IL CASO

Molestata in aereo, registra tutto e denuncia la violenza subita

Protagonista della vicenda la giornalista bergamasca Linda Caglioni che ha raccontato l'accaduto in un post. L'audio: «Se non eravamo sull'aereo già ti ero saltato addosso»

Molestata in aereo, registra tutto e denuncia la violenza subita
Pubblicato:

Molestata in aereo, registra tutto e denuncia la violenza subita. Poteva essere un volo Palermo-Milano come gli altri e gli unici problemi avrebbero potuto essere legati, tutt'al più, alle turbolenze. Invece non è andata così. Linda Caglioni, giornalista bergamasca (che ha collaborato anche con PrimaBergamo), su quel volo ha subito molestie e ha scelto di registrare tutto.

Ha raccontato la vicenda in un articolo e ha pubblicato un post sul proprio profilo Facebook rendendo disponibile anche l'audio di quanto successo (con voce opportunamente mascherata).

Dal bacio al «saltare addosso»

Nel suo post, Caglioni racconta come accanto a lei si sia seduto un trentenne con il quale ha avuto inizialmente una breve conversazione. A quel punto, però, l'uomo «ha ritenuto opportuno farmi sapere che desiderava assolutamente baciarmi, poi è passato direttamente al desiderio di sfondarmi» e da qui a «se non eravamo sull'aereo già ti ero saltato addosso», proseguendo in una climax di "proposte" fatte anche con un linguaggio scurrile.

La paura di non essere creduta

La giornalista spiega di non aver segnalato il problema per paura di non essere ascoltata e di eventuali ritorsioni da parte dell'uomo una volta scesi dal volo. È a questo punto che ha anche deciso di registrarlo: «Mentre registravo - lo avevo avvisato ma non gli importava - mi rendevo conto che lo stavo facendo anche per difendermi. Se qualcosa di grave fosse successo, volevo esistesse una prova che gli avevo detto no (anche se poi chiaramente avrebbero contato quanti secondi ci avevo messo prima di rifiutarlo)».

«Ho accusato più me stessa»

Caglioni riassume poi la sua abitudine a viaggiare, anche da sola, e a incontrare persone, uomini compresi, per interviste. «È successo raramente di trovarmi in pericolo - continua -. Però è capitato, e tutte le volte che ho percepito che qualcosa poteva andare storto ho accusato più me stessa per essere finita in trappola che la persona che avevo di fronte per avermi messa a disagio. Perché quando quelle che dovrebbero essere normalissime situazioni di socialità tra un uomo e una donna si trasformano in violenza, dal racconto che se ne fa si deduce sempre che se la vittima avesse evitato quell'incontro o lo avesse interrotto al momento giusto non le sarebbe accaduto nulla di male».

«Perché troppo indipendente»

Infine, sullo stesso concetto la giornalista sottolinea: «Per le donne vittime di violenza è diverso, il loro comportamento viene analizzato da cima a fondo, finiscono anche loro sul banco degli imputati da morte. E nella redazione del Corriere della Sera ci sono davvero dei giornalisti che hanno scritto che Sara Campanella è morta perché era troppo indipendente, e io temo che chi lo ha scritto ci creda davvero, perché è più facile proteggerci instillandoci la paura di vivere e di parlare che impegnarsi a decostruire una cultura malata».

Commenti
Lascia il tuo pensiero

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici sui nostri canali
Necrologie