Il caso

Nuovo San Michele, i sindaci meratesi: “Meglio nessun ponte…”

I primi cittadini di Paderno, Verderio, Robbiate e Imbersago prendono posizione sul progetto, sollevando dubbi sulla sua attuabilità e rimarcando gli effetti sul territorio

Nuovo San Michele, i sindaci meratesi: “Meglio nessun ponte…”
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Piuttosto che il nuovo San Michele così vicino all’altro, meglio nessun ponte. Lo affermano con forza i sindaci dei comuni di Paderno d’Adda, Verderio, Robbiate e Imbersago in un comunicato stampa dove trapela tutta la perplessità legata al progetto della nuova infrastruttura, arrivando a una presa di posizione diretta: «Piuttosto che un ponte così, meglio nessun ponte».

Ponte San Michele, i sindaci meratesi contrari al nuovo progetto

«Ciò che manca è un’alternativa viaria al vecchio Ponte San Michele. Manca perché chi, ormai da decenni, avrebbe dovuto programmare, progettare e realizzare una vera infrastruttura di collegamento sovraprovinciale, non l’ha fatto – così ne parlano i sindaci della sponda meratese – Sicuramente non serve un ponte così come lo si sta progettando, a 15 metri dal San Michele. Un ponte che amputa un bene monumentale nazionale del suo paesaggio e quindi deruba un territorio di un futuro motore di attrattività e sviluppo, come già l’ha scippato della candidatura a bene patrimonio dell’umanità UNESCO. Non serve neppure un ponte che incolonni tutto il proprio traffico di mezzi leggeri e pesanti dentro le aree urbane di Paderno, Verderio e Robbiate. Chi non ha la possibilità di sedere ai tavoli regionali, ma vive tutti i giorni le nostre strade, sa bene che il traffico quotidiano è già congestionato anche a valle del ponte. Oggi, che i mezzi in uscita dal San Michele sono, indicativamente, la metà di quelli che saranno. I nostri paesi, ma anche tutte le aree urbane tra il nuovo ponte e l’accesso alla tangenziale est vengono ridotte a semplici corridoi di attraversamento, schiacciati tra infrastrutture stradali in costruzione nelle province di Bergamo e di Monza e Brianza. Lo diciamo chiaramente: piuttosto che un ponte così, meglio nessun ponte».

Secondo i sindaci, l’assenza di alternative è legata anche alla mancata realizzazione dell’ultimo tratto della Pedemontana, che avrebbe dovuto assorbire gran parte del traffico di attraversamento tra la Bergamasca e la Brianza, in entrambe le direzioni. La scelta di Regione Lombardia di deviare la nuova autostrada verso la Tangenziale Esterna Milanese avrebbe infatti comportato l’abbandono del progetto per un nuovo ponte sull’Adda, tra Cornate e Bottanuco. Una situazione che, sottolineano gli amministratori, rende particolarmente evidenti le conseguenze di anni di soluzioni mancate, programmazione accantonata e infrastrutture previste ma mai realizzate.

Rilanciata l’alternativa a sud: “No al traffico nei centri abitati”

Per correre ai ripari, è stata proposta l’opzione della costruzione di un ponte in extremis, accettando qualsiasi costo per il territorio, purché l’opera venga realizzata da RFI, nel luogo da essa individuato e senza alcun contributo economico da parte dei Comuni.

Di un nuovo ponte c’è bisogno, questo non è un segreto. La domanda è: quali caratteristiche dovrà avere? Nel dibattito pubblico i sindaci della sponda meratese hanno rilanciato la proposta di un ponte a poco più di un chilometro a sud tra Calusco e Paderno d’Adda, che rispettasse in primo luogo la compatibilità con il contesto e che fosse collegabile alla viabilità maggiore senza attraversare i centri abitati, già colpiti dal traffico.

La risposta ricevuta è stata negativa, senza approfondimenti geologici e senza un’alternativa.

Le risorse per la realizzazione del nuovo San Michele, soprattutto nell’eventualità che il progetto si riveli inadeguato per concezione e collocazione, dovranno essere destinati innanzitutto a chi si trova in prima linea e a individuare soluzioni per alleggerire il traffico nei centri abitati situati entro i primi due chilometri dal punto di approdo. Interventi che, allo stato attuale, non trovano ancora una risposta esaustiva nello studio viabilistico commissionato con la Provincia, ma che le amministrazioni hanno già sollecitato affinché vengano approfonditi.

Purtroppo, si parla di una situazione che invece di avviarsi verso una soluzione va consolidandosi sempre di più, alimentando un sentimento di rabbia che accomuna tutti quanti, sentimento che si sarebbe potuto evitare con una più attenta e tempestiva programmazione di una valida alternativa.

«Da amministratori responsabili stiamo affrontando l’ipotesi che lo scenario peggiore si concretizzi. Ciò non vuol dire che fino all’ultimo non ci batteremo perché questo disastro non si realizzi e si trovi una soluzione sostenibile per chi i nostri comuni li vive e per chi li attraversa».