La vicenda social

Saluto romano in gelateria? Ciro’s e la polemica surreale

Quella che ha travolto nei giorni scorsi la gelateria Ciro’s e il suo omonimo proprietario è una polemica decisamente surreale

Saluto romano in gelateria? Ciro’s e la polemica surreale

Saluto romano in gelateria? No, tutt’altro.

Quella che ha travolto nei giorni scorsi la gelateria Ciro’s e il suo omonimo proprietario (Ciro Colleoni), è una polemica decisamente surreale: il cartonato che raffigura proprio il titolare ha sì il braccio teso, ma semplicemente per misurare l’altezza dei bambini che entrano in negozio. Perché quelli sotto il metro si meritano un piccolo cono omaggio.

Saluto romano in gelateria? Ciro’s e la polemica surreale

Un modo simpatico per misurare l’altezza dei piccolo clienti, un momento di gioco, che si è però trasformato nell’ennesima polemica social. Qualche utente incappato nei divertenti video che il gelataio è solito pubblicare sui social, non hanno colto l’intrinseca volontà da parte del negoziante di far felici i bambini e ha evidentemente interpretato il braccio come un saluto fascista.

 

 

Colleoni si è dunque visto costretto a dare spiegazioni agli utenti e alla clientela tramite un nuovo reel sulla pagina della gelateria: «Il braccio alzato è per misurare l’altezza dei bambini, non per altri motivi. Il gelato è apolitico e serve per far felici adulti e bambini!» ha esclamato.
La vicenda ha fatto il giro di migliaia di telefoni cellulari ed è stata ripresa anche da alcune testate giornalistiche nazionali.

Lara Magoni, europarlamentare bergamasca in quota Fratelli d’Italia, ha voluto esprimere solidarietà al gelataio: «Quando si cerca il fascismo persino dove un bambino deve semplicemente misurarsi per ricevere un gelato, forse il problema non è più ciò che si guarda, ma ciò che si vuole vedere. Un po’ di buon senso, ogni tanto, non guasterebbe».

«Mi hanno insultato anche perché regalo gelato ai bambini, fin quando sarò in grado di farlo lo farò – ha aggiunto il commerciante caluschese, evidentemente provato dall’eco inaspettata della vicenda – Non è solo una mossa di marketing, il sorriso di un bambino è qualcosa di impagabile».