuta decorrere in momento successivo". A titolo esemplificativo:  "Lavoratori che hanno trasmesso certificazione del proprio medico di medicina generale di esonero o differimento della vaccinazione", ma anche "lavoratrici assenti per maternità, e altro personale assente ad altro titolo (congedi straordinari, ferie, malattia, infortunio), che non sta esercitando la professione, ma che sono stati percettori di comunicazione di sospensione della retribuzione".

Appello agli Ordini: "Le riammissioni a vaccinazione avvenuta siano celeri"

I sindacati avanzano  poi anche un'altra richiesta: "In merito agli atti di sospensione all’esercizio della professione da parte degli ordini professionali e successivo atto sospensivo di ATS, chiediamo che l’iter di riammissione in caso di avvenuta vaccinazione sia celere". "E’ utile ricordare che nei servizi e reparti dell’ ASST, degli ospedali e di tutte le atre strutture sanitarie e socio-sanitarie della nostra Provincia è da tempo emerso prepotentemente il tema degli organici e del reclutamento di alcune figure (medici ed infermieri in particolare). Risulterebbe pertanto paradossale ritardare la riammissione sul posto di lavoro di questi professionisti, sia dal profilo organizzativo che da quello retributivo. A tal proposito chiediamo anche che eventuali carenze di personale dovute dall’impossibilità di impiegare professionisti non vaccinati a qualsiasi titolo non ricada sul resto del personale, ma che si integri nel più breve tempo possibile l’organico che manca".

Sindacati: "La campagna vaccinale resta fondamentale"

I sindacati ribadiscono ad ogni buon conto la loro chiara posizione in ordine all'importanza della campagna vaccina: "Le nostre Organizzazioni Sindacali si sono espresse da tempo sull’importanza fondamentale della campagna vaccinale, in particolare per il personale sanitario, a tutela dell’utenza e degli stessi lavoratori. Riteniamo però altrettanto importante l’applicazione corretta della normativa vigente, soprattutto per quei professionisti che pur comprendendo l’importanza della campagna vaccinale, non possono aderirvi per problemi di salute".

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