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Assemblea annuale

Avis provinciale di Lecco: il Covid rallenta ma non fa crollare le donazioni

L’anno scorso Lecco non ha mancato di fornire il suo bel contributo di plasma iperimmune, donato da persone guarite dal Covid.

Avis provinciale di Lecco: il Covid rallenta ma non fa crollare le donazioni
Attualità Meratese, 19 Maggio 2021 ore 16:03

Non sono venuti meno i donatori, ma piuttosto l’opportunità di effettuare donazioni di sangue. Nei mesi più drammatici della pandemia, marzo e aprile 2020, con le sale operatorie ferme, convertite in terapie intensive Covid, le scorte di plasma, anche nell’ospedale di Lecco, erano quasi d’avanzo. Per questo l’attività dell’Avis provinciale Lecco ha chiuso lo scorso anno con un "rendimento" negativo del -5,4%: soltanto 26.753 donazioni contro le 28.300 del 2019. Un dato fisiologico in tempi di Coronavirus, che non preoccupa di per sé, ma serve a delineare un’annata difficoltosa e difficile.

Avis provinciale di Lecco: il Covid rallenta ma non fa crollare le donazioni

Il resoconto completo è stato presentato dal presidente Giorgio Grassi e dal vice Bruno Manzini, entrambi e con il resto del Direttivo in scadenza di mandato. L'assemblea, che si riunirà sabato 22 maggio 2021 sarà chiamata  anche a rinnovare il consiglio per i prossimi quatto anni.

"A fronte di un primo biennio molto attivo, in seguito abbiamo inevitabilmente risentito dell’emergenza sanitaria. La grande famiglia degli avisini, sempre pronti a donare, ma anche bisognosi di “affetto”, nell’impossibilità di riunirsi ha sofferto" ha detto Grassi, socio donatore dal 1967, tracciando un malinconico bilancio. "La difficoltà maggiore non è quella di trovare nuovi donatori, ma soci disposti a impegnarsi attivamente sul fronte dell’organizzazione e della gestione delle attività» ha sottolineato Manzini. Che poi, quello della carenza di nuove leve per garantire il turn over generazionale, è il problema di tutti i sodalizi. Seppure la nostra Avis provinciale (costituita da 18 gruppi comunali) conta 44,66 donatori ogni mille abitanti (in Lombardia sono 23,25 per mille, in Italia il 23,80 per mille) il che l’attesta ai vertici delle graduatorie nazionali e «testimonia la sensibilità dei lecchesi ai temi della donazione" come dice Grassi.

I donatori

In tutto a fine 2020 i donatori erano 14.771 (di cui 4.293 della sezione del capoluogo e 2.634 afferenti a Merate). L’anno prima erano poco più di 15mila: "La diminuzione dell’1,84% si deve esclusivamente alla scrematura delle liste: per Statuto chi non dona per due anni viene cancellato dal libro dei soci - ha ricordato Manzini - Lo scorso anno abbiamo però anche avuto 1.113 nuove adesioni. Attraverso il nostro sito sono pervenute 370 domande contro le 190 del 2019".

Le fasce d'età

La fascia di età più rappresentata è quella compresa tra i 46 e i 55 anni, in quella dai 18 ai 25 anni si registrano più iscrizioni femminili che maschili (poi le parti si invertono per cui solo un terzo del totale dei soci è donna). Nota critica: gli avisini lecchesi donano più sangue intero che plasma, ma questo non dipende certo da loro, quanto dal sottorganico di personale nei centri trasfusionali: per una donazione di sangue intero bastano 10 minuti contro i 60’ di una plasmaferesi. Tuttavia l’anno scorso Lecco non ha mancato di fornire il suo bel contributo di plasma iperimmune, donato da persone guarite dal Covid.

La battuta di arresto registrata nel marzo 2020 (a fronte delle solite 2000 mensili se ne sono fatte solo 97), si è subito recupera con aprile. Metà del sangue resta al Manzoni di Lecco, l’altra raggiunge gli ospedali milanesi, in particolare il San Raffaele.

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