Il riconoscimento

E’ brianzolo il “pendolare da guinness” premiato da Trenord

L’arcorese Marco Viganò, 80 primavere sulle spalle ma ancora arzillo come un giovincello, il treno lo prende ogni giorno da settant’anni

E’ brianzolo il “pendolare da guinness” premiato da Trenord

E’ brianzolo il “pendolare da guinness” premiato da Trenord. “Eh beh, il treno è sempre il treno” recitavano il mitico Artemio (Renato Pozzetto nel film “Il ragazzo di Campagna”) e i suoi compaesani mentre si godevano il passaggio del convoglio seduti nei campi. Lui, però, quel treno lo prendeva davvero, ogni giorno. Dopo sette decenni, arriva il riconoscimento per uno dei viaggiatori più fedeli d’Italia, da Guinness dei Primati, che abita ad Arcore, in Brianza.

E’ brianzolo il “pendolare da guinness” premiato da Trenord

Una vita passata sui treni, a guardare il paesaggio da brianzolo fino a quello milanese, a tessere legami e conoscenze con il passeggero del sedile affianco.

L’arcorese Marco Viganò, 80 primavere sulle spalle ma ancora arzillo come un giovincello, il treno lo prende ogni giorno da settant’anni, da quando era un bambino e ogni mattina saliva sul convoglio per andare a scuola a Monza. Da allora il treno non è mai stato solo un mezzo di trasporto, ma una presenza costante, un compagno di viaggio.

A tal punto che la scorsa settimana la sua costanza, o meglio il suo amore smisurato è stato riconosciuto anche da Trenord. I vertici dell’azienda di trasporti, per l’occasione, ha donato all’arcorese una cravatta e dei libri, dedicandogli anche un’intervista che verrà pubblicata sul sito nei prossimi giorni.

Per Viganò, arcorese doc, come spiega Primamonza.it, da quando ha iniziato a lavorare, a 19 anni, quel rituale quotidiano si è trasformato in una routine che avrebbe scandito tutta la sua vita.

“Sono nato praticamente sul treno”

“Sono nato praticamente accanto alla ferrovia – ha spiegato il super pendolare – Da bambino giocavo vicino ai binari, quando il treno era qualcosa da guardare con curiosità e stupore”.

Con il tempo è diventato il filo che lo avrebbe legato a Milano, alla sua professione e alle persone incontrate lungo il percorso. Per decenni ha lavorato come commerciale nel settore della meccanica francese, occupandosi di vendita e manutenzioni sul territorio.

La sua vita professionale si è svolta sempre a Milano, in via Ippolito Nievo, dove ha costruito rapporti, clienti e una reputazione solida: «Ha continuato a lavorare fino a ottant’anni – ha proseguito il figlio Simone – Non ha mai pensato davvero di fermarsi».

La gioia dei suoi famigliari

A metà novembre ha smesso di prendere il treno ogni giorno. L’azienda per cui lavorava ha chiuso a fine dicembre, segnando la fine di un’epoca. Ma qualche vecchio cliente lo ha richiamato, e così Marco, ancora oggi, ogni tanto scende a Milano per incontrare chi è rimasto legato alla sua storia professionale. Quest’anno ci è andato una volta: forse capiterà ancora, ma ormai è diverso. E’ come se il viaggio fosse arrivato al capolinea.

“Sappiamo che il treno continuerà a prenderlo – ha sottolineato con convinzione il figlio – Su questo non c’è dubbio, per un motivo o per un altro non ci rinuncerà facilmente”.

Amicizie nate sul treno

In settant’anni sui treni Marco ha costruito qualcosa di raro: amicizie. Compagnie che si sono formate e trasformate nel tempo, generazioni diverse che si sono avvicendate nei vagoni. Ha iniziato con coetanei e oggi viaggia idealmente con persone più giovani di lui. Il treno, per Marco, non era solo un tragitto: era un momento di vita, uno spazio di relazioni. Guarda con un po’ di nostalgia il presente.

“Critica i tempi moderni – ha dichiarato Simone – La gente che in treno tiene sempre gli occhi sul telefono e non alza mai la testa. Alla fine lui ha sempre visto il treno come un luogo di socialità, dove vedere visi amici e nuovi. Conversazioni che potevano durare per viaggi interi o anche per qualche minuto, ma era davvero una parte integrante della sua vita”.

L’omaggio di Trenord

Trenord ha voluto omaggiarlo con un gesto simbolico: libri dedicati alle storie del treno, una cravatta delle Ferrovie e anche un toccante video. Piccoli segni per celebrare una vita trascorsa sui binari, tra Arcore e Milano, tra lavoro, amicizie e ricordi. Perché per Marco Viganò il treno non è mai stato solo un mezzo. È stato una fetta importante della sua vita.