LE PAROLE DELL'ESPERTO

Covid: gli effetti invisibili del virus secondo la professoressa Strepparava

Intervista a Maria Grazia Strepparava, professoressa di Psicologia clinica all'Università di Milano Bicocca e referente dell'Unità di Psicologia clinica al San Gerardo.

Covid: gli effetti invisibili del virus secondo la professoressa Strepparava
Meratese, 18 Ottobre 2020 ore 14:00

Prosegue il nostro approfondimento sulle conseguenze del Covid. Nei giorni scorsi vi abbiamo raccontato, attraverso diverse testimonianze, le conseguenze fisiche che la malattia può avere anche a distanza di mesi dalla guarigione. Con Maria Grazia Strepparava, professoressa di Psicologia clinica all’Università di Milano Bicocca e referente dell’Unità di Psicologia clinica al San Gerardo, abbiamo invece cercato di mettere ordine tra la sfera dei disturbi psicologici derivanti da Covid e ospedalizzazione.

Covid: gli effetti invisibili del virus

Tra le decine e decine di pazienti che in queste settimane si stanno sottoponendo al follow up post Covid nell’ambulatorio dedicato del San Gerardo di Monza ce ne sono davvero tante in cui la malattia ha lasciato anche strascichi “invisibili”: disturbi della sfera psicologica, più o  meno pesanti. Si va dalla depressione ai problemi del sonno, della memoria, di concentrazione, fino ai disturbi da stress post traumatico.

“Arriviamo a definire le patologie attraverso un iter ben preciso – spiega la professoressa Strepparava – Il primo screening viene svolto attraverso la somministrazione di questionari: sono strumenti standardizzati, testati e approvati dalla comunità scientifica e servono a inquadrare i disturbi che poi verranno approfonditi con gli specialisti”.

Le conseguenze più comuni

I numeri dicono che il 50% dei pazienti «agganciati» dal team di psicologi dell’ambulatorio del San Gerardo, soffre di quella che in gergo medico si chiama «reazione da stress»: si tratta di una serie di comportamenti che l’individuo sviluppa a seguito di un evento traumatico e che si traducono in azioni di evitamento (per non farsi carico di eventuali nuovi traumi), ma anche in iper reazioni a stimoli esterni, stati di ansia legati ad emozioni forti, pensieri intrusivi ricorrenti.

Poi c’è un 20% di soggetti in cui il ritmo sonno/veglia ha perso il suo equilibrio. Questo si traduce in risvegli ricorrenti nel corso della notte, ma anche in difficoltà nell’addormentamento o nel riprendere sonno. Può diventare un disturbo invalidante e soprattutto andare a minare l’equilibrio della persona sfociando anche in una patologia depressiva.

Alcune persone che hanno avuto il Covid sembrano presentare una reazione di disadattamento con uno stato blandamente depressivo.

“Indicatori di uno stato depressivo possono essere la difficoltà a ricordare gli eventi, i disturbi della concentrazione, gli stati di ansia e di paura ricorrenti, la tristezza profonda – sottolinea la professoressa Strepparava. Ma questi sintomi possono essere effetto di altri: se ad esempio un paziente ha problemi di sonno ricorrenti, il suo fisico sarà più stanco, le sue capacità cognitive “annebbiate”, le azioni quotidiane diventeranno dunque più faticose, sfociando in stati di tristezza e di insoddisfazione”.

Il disturbo da stress post traumatico

Il disturbo da stress post traumatico è il più preoccupante. Si manifesta in conseguenza di un fattore traumatico estremo, in cui la per- sona ha vissuto, ha assistito, o si è confrontata con un evento che ha implicato la morte, la minaccia di morte o le lesioni gravi. La risposta della per-
sona comprende paura intensa e sentimenti di impotenza.

Inoltre l’evento traumatico può venire rivissuto in modo ricorrente con ricordi spiacevoli e intrusivi e spesso compaiono anche sintomi come la tachicardia e la depersonalizzazione (l’esperienza di sentirsi distaccato o di sentirsi un osservatore esterno dei propri processi mentali o del proprio corpo).
“I pazienti che soffrono di questo disturbo sono quelli in cui la malattia si è manifestata in forma grave o gravissima – spiega Strepparava –I casi riscontrati al momento al San Gerardo non sono molti”.

Le conseguenze sugli operatori sanitari

Si è parlato spesso del grande sforzo compiuto dai medici e dagli operatori sanitari durante i mesi più difficili della pandemia. Oggi come stanno?

“L’esperienza ha insegnato tante cose – rimarca la professoressa – Da marzo abbiamo
seguito a livello psicologico circa 300 persone, tra medici, infermieri e operatori sanitari. In gruppo o attraverso colloqui individuali, il supporto psicologico al San Gerardo non è mai mancato. Oggi sicuramente si affronta questa nuova crescita dei contagi in modo diverso.
Chi lavora in corsia non ha più la sensazione di dover affrontare una minaccia sconosciuta e questo è già un passo avanti. Dall’altra parte permane la preoccupazione di poter tornare a vivere momenti difficili, carichi di stress e questo sicuramente è fonte di affaticamento. Noi come ospedale ci siamo sempre stati e continueremo ad esserci. In caso di aggravamento dell’emergenza sanitaria siamo già pronti, come team di psicologi ad attività mirate di aiuto sia per il personale sanitario sia per la popolazione”.

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