Tutte le sedie occupate, decine di persone in piedi e un’attenzione palpabile tradottasi in applausi convinti e in una pioggia di domande dal sapore aspramente critico.Il dibattito «Occhi sui Ponti: Lo stato degli attraversamenti dell’Adda nel meratese», andato in scena domenica all’area polifunzionale di Imbersago per la chiusura della Festa dell’Unità, ha certificato un dato inequivocabile: la questione infrastrutturale è vissuta dalla cittadinanza come un’emergenza vitale. Sul palco, i relatori hanno mostrato una vivacità figlia di una frustrazione crescente verso le istituzioni, colpevoli di decisioni calate dall’alto.
Futuro ponte San Michele, spunta l’ipotesi dell’azione legale
A tracciare il quadro sul nuovo viadotto è stato il sindaco di Paderno d’Adda, Gianpaolo Torchio. Senza perdersi nei tecnicismi del bando Rfi, è andato al cuore del problema: il progetto prevede un affiancamento a poche decine di metri dall’attuale San Michele, oscurandolo.
«Andiamo a triplicare il traffico passando in mezzo ad aree residenziali – ha affermato con forza dal palco – La previsione parla di 108 treni passeggeri e 36 convogli merci giornalieri. Non siamo contrari al potenziamento, ma il problema è come e dove lo facciamo». Il primo cittadino ha poi ricordato un retroscena amaro, noto da mesi: la vicinanza della nuova struttura ha di fatto spinto il Ministero della Cultura a bloccare la candidatura del San Michele a patrimonio Unesco.

Con toni altrettanto accesi è intervenuto il sindaco di Imbersago Fabio Vergani: «Faccio fatica a definire opportunità un nuovo ponte qui. Oggi il focus è su un manufatto devastante, che renderà invivibile la vita a numerosi cittadini di Robbiate, Paderno e Verderio, con treni merci lunghi 750 metri a 70 chilometri orari».
Vergani ha puntato il dito contro le logiche regionali: «Il dialogo è unidirezionale. Noi le alternative concrete le abbiamo proposte, ma la salute dei cittadini viene prima o dopo della moneta che serve per realizzare il ponte?».
A dar voce alla mobilitazione civica sono state le rappresentanti della Rete Occhio al Ponte. Carla Rocca, ex sindaca di Solza, ha portato la prospettiva dell’Isola Bergamasca. «Costruire un ponte lì vuol dire portare traffico pesante in un territorio senza sbocchi verso Bergamo – ha avvertito – Calusco ha costruito una tangenziale da 15 milioni che arriva già lì, ora dicono che il terreno frana? Non trovo un’altra parola per descrivere questo se non “sciatteria”». L’imbersaghese Chiara Bonfanti ha sottolineato la forza del dissenso con i numeri della rete: «Contiamo 513 aderenti e 70 associazioni. Noi non diciamo uno sterile “no”, ma contestiamo una scelta derivata da pure questioni di risparmio di Regione Lombardia».
Il termometro della serata è salito durante il dibattito aperto. Dalla platea sono emerse preoccupazioni concrete sui reali margini di manovra per bloccare l’opera: c’è chi ha sollevato il timore di espropri imposti per pubblica utilità, paventando il rischio di proteste estreme in stile No Tav, e chi ha invocato un’alleanza più stretta con i sindaci bergamaschi. A rispondere alle numerose sollecitazioni sono stati tutti i relatori sul palco, fino all’avvertimento conclusivo sganciato da Torchio: «Abbiamo tenuto un atteggiamento istituzionale dialogante. Ma se non avremo altre strade, valuteremo anche la via giudiziaria. Qui ci sono dei diritti della cittadinanza da tutelare in ogni modo».

A chiudere l’incontro il consigliere regionale del Pd Gian Mario Fragomeli, che ha criticato lo scaricabarile tra enti: «L’Assessorato usa scuse formali dicendo “non tocca a me”, trattandosi di strade provinciali. Ma la competenza regionale c’è, perché le Province non hanno risorse e i territori coinvolti sono tre». Fragomeli ha infine rassicurato i presenti sul cantiere di Brivio: «Mi hanno confermato la riapertura per il 4 agosto 2027. È impensabile che si chiuda a giugno dell’anno prossimo il ponte di Trezzo con tre mesi di caos assoluto. La sua chiusura sarà successiva alla riapertura di Brivio».
Dario Tavola