Per non dimenticare

Una targa per ricordare i deportati Ernesto Cattaneo di Olgiate e Giovanni Ripamonti di Calco

Sabato 23 maggio 2026, alle 10.30, in Largo Garibaldi a Calolziocorte, la comunità si raccoglierà attorno a un gesto semplice ma profondamente necessario. Insieme a loro verranno commemorati Oscar Zannini e Giovanni e Giuseppe Rosa

Una targa per ricordare i deportati Ernesto Cattaneo di Olgiate e Giovanni Ripamonti di Calco

Sabato 23 maggio 2026, alle 10.30, in Largo Garibaldi a Calolziocorte, la comunità si raccoglierà attorno a un gesto semplice ma profondamente necessario: l’inaugurazione della targa dedicata ai deportati della Valle San Martino.

Un momento di memoria condivisa, alla presenza dell’amministrazione comunale, del presidente provinciale ANPI Enrico Avagnina e delle rappresentanze scolastiche, per ricordare chi ha attraversato uno dei periodi più bui della nostra storia senza poter far ritorno.

Questa targa si inserisce in un percorso di memoria già avviato negli anni precedenti, che ha visto la posa delle targhe dedicate a Don Achille Bolis e a Renzo Attilio Galli, oltre alla pietra d’inciampo per Ernesto Cattaneo a Olgiate Molgora. Segni concreti, sparsi sul territorio, che trasformano le strade quotidiane in luoghi della memoria, affinché il passato non diventi mai silenzio.

Una targa per non dimenticare: omaggio ai deportati della Valle San Martino

Dietro ogni nome inciso nella memoria collettiva ci sono storie, volti, scelte e destini interrotti.

Ernesto Cattaneo, mugnaio di Olgiate Molgora, aiutava la Resistenza fornendo farina ai partigiani. Arrestato, passò da San Vittore a Fossoli, poi a Bolzano e infine a Mauthausen e Gusen, dove morì nel gennaio 1945. Un uomo semplice, diventato parte di una rete silenziosa di solidarietà.

Giovanni Ripamonti, di Calco, faceva parte del gruppo antifascista legato a don Achille Bolis e al dottor Oscar Zannini. Anche lui seguì lo stesso tragico percorso di prigionia fino a Gusen, dove morì nel marzo 1945, dopo aver contribuito all’aiuto dei partigiani sui monti di Erve.

Oscar Zannini, medico, organizzatore e punto di riferimento per molti giovani renitenti, visse una deportazione lunga e drammatica: da San Vittore a Fossoli, da Bolzano a Mauthausen, fino a più trasferimenti tra lager come Flossenbürg, Mittelbau e Buchenwald. Morì nel febbraio 1945, dopo aver attraversato l’inferno della deportazione nazista.

Giuseppe Rosa e Giovanni Rosa, padre e figlio di Calolziocorte, titolari di una piccola attività industriale, furono arrestati con l’accusa di sostenere la Resistenza. Anche per loro il destino fu lo stesso: San Vittore, Fossoli, Mauthausen e infine Gusen, dove entrambi persero la vita.

Accanto a queste storie di dolore, la memoria ricorda anche chi è sopravvissuto e ha potuto testimoniare.

Bernardo Carenini, Giuseppe Riva e Angelo Aquilino Frigerio condivisero lo stesso tragico percorso di deportazione attraverso Bergamo, San Vittore, Fossoli, Bolzano e Mauthausen. Arrestati tra il 1944 e il 1945, riuscirono a tornare nel giugno 1945, portando con sé il peso indelebile di ciò che avevano vissuto

Questa targa non è soltanto un nome inciso sul marmo. È una presenza silenziosa che attraversa il tempo. È un invito a ricordare che la libertà non è mai stata scontata e che dietro ogni diritto ci sono storie di sofferenza, coraggio e resistenza.

Nel gesto di oggi si rinnova un impegno collettivo: quello di non lasciare che queste vite scompaiano nell’oblio. Perché ricordare non è guardare indietro, ma scegliere ogni giorno da che parte stare.