Infrastrutture

Futuro ponte San Michele, una quarantina di proposte di progetto

Non si placa comunque la preoccupazione del comitato: "L’obiezione sta a monte: sono i requisiti stessi del bando ad aver già dato per acquisita una localizzazione che il territorio non condivide"

Futuro ponte San Michele, una quarantina di proposte di progetto

Una quarantina di progetti. Questo è il bilancio del concorso di idee bandito da Rfi per la realizzazione del futuro ponte San Michele, che si è chiuso nei giorni scorsi. L’esito della prima fase della “scrematura” verrà reso pubblico il 1° ottobre.

Ponte San Michele, una quarantina di candidature

Sulla qualità dei progetti ricevuti ovviamente vige il più stretto riserbo, ma pare che sul tavolo della commissione nominata da Rfi siano giunte candidature provenienti anche da architetti di fama internazionale. Una buona notizia, senza dubbio, che non cancella comunque i dubbi sulla collocazione del viadotto, con tutti i rischi che ne conseguono.

A commentare la vicenda è stata nella giornata di oggi la rete Occhio al Ponte, che coinvolge cittadini, associazioni e imprenditori del territorio. Questa la nota ufficiale.

La Rete Occhio al Ponte prende atto del folto gruppo di proposte, verosimilmente di notevole prestigio architettonico, giunte al Concorso di Progettazione per la costruzione del nuovo ponte sull’Adda. Ma il punto, per la Rete, non è la qualità delle proposte né il confronto tra le diverse soluzioni progettuali. L’obiezione sta a monte: sono i requisiti stessi del bando ad aver già dato per acquisita una localizzazione che il territorio non condivide.

Il bando, infatti, indirizza la progettazione verso la realizzazione del nuovo ponte a meno di 20 metri dal ponte San Michele, trasformando in un presupposto progettuale una scelta sulla quale non vi è mai stata una reale condivisione con il territorio, nonostante le contrarietà e le alternative espresse da tutti i Sindaci dei Comuni coinvolti.

È questo il punto che Regione Lombardia continua a ignorare. Non si tratta di discutere, a valle, di come progettare al meglio un ponte la cui collocazione è già stata fissata. La questione è se quella sia la collocazione giusta. E su questo interrogativo, che dovrebbe essere preliminare a qualsiasi concorso di progettazione, la Regione non ha dato risposte convincenti né ha realmente preso in considerazione le alternative proposte dal territorio.

Gli approfondimenti raccolti in questi mesi – dalle analisi sul traffico atteso ai dubbi legati ai rigidi vincoli imposti da RFI – rafforzano la convinzione che la strada intrapresa sia sbagliata. A fronte di un considerevole esborso di risorse pubbliche, il nuovo collegamento rischia non solo di non risolvere la congestione del traffico, ma di aggravarla, compromettendo ulteriormente la vivibilità dei paesi adiacenti.

A questo si aggiungono le perplessità sulla complessità della manutenzione di un ponte promiscuo e le incognite sul futuro del ponte San Michele, dalla sua manutenzione alle possibili criticità delle sue fondazioni. Mentre si procede a progettare una nuova infrastruttura, resta infatti senza una risposta adeguata la questione della conservazione e del futuro dell’attuale ponte.

La Rete Occhio al Ponte ritiene pertanto che il numero e il prestigio delle proposte presentate non possano essere utilizzati come una sorta di legittimazione della scelta compiuta. Un concorso di progettazione non può sanare a posteriori una decisione sulla localizzazione che il territorio non ha condiviso.

La questione, dunque, non è scegliere il progetto migliore tra quelli presentati. È chiedersi se sia corretto progettare proprio lì. E finché questa domanda non avrà trovato una risposta attraverso un confronto reale con il territorio e con le alternative già avanzate, riteniamo che Regione Lombardia non possa considerare chiusa la discussione.