Almeno dodici colpi tra Lecco, Bergamo, Milano e Monza, sopralluoghi fingendosi clienti, allarmi neutralizzati con una sostanza spruzzata sui sensori e, quando necessario, pareti sfondate a martellate per entrare nei locali. Poi la refurtiva, tra stecche di sigarette, Gratta e vinci e contanti, finiva in depositi e in una rete di ricettazione organizzata.
Anche le vincite dei biglietti della lotteria istantanea sarebbero state riscosse attraverso un sistema collaudato, affidato in particolare alle donne del gruppo, incaricate di grattare i tagliandi rubati e recarsi in diverse tabaccherie del territorio per incassare gli eventuali premi. Un’attività criminale che avrebbe fruttato al sodalizio composto da cittadini rumeni e italiani, legati anche da rapporti di parentela, tra fratelli e coniugi, circa mezzo milione di euro e che, secondo gli investigatori, non era il risultato di colpi occasionali, ma di un’organizzazione con ruoli definiti e compiti distinti. L’inchiesta dei Carabinieri di Merate ha portato a dodici misure cautelari: tre destinatari sono ancora latitanti.
Fermata la banda dei muri sfondati: dodici misure cautelari e tre latitanti
Il blitz, come illustrato oggi, giovedì 29 ottobre 2026, nella sede del Comando provinciale dei Carabinieri di Lecco, è scattato all’alba. I militari del Comando provinciale dei Carabinieri di Lecco, con il supporto delle Compagnie di Monza, Treviglio, Pioltello e Sesto San Giovanni, hanno dato esecuzione ai provvedimenti emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecco, al termine di un iter giudiziario che ha previsto anche gli interrogatori preventivi introdotti dalla riforma Cartabia.
Sei persone sono destinatarie della custodia cautelare in carcere, due donne del gruppo sono state sottoposte agli arresti domiciliari, mentre per altre quattro sono stati disposti ulteriori provvedimenti restrittivi della libertà personale. Tre destinatari risultano al momento ancora latitanti: due devono essere raggiunti dalla misura in carcere, mentre il terzo è destinatario di un provvedimento di divieto.
Tutti sono indagati, a vario titolo, per reati legati ai furti in tabaccherie e sale slot e alla ricettazione. La contestazione di associazione per delinquere riguarda nove dei dodici destinatari delle misure cautelari.
A sottolineare la portata dell’inchiesta è stato il procuratore capo di Lecco, Ezio Domenico Basso, che ha definito l’indagine importante perché ha permesso di individuare un sodalizio dedito ai reati predatori, in particolare ai furti, indicati come una delle piaghe del territorio.
«Siamo di fronte a un livello alto di criminalità, non a soggetti che si aggregano occasionalmente», è il senso delle parole del procuratore, che ha evidenziato la contestazione del reato di associazione per delinquere nei confronti di una parte degli indagati.
Il gruppo, composto come detto da italiani e rumeni, avrebbe sviluppato una rete nella quale alcuni componenti si occupavano materialmente dei furti, mentre altri erano addetti alla ricettazione della merce sottratta.
«Seppur rudimentale, avevano impiantato un’attività criminale redditizia, strutturata e ripetuta nel tempo», ha sottolineato Basso. Un sistema che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe superato la dimensione dei singoli episodi, con ruoli distinti e una rete in grado di garantire continuità all’attività illecita.
La Procura procede complessivamente nei confronti di una ventina di persone, per le quali sono state formulate contestazioni a vario titolo nell’ambito dell’inchiesta.
A ricostruire l’origine e le modalità dell’attività investigativa è stato il comandante provinciale dei Carabinieri di Lecco, Nicola Melidonis. Tutto comincia il 7 marzo 2025, con un furto ai danni di un bar-tabaccheria di Monticello Brianza. «Da quell’episodio gli accertamenti si sono estesi a una serie di incursioni ai danni di tabaccherie e sale slot, con l’obiettivo di sottrarre soprattutto tabacchi, Gratta e vinci e denaro contenuto nelle macchinette. L’attività si è sviluppata grazie ad attività tecniche di pedinamento e di osservazione classiche che vengono svolte in questi casi».
Dal furto di Monticello Brianza, definito dagli investigatori il «padre di tutti i furti», gli accertamenti hanno consentito di ricostruire una sequenza di episodi in diverse province lombarde.
Dopo il colpo iniziale del 7 marzo 2025, la serie sarebbe proseguita a Calolziocorte, il 22 marzo, quindi a Carate Brianza, il 29 maggio, e a Castello Brianza, il 6 giugno.
Il gruppo sarebbe poi entrato in azione a Concorezzo, il 16 luglio, e a Veduggio con Colzano, il 21 luglio.
Ad agosto i colpi si sarebbero susseguiti a ritmo serrato: Milano, il 2 agosto; Cologno al Serio, il 5 agosto; Zibido San Giacomo, l’11 agosto; Monza, il 15 agosto; e nuovamente Zibido San Giacomo, il 22 agosto. Nell’elenco investigativo figura anche un secondo episodio a Monza il 16 agosto. La ricostruzione si sviluppa quindi tra il territorio lecchese, la Brianza e le province di Bergamo e Milano, delineando un’attività che avrebbe interessato diversi esercizi commerciali nell’arco di alcuni mesi.

A illustrare nel dettaglio la lunga e complessa operazione è stato il capitano Giovanni Casamassima, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Merate, che ha ricostruito il modus operandi del gruppo. I furti nelle tabaccherie sarebbero stati preparati attraverso sopralluoghi accurati. I componenti della banda entravano negli esercizi fingendosi clienti, così da studiare la posizione delle telecamere di sorveglianza e verificare la presenza e la disposizione dei sistemi di allarme. In alcuni casi, come a Monticello, per neutralizzare i dispositivi di sicurezza, avrebbero spruzzato una sostanza in grado di coprire i sensori degli allarmi. Le incursioni avvenivano poi durante la notte. Per entrare nei locali, i presunti autori non avrebbero esitato nemmeno a sfondare le pareti a colpi di martello. Per gli spostamenti legati ai furti avrebbero utilizzato auto rubate, mentre per trasportare la merce sottratta si sarebbero serviti di altre vetture, definite «pulite». Il bottino era composto soprattutto da stecche di sigarette, Gratta e vinci e denaro contante prelevato dalle slot machine.
I biglietti della lotteria istantanea sarebbero stati poi gestiti attraverso un sistema specifico, nel quale le donne del gruppo avrebbero avuto un ruolo importante. Il loro compito consisteva nel grattare i Gratta e vinci sottratti durante i furti, individuando quelli vincenti, e successivamente recarsi in diverse tabaccherie del territorio per riscuotere i premi. In questo modo, secondo l’ipotesi investigativa, le vincite venivano convertite in denaro contante attraverso esercizi differenti, nell’ambito di una gestione organizzata della refurtiva.
«Per coordinare le incursioni, i componenti dell’organizzazione avrebbero utilizzato anche ricetrasmittenti, come i walkie-talkie, evitando di affidarsi ai telefoni cellulari e riducendo così il rischio di lasciare tracce nelle comunicazioni».
Le indagini non si sono fermate alla ricostruzione dei singoli furti, ma hanno permesso di individuare anche il circuito attraverso il quale la merce sarebbe stata nascosta e rimessa in circolazione.

Un deposito nella disponibilità del gruppo sarebbe stato individuato a Verdello, in provincia di Bergamo, dove veniva custodita parte della merce sottratta. La sua individuazione ha consentito di recuperare altra refurtiva.
Una tabaccheria di Cinisello Balsamo sarebbe stata utilizzata come punto di riferimento per la rivendita dei tabacchi sottratti ad altri esercizi commerciali. Proprio a Cinisello è stato individuato anche un deposito, nel quale sono intervenuti i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Qui sono stati sequestrati circa 300 chilogrammi di tabacchi, per un valore stimato in 350mila euro.
Nel corso delle indagini, il quantitativo complessivo di tabacchi recuperati è stato indicato in circa 350 chilogrammi, per un valore superiore a 300mila euro. Il valore complessivo dei furti contestati, tra denaro, tabacchi, Gratta e vinci e altri beni, è stato invece stimato in circa 500mila euro.