RABBIA

La bandiera della storica spedizione CAI al K2 del 2004 Rubata al Rifugio Sassi Castelli

Il vessillo era custodito nella sala Fiocchi del rifugio ai Piani di Artavaggio. Firmata dai 21 componenti della spedizione e dagli alpinisti incontrati al Campo Base, rappresentava un importante ricordo dell'impresa «K2 2004 – 50 anni dopo».

La bandiera della storica spedizione CAI al K2 del 2004 Rubata al Rifugio Sassi Castelli

Amarezza e indignazione al Rifugio Sassi-Castelli, ai Piani di Artavaggio nel territorio comunale di Moggio, dove s stata sottratta una bandiera dal grande valore storico e affettivo. Il furto è avvenuto sabato scorso all’interno della sala Fiocchi del rifugio, dove il vessillo era esposto come testimonianza di una pagina importante dell’alpinismo italiano.

Rubata al Rifugio Sassi-Castelli la bandiera della storica spedizione CAI al K2 del 2004

A rendere noto l’accaduto sono stati i responsabili del Rifugio Sassi-Castelli, che attraverso un messaggio pubblicato ieri, lunedì 3 agosto 2026  sui social hanno definito quanto accaduto «un atto vile e ignobile».

Il Rifugio Sassi-Castelli, di proprietà della Società Escursionisti Lecchesi (SEL), si trova a 1.647 metri di quota ai Piani di Artavaggio ed è uno dei punti di riferimento della montagna lecchese. Costruito nel 1926 e ricostruito nel dopoguerra dopo essere stato distrutto durante una rappresaglia nazi-fascista, da quasi un secolo accoglie generazioni di escursionisti e appassionati della montagna.

La bandiera sottratta non era un semplice oggetto decorativo, ma un vero e proprio cimelio. Tra maggio e luglio del 2004 aveva infatti accompagnato la spedizione «K2 2004 – 50 anni dopo», organizzata per celebrare il cinquantesimo anniversario della prima ascensione italiana del K2.

Il 26 luglio 2004 cinque alpinisti italiani raggiunsero la vetta della seconda montagna più alta del mondo, a 8.611 metri, senza utilizzare ossigeno supplementare, scrivendo una nuova pagina nella storia dell’alpinismo. Il vessillo era stato firmato dai 21 componenti della spedizione e successivamente anche da altri alpinisti incontrati al Campo Base.

Proprio questo elemento rendeva la bandiera un pezzo unico, legato non solo all’impresa sportiva ma anche alle persone che l’avevano vissuta e condivisa.

Nel messaggio diffuso dal rifugio emerge tutta la delusione per il gesto compiuto: «Degli autori di tale ignobile atto non abbiamo prove ma certezze sì», hanno scritto i responsabili, lanciando un appello affinché chi ha sottratto la bandiera possa trovare il coraggio di restituirla.

L’auspicio è che il vessillo possa tornare presto al suo posto, nella sala Fiocchi del Rifugio Sassi-Castelli, dove rappresentava un simbolo della memoria alpinistica e un patrimonio condiviso dalla comunità della montagna.