La ricerca

Il Cai di Merate vola in Nepal col professor Alessandro Fassò, scienziato sul tetto del mondo

Il sodalizio protagonista di una prestigiosa spedizione internazionale ai piedi dell'Everest grazie all'ex presidente della sezione

Il Cai di Merate vola in Nepal col professor Alessandro Fassò, scienziato sul tetto del mondo

La sezione del Cai di Merate si prepara a scrivere una pagina storica della sua lunga tradizione, legando il proprio nome a una delle più importanti spedizioni scientifiche internazionali degli ultimi anni.

Il sodalizio sarà infatti protagonista nel cuore dell’Himalaya con la partecipazione di Alessandro Fassò, residente a Merate, professore ordinario presso l’Università degli Studi di Bergamo, storico socio del club alpino meratese fin dal 1991 ed ex presidente della sezione.

Il Cai di Merate vola in Nepal col professor Alessandro Fassò, scienziato sul tetto del mondo

Partito sabato, fino al 13 ottobre, Fassò metterà la sua profonda esperienza scientifica e alpinistica al servizio di «Pyramid26 – Exploration and Physiology», una missione di frontiera che trasformerà la valle del Khumbu, in Nepal, ai piedi del colosso dell’Everest, in un gigantesco laboratorio a cielo aperto.

Dal Cai di Merate sottolineano con entusiasmo come questa avventura esprima perfettamente i valori fondanti del sodalizio. «Per la nostra sezione si tratta di un’opportunità straordinaria – scrive la sezione – Vedere un nostro past president e socio storico ricoprire un ruolo così cruciale in una spedizione di rilievo mondiale dimostra che la montagna non è solo una palestra di sforzo fisico, ma anche un luogo eletto di cultura, di ricerca e di profonda comprensione umana».

 

Alessandro Fassò

 

Il fulcro di questa imponente ricerca medica e scientifica sarà la celebre «Pyramid Laboratory-Observatory», una struttura avveniristica situata a ben 5.050 metri di altitudine. Nata alla fine degli anni Ottanta da una intuizione dei leggendari esploratori Ardito Desio e Agostino Da Polenza, la Piramide è stata materialmente realizzata nel 1990.

Da oltre 30 anni questo avamposto tecnologico rappresenta un punto di riferimento globale, avendo ospitato centinaia di esperti impegnati nello studio della medicina d’alta quota, della fisiologia, delle scienze della Terra, della meteorologia e dei cambiamenti climatici. In questo contesto estremo, coordinato dal professor Vittore Verratti del dipartimento di Fisiologia dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, il team di esperti analizzerà i meccanismi di adattamento del corpo umano alla severa carenza di ossigeno.

All’interno di questa complessa macchina organizzativa, il ruolo del professore meratese sarà centrale e delicato. Fassò sarà infatti il coordinatore e il responsabile della data science, l’innovativa disciplina che si occupa dell’elaborazione, dell’integrazione e della modellazione matematica della sterminata mole di dati biometrici che verranno raccolti quotidianamente sul campo.

Per il docente e alpinista si tratta di una sfida inedita, che unisce la sua rigorosa professione accademica alla passione di una vita intera vissuta tra le vette. Nel suo personale curriculum verticale figurano numerose ascensioni sui 4mila delle Alpi, molte delle quali portate a termine con gli sci ai piedi, oltre a impegnative spedizioni extraeuropee che lo hanno condotto sulle pareti dell’Alpamayo in Perù, tra i ghiacciai del Ruwenzori in Uganda e sulla cima del Toubkal in Marocco.

Anche l’attività scialpinistica lo ha visto protagonista su vette iconiche come l’Ararat, il Damavand, il Lanín e il monte Fuji. Eppure, questa volta, lo spirito del viaggio verso le terre nepalesi sarà completamente diverso dal passato.

«Questa volta la montagna non sarà vissuta come una semplice cima da conquistare o un terreno di sfida sportiva – spiegano i responsabili del Cai di Merate – bensì come uno strumento al servizio della collettività. Il nostro sodalizio è da sempre abituato a vivere le vette come uno spazio di confronto e di crescita culturale. Il lavoro del nostro socio dimostra come l’analisi e la tecnologia possano gettare un ponte tra la passione per le alte quote e il progresso della conoscenza scientifica».

La macchina della ricerca, in realtà, si è già messa in moto ben prima del decollo verso il Nepal. In questi giorni che precedono la partenza, l’equipe medica sta raccogliendo i dati clinici di base di tutti i partecipanti alla spedizione, così da stabilire un parametro di confronto iniziale.

Durante la lunga fase di avvicinamento e di salita verso i 5.050 metri della Piramide, i ricercatori utilizzeranno dispositivi medici indossabili di ultima generazione e strumenti portatili avanzati. Questi micro-sensori monitoreranno costantemente i parametri vitali, i comportamenti e le risposte psicofisiche dei soggetti coinvolti.

Una volta giunti al laboratorio-osservatorio himalayano, entreranno a pieno regime le diverse linee di indagine clinica, focalizzate sullo studio del sistema cardiovascolare, sull’efficienza della respirazione, sulla qualità del sonno in alta quota e sulle alterazioni della funzione oculare e retinica. Verranno inoltre monitorati l’insorgenza del dolore e i fenomeni legati all’ipertensione arteriosa da alta quota.

In questo labirinto di informazioni mediche, il lavoro metodologico del meratese Alessandro Fassò sarà decisivo per dare un senso compiuto ai monitoraggi.