Cronaca
Il caso

Professore lecchese senza dosi: "Nel nostro Paese la libertà è condizionata da un vaccino"

Si definisce un No Green pass, mentre rifiuta «l’etichetta» di no vax. In pratica, però il certificato verde lo ha mentre il vaccino non lo ha fatto, nemmeno una dose, e non sembra molto intenzionato a farlo.

Professore lecchese  senza dosi: "Nel nostro Paese la libertà è condizionata da un vaccino"
Cronaca Lecco e dintorni, 20 Dicembre 2021 ore 09:32

Il mondo della scuola è al centro delle discussioni sull'avanzare di contagi. Mentre da una parte è stata avanzata, anche dal sindaco di Lecco Mauro Gattinoni  la proposta di istituire il green pass obbligatorio anche per i ragazzi per frequentare le lezioni, dall'altra dalla scorsa settimana il personale scolastico  è obbligato a vaccinarsi. Ma le sacche di "resistenza" al vaccino non mancano. Anche a Lecco.

Professore lecchese senza dosi: "Nel nostro Paese la libertà è condizionata da un vaccino"

Si definisce un No Green pass, mentre rifiuta «l’etichetta» di no vax. In pratica, però il certificato verde lo ha («Da settembre ad oggi ho  speso 1000 euro in tamponi per andare a lavorare»), mentre il vaccino non lo ha fatto, nemmeno una dose, e non sembra molto intenzionato a farlo. Lui è il professor Valentino Di Carlo, 41 anni docente precario (ovvero non di ruolo) che ha insegnato Italiano all'Istituto «Graziella Fumagalli» di Casatenovo  e al Liceo artistico «Medardo Rosso» di Lecco e che è diventato una sorta di «bandiera» («insieme al professor Massimo Cacciari anche se per carità, non mi voglio paragonare a lui») per gli insegnanti che contestano fermamente la linea Covid del Governo Draghi nel mondo della scuola. Di Carlo, che oggi insegna in una scuola lecchese («ma preferisco non dire quale») se vorrà continuare a farlo,  non potrà più sottoporsi solo al tampone. Dovrà vaccinarsi. Perché la scorsa settimana, il 15 dicembre, è entrato in vigore l'obbligo vaccinale per il personale scolastico. Da mercoledì scorso i docenti che ancora non lo abbiano fatto hanno cinque giorni di tempo per effettuare la prenotazione e 20 per sottoporsi alla prima dose.

Lo farà?

Stiamo studiando la normativa che consente di avere dei margini. A partire dalle tempistiche. Innanzitutto sono i dirigenti scolastici che devono notificare una comunicazione ai docenti invitandoli a vaccinarsi e a quanto sembra non possono farlo se il docente è in congedo o in malattia...

Burocrazia a parte, lei si sottoporrà al vaccino?

Ne parlerò con il mio medico, mi sottoporrò ad esami, ad esempio sulla coagulazione del sangue. Perché la gente non sa cosa c’è in questi vaccini.

Scusi ma lei crede che la gente sappia cosa c’è nella Tachipirina?

E’ diverso, è come pensare di andare a fare l’università saltando le elementari. Tutti i farmaci hanno delle tempistiche per essere approvati, qui tutti i tempi sono saltati.

Cosa pensa della proroga dello stato di emergenza?

Non credo sia necessario essere ordinari costituzionalisti per capire che esiste un serio problema nel come sono state poste le condizioni al prosieguo dello stato di emergenza, di fatto sine die. Con una forzatura inaudita il Parlamento è stato esautorato da ogni scelta possibile e plausibile. E questo di fatto è successo perché abbiamo un Parlamento debole. Il risultato? Nel nostro Pese la libertà è condizionata da un vaccino.

Cosa pensano i suoi studenti delle sue posizioni?

A scuola mi occupo esclusivamente di didattica, ai miei ragazzi parlo di Dante, non di vaccini.

 

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