Dibattito

Fine vita, mozione di Prospettive per Merate: “Attendere non è più sufficiente”

Si chiede alla Giunta di sollecitare formalmente Regione ad adottare una disciplina sulle procedure di suicidio medicalmente assistito

Fine vita, mozione di Prospettive per Merate: “Attendere non è più sufficiente”

Il gruppo di minoranza Prospettive per Merate porta in Consiglio comunale il tema del fine vita.

I consiglieri Massimo Panzeri, Paola Panzeri e Alfredo Casaletto hanno presentato una mozione con cui chiedono al sindaco e alla Giunta di sollecitare formalmente Regione Lombardia ad adottare una disciplina regionale sulle procedure di suicidio medicalmente assistito, garantendo percorsi uniformi, chiari e tempestivi per chi si trova nelle condizioni previste dall’ordinamento.

Fine vita, mozione di Prospettive per Merate: “Attendere non è più sufficiente”

L’iniziativa arriva dopo che il Consiglio regionale del Veneto ha approvato una legge regionale sul tema, diventando la quarta Regione italiana — dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna — ad affrontare la questione nell’ambito delle proprie competenze.

Sullo sfondo anche il caso di Domenico Zuccarella, persona affetta da sclerosi multipla che aveva presentato richiesta nel novembre 2025 e ha dovuto attendere molti mesi prima di poter concludere il percorso sanitario.

Pubblichiamo integralmente il testo della mozione:

Alla c.a. sig Sindaco di Merate
Merate, 04/9/2026
MOZIONE CONSILIARE (ai sensi dell’art 54 del vigente regolamento comunale)
Oggetto: disciplina regionale sul fine vita finalizzata a definire procedure uniformi, tempestive e rispettose della dignità e dell’autodeterminazione della persona

IL CONSIGLIO COMUNALE DI MERATE PREMESSO CHE
• il tema del fine vita interpella direttamente principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale, tra cui la dignità della persona, il diritto alla salute, la libertà individuale e il principio di
autodeterminazione;
• la Corte costituzionale, a partire dalla sentenza n. 242 del 2019 e attraverso le successive pronunce in materia, ha delineato il quadro giuridico relativo all’aiuto al suicidio medicalmente assistito, individuando condizioni e garanzie entro le quali tale condotta non è punibile;
• la Corte costituzionale ha più volte evidenziato la necessità di un intervento organico del legislatore nazionale sulla materia, intervento che ad oggi non ha trovato compiuta attuazione;
• in assenza di una disciplina legislativa nazionale organica, permangono differenze territoriali e
incertezze sulle modalità attraverso le quali il Servizio sanitario deve prendere in carico, valutare e accompagnare le richieste delle persone che si trovano nelle condizioni previste dall’ordinamento;
• tali incertezze ricadono innanzitutto sulle persone affette da patologie gravi e irreversibili e sulle loro famiglie, che affrontano una fase particolarmente delicata della propria vita senza poter
sempre contare su procedure uniformi, facilmente conoscibili e tempestive;

CONSIDERATO CHE
• con la sentenza n. 204 del 2025 la Corte costituzionale ha chiarito che le Regioni possono
intervenire, nell’ambito della propria competenza in materia di tutela della salute, sugli aspetti organizzativi e procedurali relativi alla gestione da parte del Servizio sanitario delle richieste di suicidio medicalmente assistito;
• tale possibilità di intervento regionale deve essere esercitata nel rispetto del riparto costituzionale delle competenze e non può tradursi nell’introduzione di nuovi requisiti sostanziali, nella modifica delle condizioni individuate dalla Corte costituzionale o nell’intervento su materie riservate alla competenza dello Stato;
• con la sentenza n. 148 del 2026, relativa alla disciplina della Regione Sardegna, la Corte costituzionale ha ulteriormente precisato i limiti dell’intervento regionale, dichiarando costituzionalmente illegittime alcune disposizioni che introducevano una disciplina eccedente le competenze regionali e, in particolare, termini rigidi per le diverse fasi del procedimento;
• la medesima pronuncia non esclude tuttavia la possibilità per le Regioni di organizzare i propri
servizi sanitari e di assicurare una sollecita presa in carico delle richieste, nel rispetto della necessità di svolgere tutti gli approfondimenti clinici, diagnostici ed etici necessari;
• ne consegue che le Regioni dispongono di uno spazio di intervento significativo per assicurare uniformità organizzativa, chiarezza delle responsabilità, accessibilità delle informazioni e assenza di ritardi ingiustificati, pur senza sostituirsi al legislatore statale;

RILEVATO CHE
• il Consiglio regionale del Veneto ha recentemente approvato una legge regionale in materia di suicidio medicalmente assistito, diventando la quarta Regione italiana, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, ad adottare una disciplina regionale sul tema;
• l’iniziativa del Veneto dimostra che, anche in presenza di differenti sensibilità politiche e culturali, una Regione può affrontare la materia nell’ambito delle proprie competenze, intervenendo
sull’organizzazione dei servizi sanitari e sulle modalità procedurali necessarie a garantire l’applicazione del quadro costituzionale e giurisprudenziale;
• l’esperienza delle Regioni che hanno già adottato una disciplina può rappresentare per la Lombardia un utile elemento di confronto, consentendo di individuare le soluzioni organizzative più appropriate e di recepire le indicazioni progressivamente fornite dalla Corte costituzionale;
• Regione Lombardia, per dimensioni della popolazione, articolazione territoriale e rilevanza del proprio Servizio sanitario regionale, non può rimanere estranea a tale confronto istituzionale;
• la proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, ha raccolto in Lombardia oltre 15.000 sottoscrizioni, a fronte delle 5.000 necessarie, evidenziando l’esistenza di una significativa richiesta di confronto pubblico e istituzionale sulla
materia;
• tale proposta è stata nuovamente posta all’attenzione delle istituzioni regionali dopo una precedente iniziativa popolare che nel 2024 non era stata ammessa all’esame del Consiglio regionale;

RILEVATO ALTRESÌ CHE
• recenti vicende verificatesi in Lombardia hanno evidenziato concretamente le difficoltà derivanti
dall’assenza di procedure regionali uniformi e dalla conseguente complessità dei percorsi di presa in carico;
• in particolare, il caso di Domenico Zuccarella, persona affetta da sclerosi multipla, ha evidenziato come una richiesta presentata nel novembre 2025 abbia richiesto molti mesi prima di giungere alla conclusione del percorso sanitario;
• la vicenda, conclusasi nell’agosto 2026 con l’attuazione della procedura all’interno del Servizio sanitario regionale lombardo, dimostra da un lato la possibilità concreta di organizzare il percorso nel sistema sanitario pubblico e, dall’altro, l’esigenza di evitare che l’assenza di procedure organizzative uniformi determini attese eccessivamente lunghe o la necessità di ricorrere alla
magistratura per ottenere la conclusione degli accertamenti;
• il caso richiamato non deve essere considerato come una questione individuale o ideologica, ma come un elemento di riflessione sull’organizzazione del Servizio sanitario regionale e sulla necessità di garantire a tutti i cittadini lombardi un percorso chiaro e omogeneo;

• RITENUTO CHE
• il principio di uguaglianza imponga di evitare che persone che si trovano in condizioni analoghe possano incontrare percorsi profondamente differenti a seconda della struttura sanitaria o del territorio di appartenenza;
• la mancanza di una disciplina nazionale non possa impedire alla Regione Lombardia di intervenire, per quanto di propria competenza, sull’organizzazione dei servizi sanitari e sulle modalità di presa in carico delle richieste;
• una disciplina regionale non debba stabilire nuovi requisiti di accesso al suicidio medicalmente assistito né modificare quelli già individuati dalla Corte costituzionale, ma debba garantire procedure uniformi, responsabilità definite, trasparenza, informazione e tempestività della presa in carico;
• la necessità di garantire tempi ragionevoli non debba tradursi nell’imposizione di termini rigidi e predeterminati per le valutazioni cliniche, che devono poter comprendere tutti gli approfondimenti necessari in relazione alla situazione individuale della persona;
• garantire una presa in carico tempestiva significhi soprattutto evitare ritardi ingiustificati, assicurando che la procedura sia svolta con la necessaria sollecitudine e in tempi compatibili con le condizioni cliniche della persona interessata;
• una disciplina regionale debba essere accompagnata da un ulteriore rafforzamento delle cure palliative, della terapia del dolore, dell’assistenza domiciliare e delle forme di sostegno psicologico, sociale e sanitario rivolte alle persone malate e alle loro famiglie;
• il tema debba essere affrontato con un approccio istituzionale, laico e rispettoso delle diverse convinzioni personali, garantendo contemporaneamente dignità della persona, libertà di autodeterminazione, tutela dei soggetti fragili e libertà di coscienza degli operatori sanitari;

TUTTO CIÒ PREMESSO E CONSIDERATO
IL CONSIGLIO COMUNALE DI MERATE
esprime il proprio sostegno a una disciplina regionale che, nel pieno rispetto delle competenze dello Stato e dei limiti stabiliti dalla Corte costituzionale, garantisca procedure sanitarie chiare, uniformi e tempi certi per la gestione delle richieste di assistenza al suicidio medicalmente assistito
e IMPEGNA il Sindaco e la Giunta comunale
1. a sollecitare formalmente Regione Lombardia affinché riprenda senza ulteriori rinvii un percorso legislativo e amministrativo volto a disciplinare, nell’ambito delle competenze regionali, gli aspetti organizzativi e procedurali relativi alla presa in carico e all’assistenza sanitaria delle persone che presentino richieste riconducibili alle fattispecie previste dall’ordinamento in materia di suicidio medicalmente assistito;
2. a chiedere al Presidente della Regione Lombardia e al Consiglio regionale di assumere una precisa responsabilità istituzionale e politica sul tema, valutando l’adozione di una disciplina regionale alla luce delle più recenti pronunce della Corte costituzionale e dell’esperienza maturata nelle Regioni
che hanno già adottato proprie normative;
3. a chiedere che la Regione Lombardia garantisca procedure uniformi, trasparenti e verificabili sull’intero territorio regionale, individuando con chiarezza strutture, organismi, competenze e responsabilità per la presa in carico e la valutazione delle richieste;
4. a chiedere che sia assicurata una presa in carico tempestiva, evitando ritardi ingiustificati e
garantendo che le diverse fasi del percorso siano svolte in tempi ragionevoli e compatibili con le condizioni cliniche della persona interessata, nel rispetto della necessità di effettuare tutti gli approfondimenti sanitari, diagnostici ed etici richiesti;
5. a chiedere che sia garantita un’informazione completa, accessibile e omogenea alle persone interessate e alle loro famiglie circa le procedure previste dall’ordinamento e circa tutte le
alternative assistenziali disponibili;
6. a chiedere che il Servizio sanitario regionale rafforzi contestualmente la rete delle cure palliative e della terapia del dolore, nonché le forme di assistenza domiciliare e di sostegno psicologico e
sociale, affinché ogni persona affetta da patologie gravi o irreversibili possa ricevere un’adeguata presa in carico;
7. a chiedere che siano garantite la libertà di coscienza e le tutele previste dall’ordinamento per il personale sanitario, assicurando nel contempo che le eventuali scelte individuali degli operatori non determinino l’impossibilità di avviare e concludere, presso il Servizio sanitario regionale, il percorso previsto dall’ordinamento;
8. a promuovere, per quanto di competenza del Comune di Merate, un confronto con le realtà sanitarie, sociali e associative del territorio, con particolare attenzione all’assistenza alle persone
affette da patologie gravi e irreversibili, alle cure palliative, alla terapia del dolore e al sostegno delle famiglie;
9. a trasmettere la presente mozione, una volta approvata, al Presidente della Regione Lombardia, al Presidente del Consiglio regionale della Lombardia, agli Assessori regionali competenti, alla
Commissione consiliare competente e ai Presidenti dei gruppi consiliari regionali, chiedendo di
tenere conto dell’indirizzo espresso dal Consiglio comunale di Merate, affinché a loro volta sollecitino il Parlamento tutto alla definizione di una normativa nazionale;
10. a rendere pubblica la risposta della Regione Lombardia e a riferire al Consiglio comunale sugli eventuali sviluppi dell’iniziativa.

CONCLUSIONE
Il Consiglio Comunale di Merate ritiene che, su una materia tanto delicata, non sia più sufficiente attendere.
La politica non deve decidere al posto delle persone, ma deve creare le condizioni affinché ogni cittadino possa affrontare le fasi più difficili della propria vita con dignità, assistenza, libertà di scelta e certezza delle procedure, nel rispetto della Costituzione, della legge e delle diverse convinzioni personali.
Il Consiglio Comunale di Merate ritiene pertanto che, dopo le iniziative già assunte da Toscana, Sardegna,
Emilia-Romagna e, da ultimo, Veneto, anche la Lombardia debba assumersi la responsabilità di affrontare il tema, utilizzando lo spazio di intervento che la Corte costituzionale ha riconosciuto alle Regioni e
operando rigorosamente entro i limiti delle proprie competenze.

I Consiglieri comunali
Massimo Panzeri – Paola Panzeri – Alfredo Casaletto