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Nuova interdittiva antimafia a Lecco: carrozzeria nei guai

E' il ventisettesimo provvedimento in due anni

Nuova interdittiva antimafia a Lecco: carrozzeria nei guai
Cronaca Lecco e dintorni, 05 Maggio 2022 ore 10:36

Solo settimana scorsa (tra non poche polemiche) è stata approvata dal Consiglio comunale di Lecco la creazione di una apposita commissione antimafia ed ecco che a stretto di posta arriva un nuovo (l'ennesimo) provvedimento, una interdittiva antimafia emessa nei confronti di una società del capoluogo. 

Interdittiva antimafia

Continua infatti  l’impegno della Prefettura di Lecco e del gruppo interforze antimafia per la prevenzione e il contrasto alle infiltrazioni nell’economia della criminalità organizzata sul territorio della provincia. È stata adottata dal Prefetto di Lecco Sergio Pomponio un’informazione antimafia, a carattere interdittivo, nei confronti di una società a responsabilità limitata, con sede a Lecco he opera nel settore della riparazione di carrozzerie di autoveicoli. Si tratta di una carrozzeria di via Tagliamento finita già nell'inchiesta del 2021 "Cavalli di razza" contro la 'Ndrangheta in Lombardia, in particolare il clan Molè - Piromalli.

Il provvedimento è stato adottato dal Prefetto in seguito all’istruttoria svolta dal gruppo interforze antimafia, coordinato dalla Prefettura, del quale fanno parte Questura, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Direzione Investigativa Antimafia. Salgono così a 27 le interdittive antimafia adottate dalla Prefettura di Lecco negli ultimi due anni.

 

Le polemiche sorte a Lecco contestualmente la nascita della Commissione Antimafia

Come detto il provvedimento riaccende i fari su una tematica, quella delle infiltrazioni della malavita nel tessuto economico lecchese, che già nei giorni scorsi aveva non poco fatto discuree. Dopo il Consiglio comunale a scendere in campo era  stato  Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente Ilaria Alpi per bacchettare l’opposizione con un comunicato stampa.   "A Lecco è stata finalmente istituita la Commissione antimafia, ma in Consiglio comunale nel mirino è finito l'ex Prefetto Castrese De Rosa, paladino antimafia. È quanto emerso dalla paradossale seduta dell'assemblea consiliare del capoluogo, tenutasi  settimana scorsa, dove alcuni interventi dei consiglieri e, in parte, anche dello stesso sindaco, non hanno lesinato critiche rivolte al ex Prefetto, “sotto accusa” per aver “infangato” il buon nome di Lecco"

Come associazione "da anni impegnata sul fronte della diffusione della cultura della legalità,  riteniamo invece che sotto accusa debbano finire i mafiosi e non l'opera del ex Prefetto che, durante il suo mandato nel Lecchese, ha emanato più di 20 interdittive antimafia (di fatto un record nazionale), mettendo i bastoni tra le ruote ad altrettante società infiltrate o comunque vicine agli ambienti mafiosi".

E ancora: "Le interdittive sono state confermate nei vari gradi di giudizio e, pertanto, assolutamente fondate. Così come fondati ci sembrano i contenuti della relazione inviata  alla Dia,  in cui si afferma tra l’altro che a Lecco e provincia si è sviluppata una tacita e remissiva acquiescenza al fenomeno criminale e ai suoi referenti”. Riteniamo che la politica, anziché criticare chi si è fatto paladino della lotta antimafia, dovrebbe rivolgere le proprie invettive contro gli esponenti mafiosi e contro le dinamiche che,  nei decenni, sono giunte ad intaccare le stesse Istituzioni pubbliche del territorio, come dimostrato ad esempio dall'inchiesta Metastasi (paradossalmente ignorata dal dibattito in Consiglio). Lecco e il suo territorio, piuttosto che indignarsi per i contenuti dei rapporti antimafia, devono far fronte comune contro la criminalità organizzata, creando terra bruciata contro le mafie e contro i mafiosi".

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