è la prima Regione in Italia

Soccorso in montagna, la Lombardia lancia il nuovo servizio sanitario avanzato

Operativo dal 1° agosto il servizio Saai: medici e infermieri del Soccorso Alpino potranno garantire cure avanzate anche in ambienti impervi, grotte e zone irraggiungibili da ambulanze ed elicotteri.

Soccorso in montagna, la Lombardia lancia il nuovo servizio sanitario avanzato

La Lombardia è la prima Regione italiana ad attivare un servizio strutturato di Soccorso Sanitario Avanzato in Ambiente Impervio (Saai), un modello innovativo pensato per assicurare cure avanzate anche in montagna, nelle grotte e in tutti quei contesti difficilmente raggiungibili, quando le condizioni meteorologiche o ambientali impediscono l’impiego degli elicotteri di elisoccorso o rendono impossibile l’intervento di altri mezzi di soccorso.

Lombardia, al via il nuovo soccorso sanitario avanzato in montagna

Il nuovo servizio, operativo da sabato 1° agosto 2026, è stato presentato a Palazzo Lombardia dall’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, insieme al presidente del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas) Lombardia Marco Astori, al direttore del Cnsas Lombardia Marco Salmoiraghi e al direttore generale di Areu Massimo Lombardo.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Regione Lombardia, Areu, Cnsas, Asst, Farmacie ospedaliere e Direzione Generale Welfare con l’obiettivo di offrire ai cittadini una possibilità di cura in più, garantendo l’intervento di équipe sanitarie altamente specializzate anche negli scenari più complessi.

Le quattro Sale Operative del 118 (Soreu) e la Centrale Regionale di Elisoccorso di Areu (Creli) potranno infatti attivare squadre composte da medici e infermieri del Cnsas lombardo, professionisti formati sia dal punto di vista sanitario sia tecnico-alpinistico, in grado di operare in sicurezza negli ambienti montani e ipogei.

«Si tratta di un servizio fondamentale – ha sottolineato Guido Bertolaso – quando non si riesce ad arrivare con le ambulanze o con gli elicotteri perché c’è brutto tempo oppure perché l’emergenza avviene in una grotta. Da oggi i volontari del Soccorso Alpino possono intervenire con tutti gli strumenti a loro disposizione. Abbiamo ampliato lo spettro di azione dell’emergenza-urgenza in Lombardia mettendo a disposizione dei cittadini competenze e professionalità di altissimo livello. È un passo avanti importante del quale tutti potranno beneficiare».

Astori: «La Lombardia è la prima Regione italiana ad adottare questa procedura»

Per Marco Astori, il nuovo progetto rappresenta una svolta per il soccorso in ambiente montano.

«Con questa iniziativa portiamo il soccorso sanitario avanzato anche negli ambienti impervi e montani. Fino a oggi i medici e gli infermieri che operavano sui mezzi di soccorso di Areu, una volta indossata la divisa del Soccorso Alpino, non potevano utilizzare le competenze sanitarie avanzate già acquisite. Grazie al lavoro svolto insieme ad Areu e Regione Lombardia, queste professionalità potranno intervenire anche in montagna con gli stessi protocolli del sistema dell’emergenza-urgenza. La Lombardia è la prima Regione italiana ad aver realizzato una procedura di questo tipo».

Astori ha inoltre evidenziato i benefici concreti per i pazienti: «Pensiamo alla gestione del dolore. Una persona con una frattura alla caviglia in ambiente impervio può restare sulla barella anche per quattro, cinque o sei ore prima del trasporto. Oggi possiamo garantire un’assistenza sanitaria avanzata fin dalle prime fasi dell’intervento, migliorando in modo concreto la qualità delle cure».

Lombardo: «L’ambiente impervio non è solo la montagna»

Anche il direttore generale di Areu Massimo Lombardo ha sottolineato il valore della collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti.

«Questo progetto nasce dall’analisi delle esigenze reali del sistema di emergenza-urgenza ed è il risultato di un importante lavoro congiunto tra Areu, Cnsas, Asst e Direzione Welfare, soprattutto per l’organizzazione delle dotazioni di farmaci e dispositivi sanitari».

Lombardo ha ricordato che l’ambiente impervio non coincide esclusivamente con la montagna: «Comprende tutti quei contesti in cui raggiungere il paziente è particolarmente difficile, come alcune aree boschive o collinari. In questi scenari i volontari del Soccorso Alpino diventano a tutti gli effetti soccorritori del sistema sanitario regionale».

Ogni anno Areu gestisce circa un milione di missioni di soccorso e, nel 98% dei casi, riesce già a garantire la risposta più adeguata. «Con questo progetto – ha concluso Lombardo – interveniamo su quel restante 2% di situazioni nelle quali, fino a oggi, raggiungere il paziente con cure avanzate risultava più difficile».

Oltre 1.800 interventi nel 2025

Il nuovo servizio rappresenta l’evoluzione di una collaborazione ormai consolidata tra il Sistema sanitario regionale e il Cnsas lombardo. Nel solo 2025 il Soccorso Alpino lombardo è intervenuto in oltre 1.800 operazioni, prestando assistenza a quasi 2.000 persone.

Tra i volontari figurano 24 infermieri, già abilitati agli algoritmi clinico-assistenziali dei Mezzi di Soccorso Avanzato di Areu, e 34 medici, dei quali 14 operano anche nel sistema regionale dell’emergenza-urgenza. Il progetto valorizza questa doppia competenza, permettendo ai professionisti di applicare anche negli ambienti impervi gli stessi protocolli utilizzati quotidianamente nel servizio sanitario lombardo.

Per garantire interventi omogenei sono stati sviluppati 12 algoritmi clinico-assistenziali dedicati alle principali emergenze, tra cui trauma maggiore, dolore toracico, crisi convulsive, reazioni anafilattiche e gestione del dolore.

Sono inoltre state attivate 12 postazioni strategiche distribuite sul territorio regionale, ciascuna dotata di farmaci, presidi sanitari avanzati, monitor multiparametrico, sistema di trasmissione dell’elettrocardiogramma e zaino sanitario dedicato. In Valtellina risultano già operative le postazioni di Livigno, Bormio e Caiolo, attive 24 ore su 24.

Nei prossimi mesi, sulla base dei risultati ottenuti, Regione Lombardia valuterà un ulteriore ampliamento della rete, con l’obiettivo di rendere il servizio sempre più capillare ed efficiente e garantire ai cittadini cure avanzate nel minor tempo possibile, anche nei luoghi più difficili da raggiungere.