Si è conclusa a Calusco d’Adda la quarta edizione della Nicocup, il torneo di calcio a 5 nato per ricordare Nicolò Branciforti, scomparso a soli 21 anni a causa di un sarcoma.
Tanti gol per la ricerca nel ricordo di Nicolò
Quella che era nata come una serata tra amici al campetto del paese si è trasformata in una maratona di due giorni che ha visto partecipi 80 giocatori su otto squadre, attirando grazie anche alla proposta culinaria dell’American Barbecue e ai fuochi d’artificio molti visitatori.
Dietro l’evento c’è l’impegno di Gabriele, migliore amico di Nicolò e organizzatore dell’evento, e di suo fratello Stefano. «Non abbiamo mai voluto chiamarlo Memorial», spiega Gabriele. «Volevamo qualcosa che fosse direttamente legato alla ricerca, al motivo per il quale facciamo questo, e al motivo per cui Nicolò non c’è più». Per questo, tutto il ricavato viene devoluto allo studio del dottor Alessandro De Vita dell’Istituto Tumori della Romagna «Dino Amadori».
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Un grande legame con tutti i presenti
Il legame con Nicolò è ancora fortissimo tra i partecipanti, tra cui un amico di vecchia data del padre: «Eravamo un gruppo di amici che giocavano a calcio dagli anni ‘90, e già allora suo papà se lo portava dietro… Oggi sono probabilmente il giocatore più longevo del torneo». Questa missione spinge gli organizzatori a fare sempre di più: quest’anno è stato anche lanciato un raduno di auto e moto, e a Natale arriveranno i panettoni solidali.
Il dottor De Vita spiega che i fondi supportano lo sviluppo di «una forma farmaceutica nanometrica, quindi un farmaco nanoparticellare che cerchi di implementare la pratica clinica diminuendo la tossicità della chemioterapia standard». Questa ricerca d’eccellenza, supportata dal Ministero con un Pnrr da 1,5 milioni di euro, vede l’Italia un faro europeo per i sarcomi. Si tratta di tumori rari e subdoli, che registrano circa 3mila casi l’anno nel nostro Paese. «Raro non vuol dire meno importante», sottolinea il ricercatore, spiegando come le donazioni siano «una linfa vitale che consente di mantenere vivo un progetto che effettivamente può essere di grande ricaduta sulla gestione clinica del paziente del domani».