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Riserva Sartirana, Comitato Civico Ambiente: "Ecco il costo dell'incompetenza"

Ecco il comunicato riportato in forma integrale.

Riserva Sartirana, Comitato Civico Ambiente: "Ecco il costo dell'incompetenza"
Attualità Meratese, 08 Agosto 2021 ore 11:37

Sulla gestione della Riserva Naturale lago di Sartirana si esprime il Comitato Civico Ambiente di Merate. Di seguito il comunicato in forma integrale.

Riserva Sartirana, il commento del Comitato Civico Ambiente

"Il livello della dialettica che negli ultimi mesi ha coinvolto il dibattito istituzionale sulla Riserva Naturale lago di Sartirana, ancora una volta fa capire come la delicatissima gestione sia materia troppo importante per non partire dalla conoscenza della normativa e delle caratteristiche naturalistiche del Sito. Ne sono una conferma i temi trattati nelle diverse sedute alle quali abbiamo assistito, ristretti a due o tre argomenti al ribasso (cani, fruibilità, pesca) che confermano la totale assenza di competenze in materia, da parte di chi gestisce un bene comune di importanza Comunitaria (UE). Anche le dichiarazioni ottimistiche che recentemente sono apparse sulla stampa circa lo stato di salute delle acque della Riserva, sono prive di fondamento, dato che da anni la qualità delle acque  e le sue condizioni ecologiche messe in evidenza dall’agenzia Arpa sono CATTIVE e proprio per questo motivo costantemente sotto osservazione da parte di Regione Lombardia attraverso monitoraggi continui effettuati dalla stessa Arpa. Proprio per superare il grossissimo ostacolo di inadeguatezze riscontrato in molte altre situazioni analoghe alla nostra, Regione Lombardia ha deciso di affidare ai parchi la gestione delle Riserve Regionali.

Sfogliando il piano di gestione del 2010, tutt’ora in vigore, ci siamo imbattuti in ben 9 schede tecniche dedicate appunto alla difficile situazione in cui già si trovavano le acque della Riserva in quegli anni. Il documento conteneva una serie di indicazioni urgenti su come affrontare il problema della riduzione del carico trofico del bacino per operare verso il risanamento idro-qualitativo del lago. Per ridurre le concentrazioni di nutrienti nella matrice acquosa e il conseguente aumento di valori di trasparenza delle acque, una delle priorità elencate era la creazione di barriere filtro attraverso piantumazioni di siepi e vegetazione di ripa. L’associazione tra il substrato e gli apparati radicali delle piante acquatiche permette la colonizzazione di microflora batterica in grado di apportare migliorie all’ecosistema acquatico e ridurre processi di eutrofizzazione, cioè i grossi problemi di cui soffre da tempo il lago. Nel 2017 è iniziato un progetto di riqualificazione floristica (capitale naturale di Monte Brianza cofinanziato da Fondazione Cariplo) che  prevedeva anche la reintroduzione di specie legate agli ambienti acquatici e considerate di importanza conservazionistica elevata. Un progetto dove è stata inclusa anche la Riserva e che ha visto le ultime piantumazioni a inizio di quest’anno.

Basta fare un giro nel Sito per verificare che le preziose indicazioni sono state completamente disattese. In tutta la zona B (declassata iniquamente ad area di minor interesse naturalistico) la vegetazione di riva è stata sistematicamente tagliata e la scomparsa della vegetazione idrolitica ha favorito il fitoplancton che ha quindi potuto sfruttare l’elevata presenza di nutrienti accumulatasi all’interno del bacino lacustre e svilupparsi in modo abnorme. Ricordiamo il terribile disastro ambientale dello scorso anno sulle sue cause sono state date spiegazioni approssimative. Da voci di corridoio del “palazzo” sappiamo che il documento del 2010 giace in un cassetto degli uffici comunali impolverato, ingiallito e mai sfogliato. In questi mesi si sta elaborando il nuovo Piano di Gestione che sostituirà quello precedente. Nei capitoli dedicati alla qualità delle acque sono riportati gli stessi problemi di allora, un copia e incolla, un déjà-vu, che lascia l’amaro in bocca per il tempo perduto: la creazione di fasce filtro con siepi e altri tipi di vegetazione erbacea con il ruolo di fito depurazione sono azioni prioritarie.

Recentemente siamo andati a fare un giro al parco Adda Nord, altra zona umida tutelata. Abbiamo scattato alcune foto per compararle con quelle scattate nella Riserva. Vi invitiamo a  “trovare le differenze”.

Ecco il costo dell’incompetenza: abbiamo già buttato via i soldi del vecchio Piano di Gestione; stiamo pagando il nuovo per farci dire le stesse cose col dubbio che finirà in un altro cassetto; pagheremo con le nostre tasse i fondi che Regione Lombardia ha appena stanziato per provare a raggiungere quel livello BUONO delle acque che avremmo potuto raggiungere in altro modo, forse limitando anche il danno ambientale dello scorso anno.

Parafrasando Totò… e io pago.  Peccato però che ci sia ben poco di cui ridere".

Elena Calogero - Presidente

Comitato Civico Ambiente – Merate

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