Lutto

E’ morto il dottor Maurizio Catagni, luminare dell’Ortopedia

Si è spento a 81 anni lo storico ortopedico lecchese, protagonista della crescita del Centro Ilizarov. Dal Manzoni alla Mangioni ha continuato a operare e visitare pazienti, diventando un punto di riferimento internazionale per la chirurgia ricostruttiva

E’ morto il dottor Maurizio Catagni, luminare dell’Ortopedia

La notizia della sua scomparsa ha colpito profondamente il mondo sanitario lecchese. È morto Maurizio Catagni, 81 anni, uno degli ortopedici che più hanno contribuito a far conoscere Lecco nel campo della chirurgia ricostruttiva. Un malore improvviso lo ha strappato alla vita nelle scorse ore, chiudendo una carriera lunga oltre mezzo secolo, vissuta tra corsie, sale operatorie, ricerca e insegnamento.

Il nome di Catagni è legato soprattutto alla storia del metodo Ilizarov, la particolare tecnica di fissazione esterna sviluppata dal medico sovietico Gavriil Ilizarov e arrivata anche a Lecco grazie alla vicenda dell’alpinista lecchese Carlo Mauri. Dopo aver conosciuto direttamente questa esperienza durante una delle sue spedizioni in Unione Sovietica, Mauri contribuì a far nascere anche in città l’interesse per una metodologia allora innovativa, destinata a cambiare il trattamento di numerose patologie ortopediche.

Lecco piange Maurizio Catagni, una vita per l’ortopedia

Catagni fu tra i medici che raccolsero quella sfida. Nel 1981 venne trattata la prima paziente con il metodo Ilizarov al Manzoni, dando inizio a un percorso che avrebbe portato l’ospedale lecchese a diventare un riferimento per pazienti provenienti anche da fuori provincia e dall’estero.

Per approfondire la tecnica, Catagni si recò direttamente a Kurgan, in Siberia, dove lavorava Ilizarov. Un’esperienza che avrebbe segnato la sua carriera e che gli permise di sviluppare una competenza destinata a renderlo conosciuto ben oltre i confini italiani. Negli anni successivi partecipò a congressi e corsi in numerosi Paesi, portando la propria esperienza in Europa, America e Asia.

La sua carriera all’interno dell’ospedale lecchese era iniziata molto prima: dopo la laurea, Catagni era entrato al Manzoni come assistente. Nel 1999 arrivò la nomina a direttore dell’Unità operativa di Ortopedia e Traumatologia, incarico mantenuto fino al 2010. Successivamente proseguì il proprio impegno professionale e accademico, assumendo anche il ruolo di professore alla Scuola di specializzazione in Ortopedia e Traumatologia dell’Università degli Studi di Milano.

Nel frattempo la sua attività nel campo della fissazione esterna aveva assunto una dimensione internazionale. Catagni fu tra i fondatori dell’ASAMI Italy, associazione dedicata allo studio e alla diffusione della metodica Ilizarov, e nel corso degli anni ricevette numerosi riconoscimenti da organizzazioni ortopediche straniere. Nel 2009 contribuì inoltre alla nascita della Società Italiana di Fissazione Esterna (SIFE), della quale fu anche presidente.

La sua competenza lo aveva portato a diventare un punto di riferimento anche per la comunità delle persone con acondroplasia, una condizione genetica che può comportare importanti problematiche scheletriche. A ricordarlo, con parole di particolare affetto, è anche AISAC, l’Associazione per l’Informazione e lo Studio dell’Acondroplasia: «Ci ha lasciato improvvisamente un importante ortopedico e amico della comunità delle persone con acondroplasia. AISAC è vicina alla famiglia e ai pazienti del Prof. Maurizio Catagni».

Un riconoscimento che restituisce anche la dimensione umana del suo lavoro: dietro la lunga attività scientifica e chirurgica c’era infatti il rapporto costruito negli anni con i pazienti e con le loro famiglie.

Per Catagni l’attività professionale non si è fermata con la conclusione dell’esperienza al Manzoni. Ha continuato a visitare e operare anche negli anni successivi, proseguendo il rapporto con i pazienti e con il mondo dell’ortopedia.

La sua figura rimane così legata a una stagione fondamentale della sanità lecchese, quando una tecnica conosciuta in Siberia grazie anche alla determinazione di Carlo Mauri trovò in città medici disposti a studiarla, svilupparla e trasformarla in una competenza riconosciuta a livello internazionale.