emergenza

Legambiente: anche le riserve delle dighe stanno finendo

La risorsa idrica rimane ormai soltanto nei bacini idrolettrici di alta montagna

Legambiente: anche le riserve delle dighe stanno finendo

Laghi a secco, fiumi ridotti ai minimi, e anche le riserve dei banini creati dalle dighe per la produzione di energia idroelettrica si stanno rapidamente esaurendo. Restano ancora quelle di alta montagna, favorite dallo scioglimento dei ghiacciai, ma ormai siamo agli sgoccioli. A sostenerlo è Legambiente Lombardia in una nota diffusa oggi, giovedì 6 agosto 2026.

Legambiente: anche le riserve delle dighe stanno finendo

Secondo Legambiente Lombardia  “i segnali sono molto negativi: l’agricoltura continua a intensificare le proprie produzioni e lo sviluppo industriale continua ad attirare attività mostruosamente energivore, a partire dai data center. Se queste dinamiche non saranno rapidamente invertite, sarà la scarsità idrica ad avere l’ultima parola”.

“La siccità dell’estate 2026 è l’ultimo avvertimento utile dal fronte della crisi climatica, visto che da qui in avanti sarà molto probabile che le cose vadano anche peggio, secondo tutti i modelli atmosferici –  ricorda Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia – Bisogna smetterla di negare l’urgenza della doppia transizione, energetica e agroecologica, e imprimere una forte accelerazione alle misure di adattamento per ridurre i consumi idrici. Significa ridurre la domanda di energia, aumentare la produzione da fonti rinnovabili e ristrutturare l’agricoltura e l’allevamento per adattarli al nuovo clima”.

In questi giorni di caldo estremo, l’unica voce in attivo del bilancio idrico è quella dei bacini alle quote più alte, dove le alte temperature accelerano la fusione dei ghiacciai. Si tratta però dell’ultima riserva, la scorta di emergenza che si sta riducendo sempre di più, anno dopo anno della crisi climatica che stiamo vivendo.

Da queste premesse, l’esigenza di fornire acqua agli agricoltori rischia di trasformarsi in conflitto con gli operatori energetici, che lamentano perdite economiche se costretti a turbinare acqua in momenti di domanda elettrica bassa, come in questo mese di agosto in cui le città si svuotano e le fabbriche chiudono.

Al di là del conflitto tra agricoltura e settore energetico che ricavano reddito a partire dalla stessa risorsa idrica, c’è un tema di sicurezza di approvvigionamento: l’acqua trattenuta dalle dighe, soprattutto nei bacini montani della Lombardia occidentale, è già vicina al livello minimo mai toccato nell’ultimo ventennio.

Se anche questa (poca) acqua fosse rilasciata per aiutare l’agricoltura, il problema si trascinerebbe fino al prossimo disgelo, perché soprattutto i bacini alle quote maggiori vedrebbero diminuire la probabilità di afflussi idrici, rischiando di dover affrontare l’inverno privi di accumulo stagionale.

Il sistema energetico regionale si vedrebbe così costretto ad aumentare la propria dipendenza dalle importazioni di elettricità e di gas, con tutti i rischi, economici e geopolitici, che questa aumentata importazione comporta