La gestione della pandemia

Intervista al dg dell’azienda ospedaliera: “Seconda ondata gestita meglio grazie all’esperienza della prima”

Paolo Favini racconta le strategie adottate dal Mandic ma anche dal Manzoni di Lecco dalla primavera a oggi.

Intervista al dg dell’azienda ospedaliera: “Seconda ondata gestita meglio grazie all’esperienza della prima”
Cronaca Meratese, 25 Dicembre 2020 ore 08:18

Se nella seconda ondata l’ospedale di Merate ha saputo assorbire meglio il flusso dei ricoveri e la complicata conversione dei reparti rispetto alla prima, è proprio grazie al «bagaglio» di insegnamenti lasciato in eredità dal primo picco della pandemia del quale direzione generale e personale hanno saputo far tesoro. «Non c’è dubbio, a inizio anno non sapevamo cosa fosse il Covid e non sapevamo come comportarci: non c’era esperienza, non c’erano terapie, io per primo quando ho contratto il Covid sono stato curato con dei farmaci che ormai non si usano più» ha affermato il direttore generale dell’Asst di Lecco Paolo Favini, che ci ha ricevuti nel suo studio per una chiacchierata prima di accompagnarci nel giro tra i reparti del Mandic.

Prima ondata improvvisa, uno tsunami

«La prima ondata è stata a dir poco improvvisa, un vero tsunami: mi ricordo come se fosse ieri la data del 28 marzo, quando abbiamo registrato 541 pazienti ricoverati, molti dei quali provenienti dalla Bergamasca – ha affermato Favini volgendo lo sguardo ai giorni più drammatici di quest’anno – La seconda l’abbiamo affrontata con maggiore consapevolezza e preparazione, anche perché è stata comunque meno impetuosa. La duttilità del personale è stata la vera arma vincente, che ci ha permesso di reggere l’urto senza troppi affanni».

Strategie modificate in corsa

La strategia per affrontare la seconda ondata è stata per altro modificata in corsa. «All’inizio, seguendo ovviamente le direttive regionali, ipotizzavamo di mantenere Merate libero da pazienti Covid e di ricoverarli tutti a Lecco, che è ospedale hub. Gli eventi hanno poi portato a occupare in maniera importante anche il Mandic, che è sede di Pneumologia, e quindi ci siamo adattati di conseguenza, con diversi aspetti importanti: abbiamo mantenuto in attività ovviamente il canale delle urgenze, l’Ostetricia, una sala operatoria operativa 24 ore su 24 e non abbiamo interrotto la chirurgia programmata. In parte alcuni interventi sono stati spostati su Lecco, ma anche questo fa parte del lavoro di squadra che mi piace sottolineare. Non ci sono figli e figliastri, non ci sono Lecco e Merate, ma un’unica azienda ospedaliera che lavora in sinergia».

Terza ondata alle porte

La terza ondata, stando anche alle impressioni dei primari di Medicina, Pneumologia e Rianimazione, sembra alle porte. La strategia per affrontarla è sostanzialmente simile a quella che ha permesso di assorbire la seconda. «Anche in questa terza fase della pandemia dovremo puntare sempre più sulla rete, anche la Regione rispetto alla scorsa primavera ha imparato a migliorarsi sotto questo aspetto – ha sottolineato Favini – Gli ospedali hub, come il Manzoni di Lecco, accoglieranno i pazienti Covid nella misura del 30-40%, quelli non hub come Merate in quella del 60-70%, sempre mantenendo liberi i canali delle urgenze e delle prestazioni non differibili. Un esempio su tutti, l’Oncologia. Non sappiamo a chi toccherà patire maggior mentre la terza ondata: nella prima fase Bergamo e Brescia hanno pagato il prezzo più alto, nella seconda Milano, Monza e Varese. L’importante, ribadisco, è avere una rete regionale che funzioni e che sappia gestire il flusso dei pazienti in modo da non trovarci con un ospedale lombardo al collasso e con un altro con posti letto vuoti».

 

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