Un’accoglienza calorosa a Casatenovo, per un ospite d’eccezione in un’occasione altrettanto eccezionale.
Delpini celebra il 40° del Santuario di Casatenovo
Nella serata di venerdì l’arcivescovo Mario Delpini ha celebrato la Messa al santuario della Madonna di Czestochowa in occasione dei 40 anni dalla consacrazione dell’edificio sacro. Ospiti d’onore non solo il numero uno della Curia milanese, ma anche il vescovo argentino Rubén Oscar Frassia e il rettore del seminario arcivescovile don Enrico Castagna. Inoltre, tra i casatesi presenti – accorsi numerosi data l’importanza dell’evento – figuravano anche il sindaco Filippo Galbiati, i consiglieri Gaetano Caldirola e Francesco Sironi, l’assessore Daniele Viganò, il luogotenente Christian Cucciniello, oltre a suore e i sacerdoti attivi sul territorio.
«Nel 1986, sotto gli auspici di don Franco Molteni, veniva finalmente consacrato il nuovo luogo di culto, che da allora affianca la vecchia chiesetta di San Mauro. Oggi, dunque, rendiamo grazie a Dio per averci dato la possibilità di intraprendere questo percorso – ha esordito il parroco don Massimo Santambrogio -Ovviamente, ci tengo a ringraziare anche l’arcivescovo per la cordialità e la disponibilità dimostrata».
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L’omelia di Delpini
Notevole l’omelia di Delpini, incentrata sulla figura evangelica di Zaccheo.
«Nella città di Gerico, una gigantesca folla era affluita per le strade con lo scopo di vedere Gesù: tra la moltitudine presente, egli scelse di incontrare proprio Zaccheo, capo dei pubblicani considerato peccatore dal popolo. Una decisione malvista dalle altre persone, pronte a giudicare e spettegolare senza ritegno. Perché mai Gesù avrebbe dovuto interloquire con una figura tutt’altro che esemplare? – si è chiesto l’alto prelato – In realtà Cristo è venuto a salvare chi era perduto. Zaccheo, infatti, ha potuto conoscere la gioia del suo messaggio, cambiando concretamente la sua vita. Proprio come il personaggio del Vangelo, ciascuno di noi è destinatario della parola di Dio, la fede verso il quale – però – deve rifuggire dall’individualismo. Al contrario, la chiamata del Signore deve spingerci a partecipare alla sua opera, contribuendo alla costruzione della Chiesa».
L’omelia, dunque, ha sottolineato l’importanza della dimensione comunitaria della fede cristiana, facendo riferimento alla stessa comunità di Campofiorenzo. «Le forme del santuario in cui mi trovo questa sera sono particolari, poiché evocano l’immagine della vela di una barca: un veliero sospinto dal vento di Dio, grazie al quale i navigatori possono attraversare le burrasche della storia».
Al termine della funzione religiosa, i fedeli si sono disposti lungo il sagrato, dove li attendeva un rinfresco: torte, crostate, pasticcini e bevande varie per concludere al meglio la serata. Emozionante il taglio del dolce preparato per l’anniversario del santuario, eseguito dall’arcivescovo Delpini in persona alla presenza dei parrocchiani.