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La situazione lecchese

La pandemia ha lasciato a casa più donne: meno richieste per le badanti nel 2020

La crisi economica ha privato molte donne del lavoro, spingendole verso l’attività di cura dei propri perenti

La pandemia ha lasciato a casa più donne: meno richieste per le badanti nel 2020
Cronaca Meratese, 15 Aprile 2021 ore 16:11

La pandemia ha costretto anche il Centro Risorse Donne della Provincia a limitare l’attività degli sportelli di Lecco, Barzio, Calolziocorte e Merate. Infatti sono state 2.035 le signore che si sono rivolte a una di queste sedi per cercare un lavoro come badanti, contro le 2.394 dell’anno precedente e le 2.568 del 2018. Il servizio era partito nel 2006 con 266 iscritte per poi passare alle 307 dell’anno successivo. In tre lustri l’attività del Centro è sempre cresciuta con un picco massimo nel 2014 con 2903 iscritte.

La pandemia ha lasciato a casa più donne: meno richieste per le badanti nel 2020

«Si tratta di un servizio specifico di cura per assistenti e per famiglie – ha spiegato la dirigente Tina Valseschini- Nel 2020 l’affluenza è diminuita da una parte per le difficoltà delle donne a raggiungere gli sportelli, dall’altra perché molte famiglie avevano minori necessità perché una fetta consistente delle persone era a casa e quindi non aveva bisogno di trovare una badante».

La crisi economica infatti ha privato molte donne del lavoro, spingendole verso l’attività di cura dei propri perenti: nel 2016 erano 244 le famiglie che si erano rivolte al servizio; poi 247 nel 2017; 256 nel 2018; 276 nel 2019 e infine 247 lo scorso anno.
Le donne italiane alla ricerca di un lavoro di cura sono state sempre di meno a partire dal 2016. «Nel 2020 il dato è stato particolarmente basso». Infatti se nel 2016 le badanti italiane che si rivolgevano allo sportello erano il 37%, la percentuale è calata negli anni successivi: 26% nel 2017; 25% nel 2018; 23% nel 2019 per arrivare al 16% dello scorso anno. Nel 2020 su 2035 donne 340 erano italiane e 1695 straniere.

Fra le donne straniere la preponderanza giunge dall’Est Europa, seguite dall’America Latina, dall’Africa e dall’Asia in misura decisamente irrisoria.
Interessante notare che nel 2016 le italiane erano la maggior parte, seguite sempre dalle signore dell’Est. Un dato in flessione costante.
«Lo scorso anno il nostro servizio, svolto prevalentemente online, non ha facilitato i contatti per le richieste di orientamento al lavoro. C’era anche il problema della pandemia risolto da qualche famiglia facendo effettuare il tampone alle badanti. In alcuni casi le stesse assistenti si sono sottoposte spontaneamente a tampone, anche se chi cerca lavoro non sempre ha potuto permettersi la spesa».

Nel 2020 si è confermato un deciso calo della fascia giovanile (dai 18 ai 30 anni) delle donne che hanno cercato un’occupazione come badante e una continuità sostanziale nella fascia di mezza età (dai 31 ai 40 anni). Sono stati evidenziati dei dati contrastanti nella fascia adulta con un deciso aumento delle donne fra i 41 e i 50 anni e un calo significativo di coloro che invece hanno più di 51 anni. Il dato positivo è che negli ultimi anni si sta assistendo ad un aumento costante delle assunzioni anche se lo scorso anno si è verificata la flessione causata dalla già citata pandemia: 72 nel 2015; 86 nel 2016; 95 nel 2017; 103 nel 2018; 147 nel 2019 e infine 106 lo scorso anno. «Probabilmente il dato in nostro possesso sulle assunzioni è inferiore al numero reale – ha concluso Tina Valseschini – Tuttavia il numero è confortante tenuto conto della situazione pandemica dello scorso anno. Un dato che conferma senza dubbio l’utilità del nostro servizio».

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