«Umberto Bossi ci ha lasciato. Pur nel tumulto dei sentimenti è nostro dovere meditare su chi egli sia stato e su quale eredità ci lascia» ha dichiarato Castelli, sottolineando il ruolo avuto dal leader leghista nel segnare «profondamente la vita non solo politica dei padani prima e di tutto il Paese poi».
Nel suo ricordo, l’ex ministro ha evidenziato soprattutto il messaggio identitario e autonomista lasciato da Bossi: «Ha svegliato le nostre coscienze, ci ha insegnato che un cittadino e un popolo non possono dimenticare le proprie radici e ha messo in luce le storture dell’assetto centralistico dello Stato che ha caratterizzato la storia della Repubblica italiana».
Castelli ha poi ripercorso le tappe di un percorso politico condiviso: «Insieme, sotto la sua guida, abbiamo inseguito un sogno: la libertà dei popoli padani. Abbiamo combattuto, lottato, vissuto momenti esaltanti ma anche sconfitte e grandi errori. Ma come diceva lui: “mai mulà, tegn dur”».
Uno sguardo anche a ciò che, secondo Castelli, sarebbe potuto essere il futuro politico del Paese: «La storia non si fa con i se e con i ma, ma sono convinto che se la malattia non lo avesse colpito così duramente oggi l’Italia sarebbe diversa».
Nel suo intervento non manca una critica all’attuale evoluzione del panorama politico: «Oggi il vento della storia soffia contro le idee di autonomia e autogoverno dei popoli. Quella che fu la Lega Nord per l’indipendenza della Padania è stata sostituita da un partito centralista con venature meridionalistiche e oggi nessuno in Parlamento ha davvero a cuore gli interessi del Nord».
Un passaggio che si collega al tema della cosiddetta “questione settentrionale”: «È stata dimenticata – ha aggiunto – senza capire che, se non verrà risolta, l’intera Italia rischia di andare in rovina».
Da qui l’impegno politico che Castelli rivendica per il futuro: «Chi gli è stato vicino per tutta una vita e non ha mai tradito, soprattutto nei momenti difficili, ha il dovere di tenere accesa la fiamma dell’autonomia, dell’identità e dell’autogoverno. Lo dobbiamo a noi stessi, alle generazioni future e anche a Umberto Bossi».
Infine uno sguardo al ruolo del Partito Popolare del Nord: «È nato per dare futuro e slancio a questa visione e la morte di Bossi rappresenta un seme che cadrà in una terra feconda, dal quale nascerà una pianta vigorosa. Il Partito Popolare del Nord raccoglie questa sfida politica e culturale, in un contesto molto diverso rispetto a quello degli anni Ottanta».
Un ricordo che si chiude con una promessa: «Onorando la memoria di Umberto, il Partito Popolare del Nord proseguirà il suo cammino nella vita democratica del Paese».