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La provincia di Lecco piange tre vittime del lavoro: 2.127 infortuni da gennaio

Dall’inizio dell’anno 2.127 infortuni denunciati e malattie professionali in crescita da 61 a 83. Anmil: «La sicurezza deve entrare nelle scuole e nelle aziende, la formazione vera non è un costo, ma un risparmio».

La provincia di Lecco piange tre vittime del lavoro: 2.127 infortuni da gennaio
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Tre vite spezzate, 2.127 infortuni denunciati e malattie professionali in aumento. Dietro i numeri che raccontano la situazione della provincia di Lecco da gennaio a oggi ci sono persone che non torneranno più a casa, famiglie costrette a fare i conti con un’assenza che nessuna parola può colmare, esistenze cambiate per sempre. E c’è anche chi, dopo una vita trascorsa a lavorare con impegno e dedizione, si è ammalato proprio a causa della propria attività, pagando con la vita un prezzo altissimo.

Tre morti sul lavoro nel Lecchese, una strage che non si ferma

È stato un momento di memoria, ma anche di dolore e di rabbia, quello vissuto oggi, domenica 11 ottobre 2026 , in occasione della Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. Come ogni anno, Anmil Lecco, l’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, ha organizzato una cerimonia commemorativa in mattinata davanti al Monumento ai Caduti sul Lavoro, opera dell’artista Pablo Atchugarry, in largo Caleotto a Lecco.
A rendere omaggio alle vittime, accanto al presidente di Anmil Lecco Gian Franco Longhi, sono intervenuti il direttore dell’Inail Sergio Ferraro, l’assessore al Welfare del Comune di Lecco Emilio Minuzzo, Francesca Felice Vaccari, Capo di Gabinetto della Prefettura di Lecco, e il consigliere provinciale con delega al Lavoro Antonio Pasquini. Un minuto di silenzio ha raccolto tutti attorno al ricordo di chi ha perso la vita mentre lavorava e di chi porta ancora addosso le conseguenze di un infortunio.
Negli ultimi mesi, tre tragedie hanno colpito il territorio lecchese, lasciando dietro di sé famiglie distrutte e domande che continuano a chiedere risposte. Fauzi Marwen, 33 anni, residente a Malgrate e originario della Tunisia, è morto giovedì 4 giugno a Rosignano, in provincia di Livorno. Stava svolgendo lavori di manutenzione per conto di una ditta esterna all’interno dello stabilimento OMP. Si trovava sul solaio di un capannone quando una parte della struttura ha improvvisamente ceduto, senza lasciargli scampo. Nella notte tra martedì 21 e mercoledì 22 luglio è morto Silvester Tegang, appena 27 anni, originario del Camerun. Era arrivato in Italia con la speranza di costruirsi un futuro. Il lavoro avrebbe dovuto rappresentare la strada per realizzare i suoi progetti, ma la sua vita si è interrotta in un cantiere all’interno della galleria Monte Piazzo, lungo la Statale 36, nel territorio di Colico. Il 21 settembre la tragedia ha colpito Roberto Butti, 72 anni, residente a Lorentino. Era nella propria officina, l’azienda E.V.B. Srl di cui era titolare, in via Cantelli a Calolziocorte. Stava montando una scaffalatura quando una parte della struttura è improvvisamente crollata, travolgendolo mortalmente.

Tre uomini, tre storie diverse, unite da un epilogo che non avrebbe mai dovuto verificarsi. Tre persone che avevano una vita, degli affetti, progetti e qualcuno che le aspettava a casa.
A restituire le dimensioni del fenomeno nella nostra provincia di Lecco è stato il presidente di Anmil Longhi, che ha ricordato i dati aggiornati dall’inizio dell’anno. «In provincia di Lecco, da gennaio a oggi, sono state tre le vittime, mentre gli infortuni denunciati sono stati 2.127, con un aumento del 3% rispetto allo scorso anno. In crescita anche le malattie professionali, passate da 61 a 83».

Numeri che non lasciano spazio all’indifferenza e che, nelle parole di Longhi, si accompagnano a una rabbia evidente. Perché il richiamo alla sicurezza non può esaurirsi nelle commemorazioni, né trasformarsi in una serie di adempimenti formali senza ricadute concrete. Da qui la richiesta di un cambiamento radicale, che parta dall’educazione e coinvolga direttamente il mondo della scuola e quello produttivo. «Non cambia nulla: bisogna veramente entrare nelle scuole e rendere obbligatoria l’educazione civica dedicata alla sicurezza sul lavoro. Serve formazione nelle aziende, ma non sulla carta. La formazione vera non è un costo, ma un risparmio», ha affermato il presidente di Anmil Lecco. Un messaggio netto: imparare a riconoscere i rischi, conoscere le regole e applicarle concretamente deve diventare parte integrante della formazione di ogni persona. Non un obbligo da assolvere per rispettare la normativa, ma uno strumento indispensabile per proteggere la vita.

Sulla necessità di mantenere alta la guardia è intervenuto anche l’assessore Minuzzo, che ha richiamato i cambiamenti della società e delle attività produttive: «Le sfide che ci troviamo ad affrontare oggi possono essere diverse rispetto al passato, per l’evoluzione della società, del mondo del lavoro e delle attività produttive. L’attenzione e la sensibilità su questi temi, però, devono rimanere le stesse o, se possibile, crescere ulteriormente. Anzi, devono aumentare, soprattutto alla luce dei numeri che abbiamo ricordato poco fa, relativi alla nostra provincia dall’inizio dell’anno, ma anche a quelli delle province limitrofe».


Un richiamo altrettanto forte è arrivato da Antonio Pasquini. «Siamo ancora qui a ricordare persone che sono uscite per andare a lavorare e non sono più tornate a casa. È particolarmente preoccupante per una provincia come Lecco, dove il lavoro è centrale nella vita sociale ed economica. Dovremmo essere un esempio, ma purtroppo non lo siamo per quanto riguarda morti e infortuni sul lavoro. L’intelligenza artificiale sta entrando prepotentemente nelle dinamiche e nelle attività lavorative, ma non siamo ancora riusciti a ridurre gli infortuni e gli incidenti sul lavoro. E quando avvengono nell’ambito di commesse pubbliche, come accaduto a Colico lo scorso luglio, questo fa ancora più male».