Lavoro

La Nostra Famiglia, ancora nessun accordo per i lavoratori. I sindacati scrivono al vescovo di Milano

Da un anno sindacati e proprietà cercano di trovare un accordo.

La Nostra Famiglia, ancora nessun accordo per i lavoratori. I sindacati scrivono al vescovo di Milano
Lecco e dintorni, 14 Novembre 2020 ore 15:43

La Nostra Famiglia, ancora nessun accordo per i lavoratori. I sindacati scrivono al vescovo di Milano.

La Nostra Famiglia, ancora nessun accordo per i lavoratori

Da oltre un anno i sindacati che rappresentano i lavoratori e la proprietà della struttura sanitaria non riescono a trovare un accordo. In ballo ci sono 2mila dipendenti e contratti non rinnovati da 14 anni.

Durante l’ultimo incontro con le sigle sindacali, l’associazione La Nostra Famiglia ha spiegato che “ha definito di applicare ai dipendenti (circa 400) che operano direttamente in attività di cura e di ricerca afferenti all’Istituto Scientifico “Eugenio Medea” il CCNL Case di Cura. Per circa 1600 dipendenti che operano nei Centri di Riabilitazione, nelle Direzioni Centrali e Regionali è confermata l’applicazione del CCNL CDR con il riconoscimento del 50% dell’importo corrispondente all’aumento retributivo del contratto nazionale sottoscritto lo scorso 8 ottobre”.

La proprietà ha aggiunto: “Due sono i fattori fondamentali che hanno guidato le scelte dell’Associazione: la salvaguardia dei livelli occupazionali e la volontà di garantire servizi di qualità a bambini e ragazzi nell’ottica di innovazione che da sempre a caratterizzato attività di cura, riabilitazione, ricerca e formazione svolte”.

Luisa Minoli, presidente dell’associazione ha dichiarato: “In questi mesi La Nostra Famiglia, pur confermando in ogni occasione la sua scelta, non ha mai smesso di interrogarsi sulle soluzioni in grado di contemperare le richieste dei lavoratori con la necessità di garantire continuità e sostenibilità in una visione di lungo periodo, in grado di preservare tutto ciò che di positivo ha rappresentato e rappresenta l’ente, fondato da Don Luigi Monza nel 1946, per i lavoratori e le famiglie dei bambini in cura nei 28 Centri presenti in sei regioni. La proposta discussa oggi vuole essere innanzitutto un atto di responsabilità dell’Associazione che, lo ricordiamo, è un ente non profit. È solo alla luce di queste coordinate, che può essere interpretata ogni scelta dell’Associazione”.

La lettera al Vescovo

Così Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di fare appello al vescovo di Milano Mario Delpini e ai suoi delegati, Maurizio Gervasoni, Vescovo delegato per i problemi sociali e il lavoro, e don Massimo Angelelli dell’Ufficio Pastorale per la salute della Conferenza Episcopale Italiana.

“L’eccellenza sono soprattutto le persone che lavorano in ogni reparto dell’Associazione. Ora, tutto questo patrimonio di valori e di condivisione rischia di rimanere un bel ricordo. In questi anni si sono affrontati molti cambiamenti, ma le famiglie delle lavoratrici e dei lavoratori, da 14 anni stanno pazientemente aspettando il giusto riconoscimento a tutto questo dare non ce la fanno più, non riescono più a vivere dignitosamente con stipendi fermi a 14 anni fa” si legge nel testo della lettera.

“In questo ultimo anno noi come OO.SS. e gli stessi operatori abbiamo continuato a sperare che la proprietà e la dirigenza riconoscessero il giusto contratto di lavoro e la giusta retribuzione al loro patrimonio più prezioso, le lavoratrici e i lavoratori, ma purtroppo dobbiamo constatare amaramente che non è così – prosegue il testo  – Come OO.SS. non possiamo accettare che la qualità del lavoro e l’alta professionalità, che vengono richieste quotidianamente, vengano così meschinamente negate quando si tratta di applicare il contratto.
Ci parlano di difficoltà portando i bilanci, ma analizzando quei bilanci possiamo affermare che non è nel costo del lavoro che risiede la difficoltà dell’Associazione”.

Ecco il testo integrale della lettera

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