Virus e economia

Il Covid "infetta" l'economia: sono ben 49mila i posti di lavoro a rischio nella Bergamasca

Ascom ha presentato uno studio realizzato nell'ambito del suo osservatorio semestrale. I numeri parlano chiaro e raccontano un colpo durissimo sull'economia locale: persi 2,2 miliardi di valore aggiunto

Il Covid "infetta" l'economia: sono ben 49mila i posti di lavoro a rischio nella Bergamasca
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«Il Coronavirus ha colpito in modo durissimo Bergamo. Le persone, ma anche l’economia. L’impatto è stato veramente pesante e riguarda sia la tenuta delle aziende che, di conseguenza, dell’occupazione da qui alla fine dell’anno». A dirlo è Giovanni Zambonelli, presidente di Ascom Bergamo, in apertura della video-conferenza nel quale l’associazione dei commercianti ha presentato la ricerca (basata su 711 interviste) relativa all’impatto del Covid sull’economia locale e sui posti di lavoro.

49mila posti di lavoro a rischio nella Bergamasca

Lo studio (aggiornato al 30 aprile), si inserisce nell’osservatorio semestrale che Ascom realizza ogni anno in primavera e in autunno e che quest’anno, per ovvi motivi, si è incentrato soprattutto sull’emergenza causata dalla pandemia. Il crollo dei dati è pressoché omogeneo in quasi tutti i punti toccati dalla ricerca, ma quello certamente più inquietante è quello relativo al numero di posti a rischio in Bergamasca da qui alla fine del 2020 nei settori del commercio, del turismo e dei servizi: la stima parla di 49 mila, un crollo verticale del 27 per cento circa. Al momento, solo il blocco dei licenziamenti, dovuto all’accesso alla cassa integrazione, “salva” l’occupazione, ma il sondaggio di Ascom dimostra come solo un imprenditore su quattro, a oggi, esclude il taglio del personale da giugno in poi. In tal senso, i mesi peggiori saranno quelli a venire.

Il direttore di Ascom Bergamo, Oscar Fusini, spiega: «Siamo davanti a dati mai visti prima nella storia economica del nostro territorio. C’è grande negatività, come dimostra il crollo del 35,5 per cento del sentiment degli imprenditori. L’indice di fiducia è precipitato ed è un crollo superiore addirittura a quella che ci fu nel 2011 dopo la grande crisi del 2009. In percentuale, solo un imprenditore su dieci (l’11,6 per cento) è ottimista per il futuro».

Questa negatività è certamente legata anche al crollo dei ricavi riscontrato nella nostra provincia e pari al 40 per cento. Nove imprenditori su dieci hanno riscontrato o prevedono a stretto giro una netta riduzione dei ricavi. Un dato strettamente correlato al crollo dei consumi, che su scala nazionale (a livello locale non è ancora possibile calcolarlo) è stato del 31,7 per cento. «La vera criticità però – continua Fusini – è a livello di fabbisogno finanziario. Solo una impresa su cinque non risente della crisi e noi temiamo che un’impresa su tre del territorio, attualmente, rischia di non essere in grado di fare fronte ai propri debiti».

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Ascom Bergamo: uno sportello di consulenza per gli imprenditori

È davanti a questa Spoon River dell’economia bergamasca che Ascom ha illustrato alcune nuove misure di sostegno agli imprenditori studiate appositamente per questa delicata fase e che si aggiungono agli aiuti economici (pari a circa due milioni di euro complessivi) stanziati negli ultimi mesi in via eccezionale. «Nelle ultime settimane – spiega Daniela Nezosi, responsabile dell’area formazione di Ascom Bergamo – abbiamo risposto a circa seimila imprenditori che ci chiedevano consulenza. Da qui l’idea di attivare uno sportello di consulenza professionale individuale assolutamente gratuito. Sarà aperto da domani (27 maggio, ndr) e aiuterà i professionisti a individuare delle soluzioni per il futuro per andare a ricreare un equilibrio in termini di liquidità e organizzazione aziendale. Si tratta di uno sportello principalmente rivolto alle Pmi. Inoltre, data la situazione che abbiamo riscontrato, abbiamo deciso di aprire anche uno sportello psicologico, anch’esso totalmente gratuito».

In arrivo delle attività di formazione

A questo, Nezosi spiega come Ascom farà partire a breve anche una serie di attività di formazione. Si tratta di cinque meeting: tre pensati appositamente per le categorie più colpite (alberghi, bar e ristoranti), uno dedicato al settore del terziario in generale e dedicato alle opportunità dell’online e l’ultimo sulla gestione dello stress, che solitamente era pensato per i manager e viene ora invece aperto a tutti.

È ancora Fusini, poi, a chiudere, provando a sottolineare «dei piccoli aspetti positivi, anche solo per dare un po’ di ottimismo in un momento così difficile. Il primo è che i principali problemi che stiamo riscontrando sono di ordine pratico e contingente, ovvero strettamente legati all’attualità. Se si riuscissero a superare, le cose poi migliorerebbero sicuramente. Il secondo aspetto positivo è che i tessuti economici piccoli, i principali della nostra terra, vanno in difficoltà più facilmente ma sono anche quelli capaci di rigenerarsi più velocemente. Infine, non va dimenticato che il nostro territorio ha una fortissima patrimonializzazione. In altre parole, qui ci sono molti più risparmi rispetto ad altre parti e questo potrebbe risultare fondamentale, come elemento, per pensare alla ripartenza».

 

 

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