Casatenovo

“Più Casatenovo”: i cassonetti per i vestiti usati non sono più gestiti dalla Caritas ma da un ente privato

Il servizio di raccolta, trasporto e recupero di abbigliamento usato è stato affidato alla società Imentex srl con sede a Napoli

“Più Casatenovo”: i cassonetti per i vestiti usati non sono più gestiti dalla Caritas ma da un ente privato
Casatese, 20 Giugno 2020 ore 12:56

Più chiarezza e trasparenza per quanto concerne la destinazione degli indumenti usati depositati negli appositi cassonetti dai cittadini. Questo è ciò che il gruppo di minoranza “Più Casatenovo” ha chiesto all’Amministrazione tramite una lettera. Nel documento, in particolare, viene spiegato che Imentex Srl, società con sede a Napoli, annualmente, versa al Comune un corrispettivo di oltre 7mila euro per svuotare i cassonetti adibiti alla raccolta di vestiti usati e reimpiegarli nella propria attività d’impresa. Tale attività consiste nella raccolta, nel recupero, nella lavorazione e nella vendita degli stessi ai maggiori clienti concentrati in Tunisia, Libia e Pakistan.

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“Più Casatenovo”: “Servono informazioni più adeguate per i cittadini”

«Posto che non sia in dubbio la legittimità dell’appalto e dell’affidamento del servizio alla predetta società, tuttavia con la presente siamo a richiedere che sia fornita un’adeguata informazione circa le modalità di reimpiego e di riutilizzo degli indumenti quotidianamente donati dai cittadini -recita la lettera –Infatti, nelle ultime settimane, ricevendo diverse segnalazioni da cittadini, per sacchi di vestiti abbandonati ed accatastati fuori dai cassonetti, pieni e non svuotati, si è avuto modo di constatare che vi è la percezione diffusa e consolidata nella cittadinanza, che il servizio è gestito ancora dalla Caritas, con un reimpiego dei vestiti verso i più bisognosi dei nostri territori. Per chiarezza e trasparenza, deve invece essere chiaro che il servizio risulta attualmente affidato ad una società che non devolve in beneficenza gli indumenti usati, ma che legittimamente utilizza quanto devoluto dai cittadini dei Comuni in cui si è aggiudicata l’appalto per un’attività a scopo di lucro consistente nel reimpiego degli stessi (anche per il tramite di diverse associazioni no profit e onlus, ma sempre per fini economici)».

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