Da Regione

RSA in Lombardia, il PD presenta una mozione di riforma: «65 milioni l’anno per abbassare le rette delle famiglie»

Il consigliere Davide Casati ha illustrato in aula la mozione MOZ 457, firmata da tutto il gruppo dem: dieci proposte concrete per aggiornare un sistema rimasto invariato da oltre vent'anni

RSA in Lombardia, il PD presenta una mozione di riforma: «65 milioni l’anno per abbassare le rette delle famiglie»

Un sistema sotto pressione, rette sempre più alte, criteri fermi da due decenni e una popolazione anziana destinata a crescere ancora. Su questi presupposti il Partito Democratico ha presentato al Consiglio regionale della Lombardia la mozione MOZ 457, a prima firma del consigliere Davide Casati e sottoscritta da tutto il gruppo dem. L’atto, depositato il 25 febbraio 2026, chiede alla Giunta una riforma organica delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), articolata in dieci punti che spaziano dalle tariffe al tema Alzheimer, dal personale al rilancio del Fondo per le infrastrutture sociali.

Un sistema che non regge più

I numeri contenuti nella mozione fotografano una situazione critica. In Lombardia operano 739 RSA con oltre 68.500 posti letto autorizzati: il tasso di saturazione supera il 98%, a fronte di una popolazione over 80 che secondo le proiezioni ISTAT crescerà del 41% entro il 2035. Le rette a carico delle famiglie sono aumentate del 16,4% negli ultimi quattro anni, anche perché i finanziamenti regionali non tengono il passo con i costi reali di gestione.

A questo si aggiunge una trasformazione profonda dell’utenza: oltre il 61% degli ospiti presenta oggi una grave compromissione cognitiva, e il 44% degli anziani accolti in regime SSN ha una diagnosi di demenza o Alzheimer. I criteri minimi di accreditamento — fermi a 901 minuti di assistenza settimanale per ospite — non rispecchiano più la reale intensità delle cure necessarie. Ecco le parole di Casati:

«I bisogni cambiano: ci sono molti più anziani, tante persone con demenza, e le strutture rischiano di non essere più sostenibili. In questi tre anni di legislatura non abbiamo di fatto modificato le normative. È necessaria una riforma forte, radicale, strutturale per rendere il sistema più sostenibile per le RSA, ma soprattutto per le famiglie».

Dieci punti, a partire dalle tariffe

Il fulcro economico della proposta è un incremento progressivo del 5% annuo delle tariffe pro capite riconosciute alle RSA nel triennio 2026-2028, accompagnato da un aumento del 10% dei posti letto convenzionati nei nuclei Alzheimer. L’obiettivo è ridurre la quota di compartecipazione a carico degli ospiti, che oggi copre impropriamente anche una parte dei costi sanitari.

La mozione chiede inoltre la revisione del minutaggio assistenziale minimo, il rimborso dei farmaci prescritti negli stessi termini previsti per i pazienti a domicilio, il rilancio del FRISL (Fondo Ricostituzione Infrastrutture Sociali Lombardia) per l’adeguamento strutturale delle RSA, e l’avvio di Centri di Valutazione e Prenotazione pubblici per orientare le famiglie nella ricerca di un inserimento residenziale appropriato. Tra i criteri premianti nei futuri accreditamenti, la mozione prevede anche la valorizzazione del settore non profit, che in Lombardia rappresenta il 70% dell’offerta complessiva.

Il nodo Alzheimer e le sentenze dei tribunali

Un punto specifico riguarda le persone affette da Alzheimer e da patologie neurodegenerative. Una giurisprudenza recente ha riconosciuto alle famiglie il diritto all’esonero dalla retta mensile, in quanto le prestazioni sociosanitarie ad alta integrazione sanitaria dovrebbero essere interamente a carico dello Stato. Questo ha generato incertezza gestionale nelle strutture.

«Sul tema dell’Alzheimer c’è un punto specifico: ci sono state molte sentenze recenti che stanno creando molta incertezza. Chiediamo che la Regione emani delle linee guida e stanzi risorse per le strutture che hanno già concluso il loro iter giudiziario».

La proposta: 65 milioni l’anno, lo 0,2% del bilancio regionale

Sul piano finanziario, il PD ha avanzato una proposta che definisce sostenibile: un pacchetto da 65 milioni di euro l’anno per tre anni, pari allo 0,2% del bilancio della Regione Lombardia.

«Ci sono due livelli di intervento: uno normativo, perché i criteri sono fermi da oltre vent’anni e vanno completamente ripensati, e uno di sostenibilità economica. La nostra proposta, se ritenuta prioritaria, è necessaria sia per le famiglie sia per la tenuta dell’intero sistema».